Paesi da visitare nel 2026: i viaggi non saranno più “evasione”

C’è un modo di viaggiare che non serve a staccare, men che mai ad immortalare, ma a mettere a fuoco.
Non consola, non coccola, non anestetizza, non promette bellezza senza attrito.

È il viaggio che fai quando senti che il mondo sta cambiando più in fretta delle mappe, e vuoi esserci mentre succede; sarà più difficile parlarne nelle storie di Instagram, certo, ma sentirai in modo più forte di essere parte di un mondo che cambia.
Sono i viaggi che ti consiglio per l’anno che verrà.

Il 2026 sarà un anno spartiacque in molti paesi, alcuni dei quali molto vicini a noi.

Alcuni Paesi stanno vivendo gli ultimi istanti di una forma di sé, prima di trasformarsi sotto il peso della geopolitica, dei flussi, delle alleanze, dei capitali, delle guerre o di quelle cose messe per iscritto che qualcuno ancora chiama “accordi di pace”.

Georgia, un paese al punto di rottura

viaggio in georgia cose da sapere

La Georgia non è una destinazione emergente; il suo turismo è ormai leitmotiv in Europa e nei paesi CIS, con la sua essenza bi-fronte, con la sua duplice identità.

Ma è anche un paese che si trova ad un turning point politico.

È uno di quei Paesi che devi guardare adesso, perché tra due anni potrebbe essere altro: più autoritario, più europeo, più isolato, più instabile. 

Le proteste degli ultimi anni, la tensione costante tra spinta europeista e ritorno di logiche filorusse, rendono Tbilisi una città che pensa ad alta voce.

Viaggiare in Georgia nel 2026 significa osservare una società che sta scegliendo (o a cui viene imposto di scegliere) da che parte stare.
Le manifestazioni, le elezioni e il fervore politico degli ultimi mesi ci ha dato risposte interessanti, ma la Georgia è un paese con un flusso di pensiero attualmente così dinamico che un viaggiatore attento non potrebbe che tornarne stranamente elettrizzato.

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Moldavia, prima che diventi “qualcos’altro”

Chisinau, the capital city of the Republic of Moldova. Aerial view of Chisinau metropolitan central park, 2020

Chisinau, Moldova. Depositphoto

La Moldavia è già in trasformazione;
lo vedi nei voli diretti, nei branding turistici, nei simboli “nuovi” che raccontano una narrazione europeizzata, semplificata, vendibile alle nostre aspettative di viaggiatori dell’Ovest, con passaporto forte e poco tempo per vedere tutto.
Nel 2026 sarà probabilmente più accessibile, più raccontata, più instagrammabile. Sarà probabilmente la nazione rivelazione per il turismo europeo del 2026, e proprio per questo meno leggibile.

Andarci ora (o tornarci nei primi mesi del 2026) significa osservare il momento esatto in cui un Paese inizia a raccontarsi anche per gli altri, e non solo per sé. E attraverso questo racconto potrebbe trovare una nuova identità.

Il turismo come soft power politico, l’Europa come promessa, la Transnistria come rimosso ingombrante ma ancora utile e preziosa.

Io ti invito a scoprire una regione che non è “povera ma autentica”, ma fragile, preziosa, strategica. 

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Serbia, energia, contraddizioni, investimenti

belgrado cosa vedere

vista di Savamala dal parco Kalemegdan

Negli ultimi anni la Serbia è diventata un polo attrattivo per investimenti, startup, expat europei, soprattutto da Germania, Francia, Italia.

Secondo iniziative e numeri europei recenti, i Balcani occidentali (in primis Serbia e Albania) sono diventati un terreno di investimento sempre più “occidentale”: la Commissione UE ha lanciato un pacchetto da 6 miliardi di euro (2024–2027) per accelerare riforme e integrazione economica dell’area e, in parallelo, ha spinto accordi con il settore privato che, secondo Ursula von der Leyen, potrebbero sbloccare circa 4 miliardi di euro di nuovi investimenti nella regione.

Inoltre l’EBRD (banca multilaterale europea) ha investito oltre 20 miliardi di euro nei Balcani occidentali dagli anni ’90, segnalando una traiettoria strutturale di capitali e progetti verso paesi come Serbia e Albania.

Dunque,  mentre la comunicazione finge che il mondo economico ruoti solo intorno ai nostri 3 noiosissimi punti fermi (Germania, UK, Francia), c’è un’economia ad Est che cresce e dove investe chi guarda oltre.

A Belgrado convivono memoria irrisolta, ambiguità geopolitica, vitalità culturale, rabbia e creatività.
È una città che non si è pacificata, e forse proprio per questo è così viva.

Viaggiare in Serbia, dai caffè di Novi Sad ai boulevard di Belgrado, nel 2026 significa scoprire una realtà in cui le strade si riempiono di giovani, dissenso e dibattito collettivo.

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Bosnia, il futuro che nasce dalle fratture

Bosnia - pasei belli d_europa - Mostar

 

Sarajevo è una cicatrice che respira, ed è bellissima anche per questo.

Visitare la Bosnia nel 2026 significa entrare in uno spazio europeo che porta ancora impressi, senza filtri, gli effetti a lungo termine della guerra, della frammentazione identitaria e della pace imposta dall’alto.

Sarajevo, Mostar, Banja Luka non sono semplicemente città “ricostruite”: sono luoghi in cui convivono memorie inconciliate, religioni che si toccano senza fondersi, e una generazione nata dopo il conflitto che cresce dentro un sistema politico bloccato, etnicizzato, fragile.

La Bosnia è una lezione viva su cosa succede quando l’Europa sceglie di fermare una guerra senza risolverne le cause profonde.

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Lituania, il confine silenzioso

palazzo art nouveau riga lettonia

palazzo art nouveau, Riga.

Vilnius è una capitale che vive costantemente sul bordo della storia: abbastanza lontana da sembrare periferica, abbastanza vicina da sentire ogni vibrazione geopolitica dell’Est europeo.
Ricordarsi che è un avamposto della linea baltica ci aiuta a visitarla con la tranquillità con cui si percorre un paese sicuro, e la consapevolezza che la sicurezza va costruita anche con strategie militari. Ne sono felice? No.
Ma è così.

Visitare la Lituania nel 2026 significa osservare come un Paese piccolo abbia costruito una propria identità nazionale fondata sulla vigilanza, sulla cultura civica e su una relazione molto concreta, non idealizzata, con l’Europa.

Vilnius è un laboratorio politico dove il passato sovietico, la minaccia russa e l’appartenenza all’UE convivono in modo teso ma consapevole.

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Polonia, cerniera d’Europa

Varsavia

La Polonia non è solo un paese da visitare: è un nodo strategico della politica europea contemporanea.

Tra Varsavia, Cracovia e le città dell’est, si percepisce chiaramente il ruolo che il paese ha assunto negli ultimi anni come cerniera tra Europa occidentale e fronte orientale.

La Polonia è stata ed è uno dei principali punti di accoglienza per i rifugiati ucraini, ma anche un attore politico sempre più influente nei rapporti con la NATO e l’Unione Europea.

Viaggiarla oggi significa confrontarsi con le tensioni tra conservatorismo e modernità, tra memoria storica e nuove generazioni, tra paura e responsabilità geopolitica.

Nel 2026, mentre l’assetto europeo continua a ridefinirsi, la Polonia è uno dei luoghi in cui il futuro dell’Europa si sta già giocando.

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Albania + Macedonia del Nord

viaggio in Albania_Porto Palermo

Porto Palermo, castello Ali Pasha – Albania

Le metto insieme, perché la leggenda narra che si odino. E io sono sadica (spaccio un articolo di viaggio per parlarvi di politica europea, lo avete già capito). E poi perché credo che quando due regioni diventano parte uno stesso itinerario di viaggio, un modo per starsi simpatiche lo trovano.
Le metto insieme perché una l’ho visitata tante volte (Albania), l’altra è nella mia lista della prossima primavera.

L’Albania è diventata, più velocemente negli ultimi anni, un paese legato all’Italia, un tempo per vicinanza geografica e dinamiche di diaspore e accoglienza.
Oggi, per via degli abili lavori di giocoleria ed equilibrismo politico che a tratti – brevi ma dolorosi – mi fanno provare stima per Giorgia Meloni, la mia esatta nemesi.

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Kirghizistan, puoi ancora orientare il cambiamento

ragazzi nomadi kirghizi

Kirghizistan, Kazakistan, Uzbekistan.
Paesi che oggi attirano chi cerca “l’altrove”.

Il mio consiglio è semplice e scomodo: se non sei disposta a rinunciare a comfort, aspettative occidentali, e centralità, lasciate perdere.

Il turismo qui può essere devastante se portato senza consapevolezza. Non sono luoghi da colonizzare con storytelling o filtri caldi, ma territori che hanno bisogno di tempo, ascolto, e di viaggiatori disposti a non essere al centro.

Ti consiglio di andare a Bishkek ed essere felice di non trovarla “bella” in senso conforme ai nostri standard, perché vuol dire che la nostra estetica non ha ancora travolto quel pezzo di mondo.
Ti auguro di trovarti in una yurta vera, ma sotto tre notti di pioggia, e sentire nonostante il freddo, l’acqua sulle lenzuola e la polvere nei capelli, che quello sarà per sempre uno dei momenti più intensi della tua vita.

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Ucraina, un augurio, non una destinazione

Chiudo con l’Ucraina. Non come consiglio, ma come desiderio, che per me è diventato più intenso da quando ho annullato il mio volo per Lviv all’inizio del 2022.

Che il 2026 sia l’anno in cui si potrà entrare senza contare i giorni tra un bombardamento e l’altro.
Non per fotografare le rovine, ma per capire come resiste una società che è stata sotto le bombe nel cuore dell’Europa democratica.

Spero di poter visitare l’ucraina per parlare con persone che hanno trovato il tempo e l’energia di manifestare anche quando hanno avuto cose più importanti cui pensare, tipo sopravvivere.
Spero di poter andare in Ucraina perché sono stanca di sentir parlare di Ucraina, senza che nessuno faccia parlare l’Ucraina e gli ucraini.

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