Georgia nell’UE: le sfide di un paese bifronte

A dicembre 2023 la Georgia ha ottenuto lo status di candidato all’adesione UE dal Consiglio Europeo, dopo aver ottenuto lo status a giugno 23 dalla Commissione; 

[differenza tra Consiglio e Commissione europea, al volo: il primo decide le linee guida dell’UE ed è composto dai suoi capi di stato, il secondo emana le leggi in base (anche) a quando stabilito dal primo].

La Georgia non è il solo stato che percorre l’iter di ingresso, con le sue liste di attesa molto lunghe, ma fa parte di quegli stati che negli ultimi due anni hanno vissuto un’accelerazione del processo per questioni legate alla politica internazionale.  

 

Gli Stati UE (quasi tutti, 24 su 27) sono parte della NATO, che è un’alleanza militare basata su un assunto: 

se uno solo viene invaso, gli altri intervengono, laddove tra “gli altri” ci sono in prima linea gli USA, che su un piano militare strategico non saranno delle cime, ma su un piano di arsenale militare sono i più potenti al mondo. 

Non c’è da dubitare che l’enzima catalizzatore del processo in genere molto più lungo di avvicinamento e accettazione all’UE della Georgia sia stata l’offensiva  russa in Ucraina

la Georgia confina con la Russia e non confina con nessuno stato europeo; ha al suo interno due regioni separatiste (Ossezia e Abkhazia)  la cui scissione è appoggiata dalla Russia proprio come accadeva in Crimea, Donbass e Donetsk, che di fatto sono stati la scusa ufficiale dell'”Operazione Militare Speciale” di Putin in Ucraina;

data la somiglianza della situazione interna rispetto all’Ucraina, molti  georgiani temono di essere i prossimi della lista nelle mire di Putin. 

Sensazione ormai sempre più diffusa anche in altri stati, come Estonia, Lituania e Lettonia. E anche la Polonia. Ma su quanto la paura dell’invasione russa sia una paura realistica o una nevrosi geopolitica, magari nel parliamo in un altro articolo. 

cose da fare e da vedere a Tbilisi

Cosa dovrà fare la Georgia per entrare nell'UE?

Al momento la Georgia ha raggiunto il 43% del livello di conformità ai requisiti di ingresso nell’UE; per aumentare il punteggio, deve raggiungere ulteriori condizioni, tra cui

  • migliorare i processi democratici (maggiori consultazioni elettorali, minore polarizzazione tra partiti), 
  • migliorare il senso di fiducia dei cittadini nella classe politica,
  • miglioramento crescita economica, 
  • lotta alla corruzione (ancora un bel problema nella classe amministrativa georgiana)
  • riforme nel sistema giudiziario 

Ed è qui che iniziamo ad analizzare i paradossi di questo processo di adesione, non tanto per l’UE ma per le dinamiche identitarie Georgiane. 

Il paradosso economico

Si entra nell’UE soprattutto per questioni economiche e poi, come in questo caso, di difesa “simbolica”, considerando che l’Europa non ha un suo esercito.
Ma in cambio, uno stato deve dare e garantire molto, in primis una certa stabilità nella crescita, e questo non è purtroppo al momento il punto forte dello stato Georgiano. 

Al netto del poco, anzi pochissimo appeal economico che la Georgia rappresenta, (la Georgia sarebbe “un peso” economico per l’UE, il suo prodotto interno lordo è la metà di quello della Bulgaria, il paese più povero dell’UE), si aggiunge il paradosso per cui al momento, una fetta importantissima del PIL georgiano arriva proprio dai rapporti commerciali con la Russia, aumentati notevolmente dal 2021 in poi. 

Dal 2022, il volume di import-export tra Georgia e Russia è aumentato del 79%; il commercio tocca i beni più disparati, in primis il gas. Il parametro imposto dall’UE della così detta “de-oligarchizzazione” della Georgia, potrebbe essere un problema per le casse dello stato. 

Il paradosso geografico

Le Georgia non confina con nessuno stato europeo, ma in larga parte con la Russia e poi con Turchia, Armenia e Azerbaijan. 
Per quanto la prossimità territoriale non sia un parametro di ingresso nell’UE, è di certo un fattore importante su un piano strategico e, cosa (per me) più importante, identitario. 

Il paradosso sociale

Come detto, buona parte dell’economia – fragile – della Georgia è attualmente legata ai rapporti con la Russia, che ha sanzioni economiche (leggi, una forma di embargo) da buona parte dei paesi Europei.

 In tutto questo, rapporti interni dicono che oltre l’80% dei georgiani vorrebbe unirsi all’UE o comunque rafforzare i rapporti commerciali con essa e le politiche troppo influenzate dal fronte russo hanno recentemente causato manifestazioni di piazza anche molto accese. 

C’è inoltre una sempre troppo forte discrepanza tra il potere politico georgiano e il diritto a manifestare dei cittadini; i georgiani, quando manifestano, lo fanno con presidi permanenti in luoghi pubblici più che con le nostre “marce”. Recentemente c’è stato un tentativo di disegno di legge, poi bloccato, che imponeva leggi severe per gli accampamenti abusivi temporanei, che in pratica, in Georgia, vuol dire impedire le manifestazioni di piazza. 

Oltre l'economia; i rischi di identità

La Georgia, per crescere, non deve perdere se stessa; per non perdere se stessa, non può indietreggiare di un passo sulla sua identità. 

La Georgia ha radici storiche caratterizzate da fortissimi retaggi orientali e occidentali; La sua capitale, della quale ti ho parlato meglio in un articolo dedicato a Tbilisi,  è dimostrazione di impatto di questa reale multipolarità, che è anche la ricchezza maggiore per la Georgia. 

Si sente il suo respiro post sovietico, ma anche Persiano, Bizantino, Arabo, Mongolo, Ottomano e Russo Imperiale. 

Il suo processo verso l’UE, può diventare un impoverente processo di “europeizzazione”, e sarebbe una disfatta culturale. 
Oppure può essere un processo di assertiva scelta della propria identità sociale, dopo anni di influenze e dominazioni; e sarebbe un successo per la Georgia, che potrebbe dare anche un nuovo senso alla stessa Unione Europea (che il suo senso, ultimamente, lo sta perdendo). 

2 Comments

  • Elena Garella

    Ho riflettuto sui punti del tuo articolo e, da occidentale, ho pensati: unirsi alla UE ha asdunto il significato di liberta’. E’ triste constatare come la maggior parte delle “democrature” o di dittature siano a Oriente e in Africa. Tutto il mondo rischia di perdere aspetti di molte affascinanti culture.

    • Sabrina - In My Suitcase

      Quello che temo è che molti stati vogliano entrare nell’UE per una questione di sicurezza, e di economia. Che di per sé sono cose giuste e sensatissime, se la contropartita non è l’identità. Sì, il mercato globale ha già appiattito tutto di troppo, e i blocchi polarizzati possono essere la livella definitiva. Ma spero non sia realmente così.

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