Turismo e (de)costruzione identitaria in Moldavia

Sul primo volo diretto da Bari a Chișinău, a fine ottobre 2025, la forbice tra turisti e viaggiatori mossi da altre necessità pende ancora verso i secondi.

Accanto a me, una signora russa va a trovare per la prima volta dei familiari: «Finalmente non devo più fare scalo a Bucarest e spendere una fortuna», mi dice sorridendo.

Dietro, una donna moldava, che vive in Italia da 24 anni, torna nel suo Paese dopo dieci. «Prima era impossibile, dovevo passare per la Romania e pagare più di 400 euro.»

Poco più in là, un gruppo di ragazze ucraine, attiviste e rifugiate in Puglia, rientra verso le città di confine, atterrando a Chișinău per poi proseguire su uno dei tanti minibus diretti oltre la frontiera.

Su questi nuovi voli diretti dall’Italia verso la Moldavia viaggiano più identità che valigie:
da un lato, la privilegiata della generazione Schengen, con il passaporto forte e la curiosità che TikToker e Instagrammer faranno aumentare moltissimo nei prossimi anni. 

Dall’altro, le storie di un’umanità preziosa e invisibile di lavoratori non UE, di nuove diaspore e di attivisti in transito.

Sono queste traiettorie parallele, privilegio e sopravvivenza, turismo e migrazione, a incontrarsi oggi nei cieli e negli aeroporti dell’Est.

Ed è il caso, forse, che inizino a guardarsi negli occhi.

Alcuni dati

cosa vedere a chisinau ©sabrinabarbante

Secondo L’Ufficio Nazionale di Statistica della Repubblica di Moldova, gli ingressi in Moldavia hanno avuto un incremento del 55,1% dal 2023 al 2024 (fonte EU Tourism Platform).

A partire dal 2024, i principali paesi di provenienza turistica in entrata in Moldavia sono Romania, Italia, Germania e Bulgaria, che insieme rappresentano l’82,9% degli arrivi totali.

In particolare, si è registrata una forte crescita dai paesi europei al di fuori della regione CSI, organizzazione degli ex stati membri URSS.

Il turismo sta diventando, di fatto, il nuovo linguaggio politico della Moldavia.

Dopo la rielezione di Maia Sandu, decodificabile come nuovo passo di avvicinamento all’Unione Europea, la narrativa nazionale si sta spostando: da “ex repubblica sovietica” a “nuova frontiera europea”.

Un’operazione che passa anche attraverso l’immagine del Paese costruita per chi arriva e riparte, ma anche per chi resta.

Il fascino delle dicotomie

cattedrale natività chisinau

Camminando nel centro di Chișinău si coglie subito la stratificazione identitaria della capitale: 

architetture brutaliste e moderniste che si alternano a chioschetti di caffetterie di franchising francese, stradine intitolate a personaggi nazionali scomparsi di recente, come il compositore Eugen Doga, e monumenti dedicati agli antichi eroi medievali, come il condottiero imbattuto Ștefan cel Mare.

È una città che sta tentando di definire la propria immagine pubblica, oscillando tra l’eredità più antica e il desiderio di essere riconosciuta dallo sguardo europeo per la sua scelta identitaria più recente.

In questo processo, l’estetica urbana si adegua alle aspettative del turismo europeo.

L'albero della vita: da logo a simbolo di un paese

Emblematica, in questo senso, è la diffusione del nuovo simbolo nazionale: l’Albero della Vita.

Nato come progetto grafico dell’Ente Nazionale del Turismo Moldavo, viene presentato come simbolo identitario nazionale.

Racchiude i pilastri narrativi del turismo contemporaneo –  accoglienza, vino, gastronomia, tradizioni – cioè gli stessi elementi su cui si fonda l’aspettativa turistica nata nell’Europa dell’Ovest degli ultimi settant’anni.

Al tempo stesso, il paese tende a distanziarsi da un altro tipo di flusso,  quello verso la Transnistria, che per anni è stato venduto come curiosità “esotica” dell’Est post-sovietico.

VIa tasti piano chisinau

Dal turismo sovietico a quello europeo

Parco Valea Morilor​ ©sabrinabarbante

Oggi questa narrazione e questa tappa diventa scomoda: la regione separatista è troppo vicina, per geografia e destino, al precedente del Donbas, e in una fase in cui la Moldavia punta a consolidare la propria stabilità e il percorso di avvicinamento all’Unione Europea, il turismo legato a un territorio potenzialmente esplosivo rischia di essere percepito come un freno, non più come un’attrazione.

A sud del centro città, il Parco Valea Morilor racconta meglio di qualsiasi discorso politico che cosa significhi per la Moldavia “avvicinarsi all’Europa”.

Sorto negli anni Cinquanta, in epoca sovietica, e rimasto per decenni in stato di abbandono, è stato oggetto di un progetto di recupero ambizioso finanziato in larga parte da fondi europei per la riqualificazione urbana.

Proprio di recente, la Commissione Europea ha annunciato un nuovo pacchetto di 18,9 milioni di euro per sostenere la Moldavia (fonte Federcamere) e favorirne l’integrazione nei mercati europei, rivolgendosi anche alle imprese del continente per incentivare investimenti nei settori alimentare, energetico e digitale.

Europa come investitore e ostacolo

visitare tiraspol ©sabrinabarbante

La Moldavia è così diventata, agli occhi di Bruxelles, una nuova frontiera economica e, agli occhi dei suoi cittadini, la promessa di un futuro in cui l’appartenenza all’Europa non sia più soltanto simbolica ma anche materiale.

Eppure, dietro ogni progetto di restauro e recupero, c’è anche la consapevolezza di una dipendenza: l’Europa come principale investitore e al tempo stesso come orizzonte identitario.

La Moldavia sta costruendo, con il turismo, un racconto di sé che è anche economico – perché i fondi e i visitatori europei rappresentano una forma di sostegno concreto al PIL nazionale – ma soprattutto politico.

Nella capitale moldava oggi si respira una tensione dinamica e magnetica, tra Europa e tradizioni dell’Est. 

Si affida all’Europa per crescere, ma vuole capire come restare sé stessa dentro quell’abbraccio. 

In questa tensione tra appartenenza e autonomia, tra desiderio e necessità, si gioca il destino di un piccolo Paese che è molto di più di ottimo vino e nostalgia sovietica. 

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