La Moldavia esce dall’area CIS (e noi viaggiatori abbiamo un ruolo)

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Se crediamo che il turismo possa avere impatto solo sui costi della vita, sulla sostenibilità ambientale, sul commercio e sulla gentrificazione, sbagliamo.
Il turismo è un comparto che impatta, anche e non poco, la geopolitica.

Ad esempio, la nuova narrazione territoriale moldava, sempre più aperta ai flussi turistici europei, ha impattato su una scelta politica che possiamo definire storica, cioè uscire dalla così detta area CIS, Comunità degli Stati Indipendenti, uno degli ultimi legami formali rimasti con lo spazio post-sovietico.

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Una decisione complessa e un percorso lento e graduale

Chisinau, Moldova – July 17, 2019: Political matryoshka dolls on a small flea outdoor market in central part of Chisinau city

Non è una rottura improvvisa, ma la formalizzazione di un processo già in corso da anni.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, Chisinau aveva progressivamente smesso di partecipare alle attività dell’organizzazione, riducendone il ruolo a una presenza puramente nominale.

L’uscita ufficiale segna quindi un passaggio simbolico più che operativo: la Moldavia prende atto di una distanza già esistente e decide di renderla definitiva.

Cosa sono i paesi CIS

piccolo principe chisinau ©sabrinabarbante

piccolo principe chisinau ©sabrinabarbante

La così detta area CIS, comunità degli stati indipendenti, nasce nel 1991, nel momento in cui l’Unione Sovietica si dissolve.
È un tentativo di mantenere una forma di cooperazione tra alcune delle ex repubbliche sovietiche, soprattutto sul piano economico, politico e militare.
Per molti stati, iper dipendenti dalle rimesse russe, come Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, la sua esistenza ha ancora senso.

più che un’unione strutturata, è stata a lungo uno spazio di transizione, una zona grigia tra ciò che era stato e ciò che non era ancora diventato.

Nel tempo, molti dei suoi membri hanno preso strade diverse, oscillando tra integrazione con la Russia e apertura verso l’Europa.

La decisione di Chisinau

Maia Sandu – DepositPhoto

L’uscita della Moldavia si inserisce proprio in questo movimento.
Negli ultimi anni, il Paese ha progressivamente riallineato le proprie istituzioni e la propria politica estera verso l’Unione Europea (ne ho parlato anche qui), ottenendo lo status di paese candidato nel 2022.

Parallelamente, il parlamento moldavo ha avviato una revisione sistematica degli accordi firmati nell’ambito della CIS, riducendone l’impatto concreto e, soprattutto, denunciandone la venuta meno degli accordi fondativi, che prevedevano anche il rispetto dell’integrità territoriale, del tutto saltata dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina.

La decisione di uscire non è quindi un gesto isolato, ma l’esito di un processo politico interno preciso: una maggioranza parlamentare favorevole all’integrazione europea, una crescente diffidenza verso le strutture legate a Mosca e la volontà di ridefinire il posizionamento internazionale del Paese, anche come meta adatta alla scoperta da parte dell’Europa dell’Ovest.

La complessità di una scelta, nella nuova costruzione identitaria

cosa vedere a chisinau ©sabrinabarbante

cosa vedere a chisinau ©sabrinabarbante

Come spesso accade in questa parte d’Europa, le scelte formali non esauriscono la complessità reale.

Uscire dalla CIS significa prendere le distanze da un sistema, ma non significa necessariamente uscire dalla sua storia, né dalle sue tensioni. La Moldavia resta un Paese attraversato da equilibri fragili, tra spinte europee e influenze russe, tra centro e periferie, tra presente e memoria.

Più che una rottura definitiva, questa decisione racconta una direzione.

E, forse, la volontà, ancora in costruzione, di non appartenere più a uno spazio che, nel frattempo, è cambiato tanto quanto chi ne faceva parte.

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