Mentre guardiamo il mondo per come lo conoscevamo cambiare, giorno dopo giorno, e modellarsi sotto i pesi della geopolitica, e di certo non nella direzione sperata, c’è una riflessione che possiamo fare.
In particolare, ogni volta che ci sentiamo “impotenti” come cittadini, prima che come semplici consumatori di vari mercati, tra cui quello del turismo.
La politica delle influenze internazionali non passa solo dalle crisi diplomatiche, dalle guerre e dalle invasioni più o meno dichiarate;
passa anche e soprattutto dalle contaminazioni culturali che attraversano anche i nostri spostamenti.
E se quando viaggiamo, osserviamo non solo i monumenti e i locali alla moda, ma anche la parte meno estetica da condividere, se parliamo non solo con la donna in abito tipico nelle riserve per turisti ma anche ai giovani in jeans, con il cellulare in mano, possiamo capire meglio le forme di soft power geopolitico già in atto da tempo in ogni territorio.
Di cui siamo in parte autrici.
Il soft power dei Patrimoni Unesco
I patrimoni UNESCO nascono con un obiettivo dichiarato chiaro e legittimo: tutelare beni culturali e naturali considerandoli di valore universale, sottraendoli alla distruzione, all’oblio o allo sfruttamento indiscriminato.
L’UNESCO è un’ente delle Nazioni Unite, con sede a Parigi.
Per Paesi con PIL e risorse limitate per la tutela dei beni culturali, avere beni materiali o immateriali nell’elenco UNESCO vuol dire
- avere più fondi per la manutenzione e tutela di questi beni
- avere flussi turistici interessati ai beni UNESCO, parte dei nostri codici estetici.
L’Italia è membro del consiglio dell’UNESCO ininterrottamente da 20 anni (forte anche dei suoi 61 patrimoni riconosciuti).
Questo ruolo dà enorme soft power al nostro paese.
Altro dato politicamente rilevante:
Negli ultimi 30 anni, molti paesi CIS, cioè i paesi derivanti dalla frammentazione post sovietica, hanno visto i propri centri storici, siti naturali e luoghi simbolici entrare nei patrimoni UNESCO ben prima di essere ufficialmente integrati nei sistemi politici ed economici occidentali (buona parte dei paesi CIS sono entrati nell’UE solo nel 2004).
Per creare aree di collaborazione e influenza o, come preferisco leggerle, aree di contaminazione con l’Europa dell’Ovest, si è passati dai canoni di turismo, arte e cultura (e denaro annesso, ovviamente) ben prima dell’integrazione istituzionale.
Asia Centrale: tra Turchia e Russia... ci siamo noi
Parliamo dei paesi dell’Area STAN (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan), verso i quali noi viaggiatori dell’Ovest maturiamo un crescente interesse.
Quando arriviamo in questi paesi, restiamo estasiati e non ci facciamo neanche caso (o sì?) al fatto che prima di noi, quelle stesse aree erano già di interesse turistico e culturale costante per persone di Russia e Cina.
Il nostro impero ci è solo appena arrivato.
Nel mio viaggio nel Kirghizistan nord orientale, ad esempio, ho scoperto che
- la Russia mantiene un soft power linguistico molto forte.
Il russo è ancora lingua insegnata nelle scuole, insieme al Kirghiso.
Questo comporta che moltissime persone, in età lavorativa, emigrino in Russia e da lì derivano enormi rimesse, ancora base del PIL nazionale. - Ma attenzione, perché oggi moltissimi giovani tornano o non partono, grazie al denaro che arriva dal nuovo interesse turistico di noi dell’Ovest. Oltre al russo, arriva dunque l’Inglese, lingua veicolare nella nostra area di influenza.
- Ma se studiare in Europa ha ancora un costo eccessivo per lo stipendio medio locale, non lo è… studiare in Turchia.
E qui entra l’azione di Erdogan, che da anni finanzia università private prestigiose in Kirghizistan, cui è possibile accedere con importanti borse di studio, a patto che si parli il turco.
Moldavia: da terra più povera d'Europa a cultura contesa
Secondo L’Ufficio Nazionale di Statistica della Repubblica di Moldova, gli ingressi turistici in Moldavia hanno avuto un incremento del 55,1% dal 2023 al 2024 (fonte EU Tourism Platform).
A partire dal 2024, i principali paesi di provenienza turistica in entrata in Moldavia sono Romania, Italia, Germania e Bulgaria, che insieme rappresentano l’82,9% degli arrivi totali.
In particolare, si è registrata una forte crescita dai paesi europei al di fuori della regione CSI.
Il turismo sta diventando, di fatto, il nuovo linguaggio politico della Moldavia.
Dopo la rielezione di Maia Sandu, decodificabile come nuovo passo di avvicinamento all’Unione Europea, la narrativa nazionale si sta spostando: da “ex repubblica sovietica” a “nuova frontiera europea”.
Un’operazione che passa anche attraverso l’immagine del Paese costruita per chi arriva e riparte, ma anche per chi resta.
Della rinascita economica e ricostruzione (e decostruzione) identitaria della Moldavia ne ho parlato meglio in questo articolo.
In Georgia, stiamo spostando aghi della bilancia
Negli ultimi anni la Georgia è diventata uno dei casi più emblematici delle tensioni geopolitiche contemporanee nello spazio post-sovietico.
A dicembre 2023 ha ottenuto lo status di paese candidato all’adesione all’Unione Europea.
La Georgia confina con la Russia, ospita due regioni separatiste sostenute da Mosca e ha già vissuto un’invasione militare nel 2008.
L’ingresso nell’UE rappresenta per molti georgiani una forma di protezione simbolica ed economica, anche perché l’Unione è un potente attrattore di fondi per lo sviluppo.
Tuttavia, il percorso è costellato di paradossi, e ne parlo meglio in questo articolo.
Sul piano economico, invece:
- una parte significativa dell’economia georgiana dipende proprio dai rapporti commerciali con la Russia. E cosa sta cambiando velocemente l’ago di questa bilancia?
Sì, proprio i flussi turistici dell’Ovest, facilitati da tratte aeree dirette non solo verso la capitale ma anche verso città più piccole ma rilevanti come Kutaisi.E il fatto che dal 2007 ci sono 15 nuovi siti georgiani candidati ad entrare tra i patrimoni UNESCO rientra in questo gioco.
Il 2007 fu un anno nero di manifestazioni di piazza antigovernative, con il sospetto mai confermato di ingerenze Russe per destabilizzare il Paese. Nel 2008, ci fu l’invasione russa della regione georgiana dell’Ossezia del Sud.
- una parte significativa dell’economia georgiana dipende proprio dai rapporti commerciali con la Russia. E cosa sta cambiando velocemente l’ago di questa bilancia?
Possiamo permetterci di continuare a pensarlo al viaggio come una neutra scelta di consumo?
Ogni volta che scegliamo dove andare, cosa guardare, cosa fotografare e cosa raccontare, stiamo già partecipando a una rete di influenze che ci precede e ci supera.
Non per questo dobbiamo smettere di viaggiare, né rinunciare al piacere dello spostamento; ma possiamo iniziare a farlo con uno sguardo più consapevole, capace di tenere insieme bellezza e complessità.
In un mondo in cui il potere si esercita urlando con armi e minacce, esiste ancora un sistema di influenze e contaminazioni che passa da scuole, lingue, borse di studio, patrimoni culturali e narrazioni turistiche.
Ed è qui che anche il tuo prossimo viaggio diventa una forma di alfabetizzazione politica.

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