La scrittura SEO, cioè la scrittura ottimizzata per portare traffico dai motori di ricerca, lo sappiamo, sta vivendo dei cambiamenti.
Questi cambiamenti sono legati
- alle nuove abitudini di ricerca di informazioni dei nostri utenti (cioè dalle piattaforme di infotainment e IA)
- alla nuova struttura della SERP, che adesso prevede l’AI overview per oltre il 75% delle query e ha inserito i contenuti social nei risultati (a mio parere, scelta pessima che non durerà a lungo)
- alla crescente difficoltà degli utenti a distinguere contenuti/risposte affidabili da contenuti generici, replicati o generati in serie.
Tutto questo e molto altro è ben riassunto nel webinar LA NUOVA SEO, in cui ti spiego tutti i cambiamenti più importanti, in un’ora.
Sappiamo che la SEO non è morta, anzi, per noi che lavoriamo sul long form come tipologia di contenuto, la SEO non è mai stata così viva e utile, proprio per portarci il tipo di lettori e lettrici che desideriamo, ma, devo dirlo chiaramente:
Se stai ancora usando la SEO per portare più traffico, stai usando uno strumento del 2015, nel 2026.
E, di fatto, chi dice che “la SEO è morta” o non funziona più, è perché continua a valutare il successo del suo blog principalmente sui numeri di views delle ricerche generiche e informazionali.
Invece, oggi, il successo editoriale di un blog va valutato su:
- Quanto traffico qualitativo arriva (laddove per qualitativo vuol dire realmente in linea con le informazioni profonde che dai)
- Quanto traffico disposto a convertire arriva (che si iscrive alla tua newsletter, che continua a seguirti, che acquista i tuoi prdotti o servizi)
Cosa è davvero cambiato
Nel 2025, le dichiarazioni di Salvatore Aranzulla in merito alle perdite importanti di traffico e inserzioni e fatturato del suo famosissimo blog, hanno fatto prevedere il peggio per tutti i pesci più piccoli, senza sapere che sono invece proprio i pesci piccoli del blogging a poter trarre il meglio da questo cambiamento di paradigma.
Il blog di Aranzulla è infatti diventato un’azienda da 8 milioni annui di fatturato grazie alle ricerche informazionali semplici, in ogni possibile ambito.
Dal “Ricetta dell’uovo al tegamino” al “come costruire un sito in worpress”, passando dal “come pulire la friggitrice ad aria”, quel blog e quel tipo di blog rispondeva, con articoli lunghi e molte parentesi fastidiose, a tutto ciò cui oggi risponde l’IA, dai chatbot all’AI overview.
La SGE ha assorbito le query ampie e generiche
Dunque, oggi, non è più la query troppo ampia che può portare traffico, men che mai il traffico che ci serve per davvero.
Nel piano editoriale strategico di un blog, oggi, è bene che non ci sia una preponderanza di articoli che rispondono solo a query troppo generiche.
Per quelle, ci pensano le IA.
I motori di ricerca servono per validazione e non più per scoperta
Gli utenti che fanno una ricerca su un motore di ricerca o su una IA per cercare un’informazione, in molti casi, continuano la ricerca online per accertarsi che le informazioni ricevute non siano allucinazioni, e siano corrette.
Per questo secondo livello di ricerca e verifica, i lettori in scendono nella SERP fino a trovare dei contenuti più affidabili, meglio se con fonti con un nome e cognome o con un’immagine umana.
Questa pratica è tanto più frequente quanto più importante viene percepita una query dall’utente.
Ti faccio un esempio:
Se cerco “Ricetta della carbonara”, potrei serenamente accontentarmi di quello che mi dice l’IA, senza cercare fonti umane o validazione di altro tipo.
Ma se cerco “Posso mangiare la carbonara se sono in ripresa da una gastroenterite”, potrei aver bisogno non solo di una risposta, ma di una fonte attendibile.
Allo stesso modo, se cerco “Cosa è un burnout” l’IA potrebbe bastare. Ma se voglio sapere quali sono i sintomi e i rimedi al burntout, come capire se sono in burnout, potrei avere bisogno di un nome, uno specialista, qualcuno che ci metta nome e faccia. O anche solo un consulto dalla fonte utilizzata dall’IA nella sua risposta preliminare.
Questo è il punto in cui il così detto “intento di ricerca emotivo” diventa centrale nella tua nuova SEO.
Ed è così che l’IA ci porta traffico.
La SEO come filtro
Una buona SEO oggi serve a farti trovare da chi è davvero
- interessato a quello che stai approfondendo
- pronto a te, al tuo contenuto e anche al tuo prodotto
Paradossalmente oggi sono proprio le ricerche TRANSAZIONALI, quelle che fino a qualche anno fa erano più complesse da implementare, a portare più traffico, qualitativamente migliore.
Questo accade perché chi arriva su Google con una ricerca già orientata all’azione non sta più esplorando: sta scegliendo.
Ha già attraversato una fase di esposizione continua a contenuti, reel, post, suggerimenti algoritmici. Ha già capito che ha un bisogno, un problema, una frizione. E quando apre un motore di ricerca non chiede ispirazione, chiede una soluzione.
In questo senso, la SEO smette di essere una vetrina e diventa una soglia di ingresso.
Non intercetta tutti, ma lascia entrare solo chi è disposto a fermarsi, leggere, valutare, fidarsi.
Ed è qui che cambia radicalmente il paradigma:
non si scrive più per “piacere all’algoritmo”, ma per essere riconosciuti come rilevanti da chi è già pronto a capire se sei la risposta giusta.
Il traffico diminuisce, spesso.
Ma aumentano
- il tempo di permanenza,
- la qualità dell’attenzione,
- la probabilità di conversione.
La SEO come filtro non serve a crescere più velocemente.
Serve a crescere meglio.
Cosa è rilevante, oggi?
Se c’è una cosa che questo momento storico ci sta insegnando è che non tutto ciò che è visibile è rilevante, e non tutto ciò che è numeroso è utile.
La SEO, oggi, non è più una corsa al traffico ma un esercizio di selezione.
Scrivere per farsi trovare da chi è pronto, e non da chi sta solo passando, significa accettare una crescita più lenta, ma anche più solida.
Significa rinunciare a una parte di volume per guadagnare in fiducia e relazione.
In un ecosistema digitale sempre più rumoroso e affollato, la vera differenza non la fa chi urla meglio, ma chi sa farsi riconoscere nel momento giusto.
E forse, in fondo, è questo il vero senso della SEO contemporanea:
non essere ovunque, ma essere nel posto giusto, per le persone giuste.

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