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Visitare Erevan, capitale dell’Armenia, è un’esperienza di viaggio che si deve poggiare su più livelli: quello dell’osservazione, quello sensoriale e quello dell’ascolto.
Ti si presenterà, visivamente, infatti, come città dal fascino raffinato e austero al contempo, con i suoi palazzi neoclassici rosati e le architetture imponenti, con i suoi giochi di acqua, i locali, la popolazione giovanissima.
Una città in cui non mi sono mai sentita insicura, nemmeno viaggiando da sola, forse anche perché le strade sono continuamente attraversate da persone, poliziotti e poliziotte, addetti alla manutenzione del verde pubblico e lavoratori che sembrano contribuire a mantenere la città incredibilmente ordinata.
Eppure Erevan non è solo una capitale sicura e accogliente.
È anche una città attraversata da tensioni profonde, da cambiamenti geopolitici e da fratture collettive che emergono continuamente nelle conversazioni private, nelle storie delle persone e perfino nei dettagli apparentemente più quotidiani.
Negli ultimi anni l’Armenia ha iniziato un lento e complesso avvicinamento all’Europa, prendendo progressivamente le distanze dalla storica influenza russa.
Un passaggio che, però, prevede una “pacificazione” degli animi che si scontra con ferite molto recenti (come la rinuncia e l’esodo dall’Artsakh).
Durante il mio viaggio ho incontrato persone che questa città me l’hanno raccontata attraverso le loro vite, il loro lavoro e le loro paure. Alcune delle loro storie diventeranno approfondimenti a parte, perché Erevan è uno di quei luoghi che non possono essere spiegati soltanto attraverso una lista di cose da vedere.
Eppure, anche dentro questa complessità, resta una capitale straordinariamente vitale, piena di arte, mercati, teatri, caffé, librerie e scorci che sembrano costruiti apposta per rallentare.
Questa guida nasce da qui:
dal desiderio di raccontarti cosa vedere a Erevan, ma anche perché questa città, oggi, merita di essere capita oltre le sue immagini più instagrammabili.
Oltre a salvare questo articolo e usarlo come compagno di viaggio,
ti suggerisco anche di guardare le mie
storie in evidenza su Instagram,
in cui ti mostro le parti più interessanti del mio viaggio in Armenia.
Ed è anche un modo per non perderci di vista.
Piazza della Repubblica
Uno spazio civico, di passaggio e di vita quotidiana, pieno di classe e bellezza.
Definita una delle piazze neoclassiche e moderne più belle dell’Eurasia, consiste di uno spazio circolare delimitato da palazzi ministeriali (palazzo del Governo, palazzo dei Sindacati e delle comunicazioni) musei (Museo d’arte nazionale e museo della storia armena) e l’imponente Marriot Hotel.
Davanti al museo, una delle fontane più belle della città, la Fontana dei canti.
Fontana dei canti
Un complesso di fontane che danno spettacolari giochi di acqua e luce.
Attenzione, però. Per vederle accese è necessario visitare Erevan da primavera inoltrata fino a inizio autunno.
Da maggio a ottobre, passando intorno alle otto di sera, è possibile anche godere un quotidiano concerto di musica e luci, che fanno sembrare la piazza un luogo magico in cui l’acqua danza con luce e musica.
Metro di piazza della Repubblica
Non è solo la fermata della metro ideale per conoscere il centro.
Si tratta di un luogo molto interessante da vedere e fotografare, con il suo pozzo luce che riprende le forme di fiore/conchiglia che vedrai in moltissimi hotspot a Erevan (compreso il complesso Cascade, del quale ti parlo a breve).
In quel pozzo luce, una delle tante fontane monumentali della città zampilla e rende questo pezzo sotterraneo connesso con la superficie attraverso l’acqua.
Teatro dell'opera e del balletto
Il suo nome completo è Il Teatro Nazionale Accademico Armeno dell’Opera e del Balletto “Aleksandr Spendjarov” , compositore e direttore d’orchestra cui il teatro è dedicato e di cui troverai una statua davanti all’ingresso principale, circondata da artisti di strada, giovani che giocano a pallone, bambini che imparano a pedalare mentre i papà trattengolo il sellino delle piccole bici.
Anche il teatro è di impianto socialista, con il neoclassicismo caro a Tumanyan e all’Armenia di inizio Novecento.
Passeggiandovi intorno vedrai non solo la bellezza della struttura ellittica, ma anche la vivacità delle stagioni sinfoniche e di balletto; i costi sono popolari, approfittane.
Hyusisisayn Poghots (i.e. Northern Avenue)
Te la indico anche come Northern Avenue perché è più facile da ricordare; ma dai, aiutiamo i luoghi a non snaturarsi… impariamo a pronunciare e a dare significato ai luoghi.
Questo raffinato viale commerciale è una linea di continuità tra il teatro dell’opera e piazza della Repubblica.
Il progetto iniziale, a firma Tumanyan, non fu concluso per essere poi recuperato tra fine anni Novanta e primi anni duemila, con espropri dall’amministrazione e investimenti privati.
L’obiettivo era farlo diventare un boulevard di lusso, case molto costose e locali commerciali destinati a grandi brand stranieri.
Tashir street shopping mall
Al centro del boulevard vedrai l’ingresso ad una galleria.
Sotto, un centro commerciale fatto di pavimento lucido, vetrine trasparenti come aria, brand di lusso e marchi locali.
Non è solo un luogo per fare shopping. La Tashir Street Shopping Gallery di Erevan appartiene al Tashir Group, una holding diversificata fondata dall’imprenditore armeno-russo Samvel Karapetyan.
Investitore chiave nell’economia nazionale, finanziatore di progetti legati alla diaspora, ma anche attore economico chiave nella politica russa e nei suoi legami con l’Armenia e con il Caucaso.
Una figura particolare in questo momento storico, in cui
- il Governo cerca di allentare i rapporti con la Russia per avvicinarsi all’Europa (e ai suoi preziosi flussi economici e turistici),
- si avvicinano le prossime elezioni, e i partiti di opposizione hanno campagne finanziate dallo stesso oligarca,
- l’attuale Primo Ministro vive un calo di popolarità dovuto alla sua eccessiva voglia di pacificazione, mentre i suoi oppositori, filo-russi compresi, hanno a cuore la memoria della diaspora e delle recenti ferite politiche.
Cascade complex
Mi rendo conto che è da qui che, forse, sarei dovuta partire. Questo non è solo un complesso monumentale; per avvicinarlo, dobbiamo entrare da una sola direzione, quindi siamo costretti, per fortuna, a vederlo da lontano, per intero, e poi piano piano avvicinarci e cambiarne prospettiva.
Tamanyan Hrararak - piazza Tamanyan
Il primo luogo che devi attraversare è Tamanyan Hraparak, cioè piazza Tamanyan.
Le dà il nome l’uomo rappresentato al suo ingresso. Dovrei dire che quest’uomo ci dà il benvenuto, ma di fatto è troppo concentrato sulle sue carte, sul suo tavolo da progettista.
Quell’uomo è infatti Alexander Tamanyan, l’architetto che ha progettato l’intero piano urbanistico moderno della città, negli anni 20.
Architetto sovietico, di etnia armena, si deve a lui l’intuizione di aver reso Erevan una città elegante e imponente unendo un gusto neoclassico all’architettura socialista, tutto sulla base del tufo rosato, molto ferroso, tipico dell’area nord dell’Armenia.
Cascade
Ovviamente è sua idea il complesso della Cascade.
Non vedrai cose simili nella vita, in altri viaggi. Si tratta del monumento iconico e centrale della città.
Non è solo un insieme di fontane.
Ben più di un complesso di fontane, intervallate da opere d’arte moderna, giardini e aiuole che variano a seconda dei mesi dell’anno.
Questo è il luogo dove puoi vedere uno dei tramonti più belli dalle tua vita, di fronte al Monte Ararat.
Anzi, a questo dedico un paragrafo a parte, tra qualche riga.
Cafesjian Center of the arts
Da Piazza Tamanyan, fino al complesso Cascade, dentro e fuori, vedrai una serie di opere d’arte contemporanea, di artisti armeni e di altri paesi, di fama internazionale.
Passeggerai in mezzo all’arte da decodificare, capire e non solo ammirare.
Quando prenderai le scale mobili interne per arrivare in cima alla Cascade dall’interno, ti muoverai in mezzo a oggetti d’arte.
Questo è frutto della visione del filantropo Caferjian, venuto a mancare nel 2025.
Una delle sorprese più belle di Erevan.
Monte Ararat
Qui, fermiamoci un attimo. Perché il monte Ararat, che vedrai particolarmente bene dalle panchine, dalle scale, dalle aiuole della Cascade, non è solo parte del tuo tramonto.
Quella montagna è parte del paesaggio interiore degli Armeni, da secoli.
Ora, hanno tolto questo simbolo persino dal timbro dei passaporti;
Questo simbolo armeno è però in territorio turco dal 1921, gli stessi anni in cui i Giovani Turchi terminarono il progetto genocidiario degli armeni, causando la diaspora e lo svuotamento del paese.
Quando la Russia sovietica decise di sostenere la Turchia di Atatürk nei primi anni Venti, il Caucaso venne ridisegnato secondo logiche strategiche più che identitarie.
Mosca aveva interesse a stabilizzare i rapporti con la nuova Turchia anti-occidentale e a mantenere il controllo di una regione considerata fondamentale come zona cuscinetto.
In questo equilibrio, l’Armenia perse territori a favore della Turchia, dell’Azerbaigian e della Georgia.
Una frammentazione che ancora oggi molti armeni leggono non solo come una ferita storica, ma come l’inizio di una lunga condizione di vulnerabilità geopolitica.
L’Ararat è un simbolo unico nel suo genere, perché è qualcosa che gli Armeni vivono ogni giorno su un piano visivo, ma se lo vedono togliere dall’esterno, in modo simbolico.
Mercato Vernissage
Lo dico senza girarci intorno: uno dei mercatini all’aperto più belli mai visti in vita mia (e come forse sai, ne ho visti un bel po’).
Si chiama Vernissage perché fin dalla sua antica fondazione è ricca di artisti che espongono e vendono i loro quadri.
La bigiotteria è per lo più di argento, con design locali molto particolari e belli.
Tanto artigianato, un bel po’ di vintage, tintinnini, incensi, scacchiere in legno su oltre 300 metri di banchi.
Non tutti accettano la carta (dove accettata, è indicato), ma ci sono atm ai lati della piazza.
Il mercato non si limita all’area dei banchi “ufficiali”; puoi serpeggiare tra banchetti svuota soffitte, ricche di cimeli interessanti per chi sa cercare, libri antichi (per lo più in armeno) e volti umani che vorresti interrogare per sapere tutto, e dico tutto, della loro vita.
Io spesso lo faccio, fosse anche solo perché fotografo con una 35mm, devo per forza avvicinarmi, parlare e flirtare con le persone per poter avere il permesso di fare ritratti.
Cattedrale di San Gregorio Illuminatore
Surb Grigor Lusavorich, San Gregorio l’illuminatore (che per i devoti Italiani è Sa Gregorio Armeno) è una figura particolarmente importante nella cristianità armena perché secondo la tradizione a lui si deve la conversione di re Tiridate III al cristianesimo, nel 301 dC, rendendo dunque l’Armenia il primo paese cristiano della storia.
La narrazione territoriale sta puntando molto su questo primato, rivendicato costantemente da ogni armeno, popolazione per il 98% cristiana apostolica.
La religione è parte importante dell’identità armena anche contemporanea, non perché sia una popolazione integralista (tutt’altro), ma perché
- è il solo paese quasi del tutto cristiano del Caucaso
- i leader religiosi sono spesso in prima linea per rivendicare tanto la memoria del genocidio armeno (legato a questioni religiose e etniche), sia della ferita aprta dell’Artsakh (Nagorgo-Karaback)
La cattedrale di San Gregorio Illuminatore è la cattedrale più grande dell’Armenia, la seconda più grande del Caucaso, ma non la più bella da vedere, a mio avviso.
Impianto moderno (edificata nel 1997) su modello antico, pianta a croce greca, si estende si circa 4000 mq e ospita fino a 1700 fedeli.
Chiesa di Sant'Anna e Katoghike
In pieno centro, tra boulevard e palazzi rosati accanto ad edifici sovietici, sorge la chiesa dedicata a Sant’Anna, accanto alla minuscola e antica chiesa medievale Katoghika (Chiesa della Santissima Madre di Dio);
Quest’ultima è la sola chiesa antica della città, ed anche la sola cattolica (il resto, come detto, sono del Novecento e Apostoliche).
Stazione centrale di Erevan
La stazione centrale di Erevan conserva ancora oggi la sua estetica sovietica, fatta di geometrie monumentali, grandi volumi e la stella socialista sulla cima della facciata.
Costruita e poi ampliata durante l’epoca dell’URSS, rappresentava uno dei principali punti di connessione tra l’Armenia e il resto dello spazio sovietico, in un periodo storico in cui il treno era infrastruttura politica, movimento collettivo, idea stessa di appartenenza ad un territorio enorme e interconnesso.
All’ingresso sopravvive uno dei vecchi distributori pubblici d’acqua di epoca sovietica.
Anche l’architettura contribuisce La torre centrale con l’orologio, le grandi arcate e l’imponenza dell’edificio ricordano quella visione sovietica dell’urbanistica in cui le stazioni ferroviarie non erano soltanto luoghi di passaggio, ma simboli monumentali del progresso e della modernità socialista.
Dalla stazione di Erevan è possibile prendere un treno notturno che in una decina di ore ti porta a Tbilisi.
La stazione ha tre livelli, al piano superiore si trovano stanze di hotel, nel sottosuolo, un tunnel pedonale porta alla stazione della metro.
Luna park
Nella parte alta di Erevan, non distante dalla Cattedrale di San Gregorio e poco oltre il complesso monumentale della Cascade, si trova un piccolo luna park che sembra collegare due livelli diversi della città:
quello più monumentale e turistico e quello più quotidiano, familiare, residenziale.
Durante la tarda primavera e per tutta l’estate è uno spazio sorprendentemente piacevole, pieno di famiglie, bambini, fontane e piccole giostre illuminate, perfetto per trovare un po’ di fresco nelle serate più calde.
Fuori stagione, però, l’atmosfera cambia completamente.
Le giostre ferme, i viali semi deserti e i colori sbiaditi trasformano il luna park in qualcosa di sospeso, con un’estetica che ricorda certi spazi post-sovietici rimasti intrappolati nel tempo. Visitarlo nei mesi più freddi può diventare quasi un’esperienza urbex involontaria, a tratti persino leggermente creepy, ma proprio per questo incredibilmente affascinante.
Moschea Blu di Erevan
Nel cuore di Erevan, circondata dal traffico e dai palazzi della città moderna, la Moschea Blu rappresenta uno dei luoghi più insoliti e silenziosi della capitale armena.
È l’unica moschea attiva in Armenia, oggi frequentata soprattutto dalla ridotta comunità islamica presente nel Paese e collegata al vicino centro culturale iraniano.
I suoi cortili interni, gli alberi e le maioliche blu creano un’atmosfera sorprendentemente calma.
La sua presenza racconta anche qualcosa di importante sugli equilibri geopolitici della regione
I rapporti con l’Iran restano strategici, soprattutto dal punto di vista economico ed energetico. Per Erevan, Teheran rappresenta infatti uno dei pochi collegamenti regionali stabili in un contesto segnato da confini chiusi e tensioni storiche con Azerbaigian e Turchia.
Ed è interessante vedere come questa complessità diplomatica emerga anche nello spazio urbano della città: in una capitale profondamente cristiana e apostolica, una moschea persiana continua a occupare un posto centrale e sorprendentemente armonioso nel paesaggio quotidiano.
Librerie storiche
Impariamo un piccolo mantra di viaggio: non lasciare mai una città senza aver speso parte del tuo denaro in una libreria locale, storica o non storica.
Le libreria e i piccoli avamposti culturali (teatri e cinema di città, ad esempio) sono i primi luoghi a rischio quando si arriva all’aumento degli affitti nelle città che si riempiono di turisti.
Quello che scegliamo di supportare, anche come turisti, dà forma a ciò che una città mantiene e conserva.
La libreria che volevo conoscere e vedere, ad esempio, si chiamava Luys; interni in legno intarsiato, libri antichi, una magia incredibile.
Purtroppo, oggi esiste solo in alcuni contenuti online, ad esempio nei feed Instagram di chi è stato abbastanza fortunato da vederla di persona. Ha chiuso nel 2025, proprio a causa dell’aumento non più sostenibile dell’affitto.
Quindi oggi ti indico due librerie, che sono anche luoghi di studio e incontro, mini caffetterie letterarie che ho visto e amato, sperando con tutto il cuore che quando sarai ad Erevan ci saranno ancora.
- Epigrapf Art Shop; ingresso con una port in legno molto particolare, niente vetrina che dà sulla strada, una piccola libreria su due piani con una selezione di romanzi e poesie armene, anche tradotte e molto materiale per chi ama dipingere e disegnare.
- Zangak bookstore, più grande, ha uno spazio tra i libri in cui persone si incontrano per lavorare, studiare, fare conversazioni in lingua, bere un caffè.
Fontane monumentali di Erevan
Ritengo sia il caso di dedicare uno spazio particolare anche alle tantissime fontane monumentali presenti a Erevan.
Per buona parte dell’anno, soprattutto tra tarda primavera ed estate, il rumore dell’acqua accompagna costantemente le passeggiate in città, trasformando piazze, viali e parchi in spazi molto più vivibili nonostante il caldo intenso.
In generale, l’acqua sembra avere un ruolo molto importante nell’estetica urbana della città, quasi come elemento continuo di movimento e freschezza dentro un paesaggio spesso costruito in pietra vulcanica rosa.
(NB: a Erevan, non serve portare la borraccia; ci sono fontane di acqua fresca e potabile praticamente ogni 200 metri)
Tra le fontane monumentali, la più famosa è naturalmente quella musicale di Piazza della Repubblica, ma Erevan è piena di giochi d’acqua monumentali spesso poco citati nelle guide tradizionali.
Particolare è anche quella della stazione metro di Piazza della Repubblica, e quella che accompagna al mercato del Vernissage.
Altre fontane monumentali interessanti da vedere:
- le fontane lungo Northern Avenue
- le fontane della Cascade
- le fontane del parco intorno al Lago dei Cigni (accanto al Teatro dell’Opera e del balletto)
- le fontane di English Park
- i giochi d’acqua di Italy street, di fronte l’Ambasciata Italiana.
È però importante sapere una cosa: le fontane di Erevan non restano attive tutto l’anno. Generalmente vengono accese tra maggio e settembre, a volte fino a ottobre nelle stagioni più miti.
Durante tutto l’inverno e parte della primavera la città resta quasi completamente priva di giochi d’acqua.
Se vuoi vedere Erevan nel suo volto più vivo, fresco e luminoso, vale quindi la pena programmare il viaggio almeno da metà maggio in poi.
Andare al museo e a teatro a Erevan
Andare al museo e a teatro a Erevan significa entrare in una città che vive l’arte in modo molto più diffuso e quotidiano di quanto ci si potrebbe aspettare.
Oltre ai luoghi più noti, come il Cafesjian Center for the Arts all’interno della Cascade, meritano una visita
- il Museo Sergej Paradžanov, dedicato al visionario regista armeno-sovietico,
- la National Gallery of Armenia affacciata su Piazza della Repubblica e
- il Matenadaran, enorme archivio di manoscritti antichi che racconta secoli di cultura armena.
Ma Erevan è anche una città di piccoli spazi nascosti: librerie che ospitano mostre di arte figurativa, caffetterie trasformate in micro gallerie, cortili dove si organizzano concerti e reading.
Nella libreria Zangak, ad esempio, è facile imbattersi in installazioni, illustrazioni o esposizioni temporanee che raccontano il lato più creativo e contemporaneo della città.
È forse anche questo il motivo per cui Erevan dà la sensazione di essere così viva: l’arte qui non resta chiusa nei musei, ma continua a mescolarsi alla vita quotidiana, dinamica e in trasformazione.

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