Intento di ricerca emotivo, nuovo interessante parametro della scrittura SEO

Per molti anni, abbiamo scritto i nostri articoli long form per i nostri blog e web magazine, in modo che chi cercava su Google trovasse le informazioni di cui aveva bisogno.

L’intento di ricerca era, in modo più o meno lineare, l’obiettivo informativo con cui un utente del web entrava su un motore di ricerca e digitava la sua parola, domanda, frase chiave. 

Oggi, questo paradigma, insieme a molti altri, è cambiato. Il lettore, quando chiede, non è solo per avere un’informazione; sempre più spesso cerca conferme, rassicurazioni, contesto, senso.

E questo sta cambiando profondamente il modo in cui i contenuti vengono letti, selezionati e mostrati.
E, ovviamente, scritti. 

Questa è una delle principali novità della NUOVA SEO, della così detta GEO. 

Se vuoi conoscere meglio questa e tutte le altre novità, puoi seguire il mio webinar su LA NUOVA SEO. 

Tutti i tipi di intenti di ricerca

pinterest per blog

Fino a poche settimane fa, noi SEO spcialist ci concentravamo principalmente su tre tipologie di intenti di ricerca, importanti per costruire i nostri (e i vostri) piani editoriali strategici

  • Navigazionale (chi cerca qualcosa di ben preciso, ad esempio un nome, un brand, un prodotto specifico. Es. Tu vai su Google e cerchi “Sabrina Barbante”, oppure “pappine plasmon vegane”. Sai bene cosa ti serve e vuoi che il motore di ricerca ti ci porti);
  • Informazionale (chi cerca un’informazione, della quale non sa qualcosa o nulla. Es. Tu vai su Google e cerchi “come fare la frittata di carciofi”. Si tratta ancora del 70% e oltre di tutte le ricerche);
  • Transazionale (chi cerca qualcosa con il chiaro intento di comprare, o comunque di fare un’azione di transazione. Es. Tu che vai su Google e cerchi “cover per Iphone 13”. Puoi finire su Amazon o sul sito di Apple, ma il tuo intento è quello di acquistare). 

Poi, arrivano il 2024, il 2025, il 2026, arriva l’IA e i chatbot iniziano ad essere parte delle nostre vite, e siamo al netto di circa 15 anni di social che ci hanno insegnato a cercare contenuti anche per rispondere a bisogni emotivi, motivazionali, ispirazionali, o per avere conferme o rassicurazioni alle nostre paure
Ed è qui che entra in gioco il così detto Intento di ricerca emotivo. 

In pratica, quando scriviamo un articolo e pensiamo alla parola chiave con cui vogliamo essere trovate, oltre a chiederci Qual è l’intento di ricerca di chi usa questa parola chiave? è bene iniziare a chiederci 

“Cosa prova o cosa ha bisogno di provare chi fa questa ricerca?”
o, ancora meglio
“Cosa IO voglio far provare a chi fa questa ricerca – e legge il mio articolo” 

Cosa è l'intento di ricerca emotivo

L’intento di ricerca emotivo non riguarda cosa stiamo cercando, ma da quale stato emotivo stiamo cercando.

Anche qui, ti faccio degli esempi pratici. 

  • chi cerca “lasciare il lavoro a 40 anni”, sta di certo facendo una ricerca informazionale. Ma cosa prova, mentre fa questa ricerca? Ansia, paura, incertezza, forse curiosità e speranza.
  • chi certca “viaggio da sola in Armenia” sta facendo una ricerca informazionale, ma ha un possibile stato d’animo legato a prudenza, paura, bisogno di rassicurazioni. 
  •  chi cerca “creare un blog nel 2026” sta facendo una ricerca con un altissimo coefficiente di transazionalità, ma ha bisogno anche di energia, conferme, capire se i suoi dubbi e bias sono da confermare o no. 
Sono certa che a questo punto hai già capito cosa è l’analisi dell’intento di ricerca emotivo, ma hai anche capito meglio perché è così importante tenerlo a mente, prenderlo in considerazione. 
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Cosa dovremmo fare noi blogger

Collochiamo tutto questo nel nuovo ambito della GEO, Generative Engine Optimization, evoluzione (o mutazione) della SEO tradizionale.

Con l’introduzione delle esperienze di ricerca generativa, i motori non si limitano più a restituire una lista di link pertinenti, ma interpretano le query, sintetizzano risposte, scelgono quali contenuti “reggono” meglio il contesto.

In questo passaggio, la SEO diventa sempre meno una questione di corrispondenza semantica e sempre più una questione di coerenza narrativa ed emotiva.

Non viene premiato solo chi risponde correttamente a una domanda, ma chi riesce a farlo tenendo conto dello stato d’animo implicito di chi cerca: incertezza, bisogno di rassicurazione, desiderio di orientamento.

La GEO non chiede contenuti più aggressivi o più ottimizzati, ma contenuti capaci di sostenere una risposta complessa senza semplificare troppo, senza manipolare, senza promettere ciò che non possono mantenere.

In altre parole, non premia chi grida più forte, ma chi riesce a stare dentro la domanda fino in fondo.

Cosa cambia, realmente, nella nostra scrittura

Questa trasformazione ha conseguenze molto concrete per chi scrive e crea contenuti oggi.

Se l’intento di ricerca non è più solo informativo ma anche emotivo, allora non basta più “rispondere bene” a una domanda: diventa centrale come quella risposta viene costruita e che tipo di relazione instaura con chi legge.

I contenuti che funzionano nel nuovo ecosistema non sono quelli che semplificano tutto o promettono soluzioni rapide, ma quelli che sanno accompagnare l’incertezza, riconoscere la complessità, dare contesto senza spaventare.

Scrivere, in questo scenario, significa assumersi una responsabilità maggiore: scegliere le parole sapendo che chi legge potrebbe essere in una fase fragile, confusa, in cerca non tanto di istruzioni quanto di orientamento.

È qui che la qualità editoriale torna centrale: non come stile, ma come postura.

Una scrittura che

  • non infantilizza, che
  • non usa l’empatia come leva di marketing, che
  • non forza una conclusione rassicurante a tutti i costi. 

Comprendere gli stati emotivi dei nostri possibili e futuri lettori è un’esercizio importantissimo, oltre che molto bello. 

Ci mette nelle condizioni di 

  • assumerci la responsabilità di cosa stiamo alimentando 
  • decidere a priori quali emozioni vogliamo veicolare con i nostri contenuti
  • entrare in relazione con le persone che passano nella nostra casa online
  • decidere come viene percepito non solo il nostro contenuto, ma anche la persona che lo crea. 

Se vuoi un aiuto per creare un piano editoriale strategico che alterni sapientemente 

  • Parole chiave informazionali 
  • parole chiave transazionali 
  • articoli di posizionamento del brand 
  • studio dell’intento di ricerca emotivo

Ho una guida per te!

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