Dati che dimostrano quanto investire in servizi per remote worker, nomadi digitali, nuove professioni e nuovi cittadini porti più ricchezza e crescita che puntare tutto sul turismo.

I Maya avevano solo sbagliato numero.

Oppure noi, nelle pieghe dei secoli, abbiamo scambiato un 2 sbiadito per uno zero e in realtà la fine del mondo per come lo conoscevamo è arrivata 20 anni dopo i pronostici.

Scusate per il gioco di fantasia, ma sono tante, tantissime le cose che dopo il 2020 non torneranno più come prima, e qui, oggi, non è di nostalgia che parleremo ma di come dobbiamo seguire il flusso delle cose.

Tra queste “cose” anche il mercato.
In questo mercato, anche il turismo.

A dirla tutta, che di solo turismo non si possa vivere o sul solo turismo non si possano basare intere economie locali, lo pensano in molti, da molto.

Ma niente, alcuni territori avevano bisogno di un blocco pandemico e post pandemico per capirlo (perché vi prego, ditemi che lo abbiamo capito tutti): anche se il turismo porta flussi di denaro che alcuni territori non vedevano da tantissimi anni, non sono flussi destinati a portare benessere, se non affiancati ad altre reali strategie di crescita territoriale.

Non si può vivere di solo turismo

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In Italia l’indotto turistico si aggira intorno al 5% del PIL, 13% se consideriamo anche tutto l’indotto legato ai servizi.
Dunque, già su base nazionale, pur essendo uno dei paesi di più alta attrattività turistica al mondo in rapporto alla superficie, siamo ben lontani dal poter basare il sistema paese su questa industria.

I piccoli sub territori dovrebbero partire da questa riflessione e da questi dati, prima di decidere su cosa puntare negli investimenti.

Abbiamo una grossa malattia, in Italia: siamo così comodamente fieri del nostro passato, così certi che ci possa bastare, da non investire nel futuro e spesso neanche nel presente.

Se un territorio inizia a vivere di solo turismo, è destinato ad impoverirsi, a cacciare via i residenti, a vedere flussi di denaro che arricchiscono in pochi e impoveriscono in molti.
Esempio pratico: i costi degli affitti delle case (o dei ristoranti e affini) nelle aree centrali salgono alle stelle parallelamente alla diminuzione di servizi al cittadino (es. 10 nuovi negozi di souvenir e zero ottici/salumerie/ferramenta).
Le persone di conseguenza si trasferiscono nelle periferie-dormitorio. In centro restano turisti e ricchi. Spesso ricchi non sono neanche abitanti del luogo e portano flussi di denaro altrove.
La città non è più dei suoi abitanti.

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Cosa ci segnala che un territorio inizia a vivere di solo turismo, perdendo ottime occasioni di crescita e andando verso un netto impoverimento culturale (e alla lunga anche economico)?

Alcuni segnali che puoi rilevare anche tu, nella tua città:

  • Nel tuo centro storico i negozietti di ninnoli, calamite, ceramiche e cose locali sono aumentate molto negli ultimi anni? Inizia a tenerne il conto.
  • Nel tuo centro storico i negozietti di cui sopra sono esponenzialmente di più rispetto a esercizi come ottici, boutique di abbigliamento, fornai, librerie, edicole.
  • Le periferie della tua città sono per lo più quartieri residenziali, dai quali bisogna allontanarsi anche solo per bere un caffè, acquistare un libro o un paio di pantaloni perché tutto è concentrato nel centro o nei grandi ipermercati fuori città?

Se hai risposto sì anche solo a due di queste domande, è il caso di iniziare ad agire sul territorio e fare massa critica perché la tua città si sta impoverendo.

varese ligure borgo rotondo dettaglio

La faccenda dei Borghi

D’ora in poi i borghi che vivranno solo di turismo sono destinati a diventare dei borghi fantasma. E i fantasmi, si sa, sono morti.

Un luogo è vivo non solo se ha un bel paesaggio ereditato dal passato e dei ristoranti con le lucine fuori.
Un luogo è vivo se ha almeno un teatro.
Un luogo è vivo se ha almeno un cinema.
Un luogo è vivo se ha almeno un paio di uffici postali, banche (e bancomat, diosanto!), forni che sfornano pane ogni mattina, un ferramenta per comprare un lucchetto o della vernice, una libreria.

Un turista, per quanto possa essere rispettoso, attento e responsabile, non va al cinema o a teatro, non va in posta né in banca (ma ha bisogno comunque dei bancomat…).

Queste cose sono invece vitali per chi abita e per chi si ferma per un po’.

Soprattutto per chi non ha forti connessioni con il territorio, come lavoratori periodici, cinema e teatri sono luoghi di vita sociale. Date spazio e opportunità a nomadi digitali, remote worker, south worker e vedrete che anche la cultura performativa e l’indotto da essa generato tornerà nei vostri piccoli borghi. Per non parlare dei “banali” servizi al cittadino.

Per anni i viaggiatori seriali hanno accarezzato l’idea fantascientifica di poter vivere come gli autoctoni, all’urlo di “live like a local”. Bene, la risposta arriva oggi. Puoi vivere come un local solo se per un po’ hai le stesse reali quotidiane esigenze di un local.

I lavoratori da remoto possono essere l’anello di congiunzione tra il sogno del viaggio ideale e la possibilità di portare e pretendere benefici come ospite a lungo termine di un territorio.

Non basta la bellezza paesaggistica di un territorio
affinché quel territorio sia realmente bello.

trekking basilicata itinerari

Anche il concetto di estetica di un territorio sta cambiando e si baserà d’ora in poi sempre di più sulla sua accoglienza non soltanto per i turisti di breve termine; bellezza del futuro sarà fatta anche di servizi stabili, sicuri, affidabili che guarda caso sono gli stessi servizi che tornano utili proprio ai cittadini radicati in un territorio.

In cosa investire?

Ci sono soluzioni, a dirla tutta già chieste a gran voce da molti residenti di piccole-medie realtà territoriali.
Si chiamano investimenti intelligenti.
Per farli servono solo due cose: soldi e intelligenza.

Per i fondi, oltre ai finanziamenti e pioggia arrivati negli anni dall’UE, ora ci sono anche quelli del PNRR.
L’intelligenza ci serve adesso per orientare le scelte di voto e la cittadinanza attiva affinché i fondi siano spesi bene.

Per le amministrazioni: quali in vestimenti

  • Connessione internet veloci e connessioni wi-fi gratuite diffuse (senza una buona connessione, le mille video call al giorno, abitudine ereditata da due lock-down, non le fai)
  • Riduzione delle tasse di soggiorno per lavoratori e nomadi digitali che si fermano per periodi medio lunghi
  • City pass per nomadi digitali e remote worker che si fermano per periodi medio lunghi
    (sconti mezzi pubblici, sconti per teatri e cinema DI CITTA’ [no multisala])
  • Iniziative volte ad incentivare i Nomadi digitali a trasferirsi per periodi medio lunghi, come nel caso di Santa Flora e l’iniziativa vivi in paese o come nel caso di Rieti, in cui chi si trasferisce come nomade digitale per periodi medio-lunghi avrà l’affitto pagato per metà dal comune (ne ha parlato anche la CNN).
    Altra case history virtuosa attiva già da tempi non sospetti (cioè pre pandemici), quello di Grottole, borgo lucano che vuole diventare borgo per smart worker.
  • Investire in mobilità alternativa

Qui, un elenco di città particolarmente Digital-nomad friendly nel mondo.

Per i privati: quali scelte

  • Creazione di spazi di coworking, luoghi in cui poter sia prendere un caffè e andar via che lavorare per ore
  • Se hai un B&B, fai scontistiche e pacchetti per lavoratori che restano per periodi prolungati e ovviamente equipaggia la struttura per esigenze di tempo maggiori (lavatrice, lavastoviglie, internet con fibra ecc.)

Per nomadi digitali: non scegliate luoghi solo in base all’estetica di Instagram

digital nomad città per vivere mike-swigunski-

Veniamo a noi, lavoratori digitali.

Anche noi abbiamo una responsabilità (più di una).
In base a che cosa scegliamo un luogo, sinceramente?
In base a cosa non abbiamo mai visto e vorremmo vedere?
O in base a cosa potrebbe fare più effetto “living my best life” per chi ci segue dall’altra parte del pianeta?

Le nostre scelte di viaggio possono essere, anzi sono sempre e comunque, scelte politiche.

Ciao, sono Sabrina.


Qui sull’internet, più o meno nota come
“quella della SEO e dei pipponi di geopolitica”.


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