Sarajevo: l’arte dalla guerra

I posti migliori per conoscere la storia recente di Sarajevo e la guerra in Bosnia ed Erzegovina attraverso l’arte.

Ogni tanto, quando parlo di città che mi hanno particolarmente affascinata, come Sarajevo, rinuncio volentieri alle metriche SEO, ai titoli fatti per rispondere in maniera educata e chiara alle domande e le informazioni che millemilamilioni di persone cercano su Google, tipo “cosa fare a Sarajevo in tre giorni”.

Per Sarajevo, città nella quale non vedo l’ora di tornare ogni volta che ne scrivo, faccio questa volta un titolo-gioco di parole che di certo capirete.

Vi parlo dunque, di nuovo, di Sarajevo, ma questa volta concentrandomi sulla sua arte contemporanea, in particolare su quella nata espressamente per raccontare, decodificare, metabolizzare un terribile conflitto e cercare di far nascere fiori da quel letame che è stata una delle guerre più terribili (e drammaticamente vicine nel tempo) di cui in Europa abbiamo memoria.

Venite quindi con me, attraverso il linguaggio dell’arte che si prende gioco dei giochi di politica e di potere.
L’arte che è politica (perché se non è anche politica, l’arte non è arte)

Le Rose di Sarajevo 

Le rose di Sarajevo sono il primo elemento per conoscere il potere di resilienza che l’arte può dare ad una città, vittima dell’assedio più lungo della storia bellica del XX secolo.

Camminando per le strade di questa grande e vibrante capitale balcanica, vedrete a terra dei crateri di dimensioni irregolari, colorati di rosso, porpora, rosa scuro. 
Queste sono le Rose di Sarajevo, crateri provocati da colpi di granate, mortaio e armi da fuoco, riempiti di resina colorata. 

Dove c’è una rosa, sono morte delle persone. 

Sono poche le installazioni (se così le possiamo chiamare) che ho visto nella mia vita dal potere evocativo più forte di queste. 
Così poco materiale, così pochi tratti e segni, che shoccano, raccontano, ti bloccano all’improvviso. 

Le rose sono anche un elemento più che ricorrente nella street art e nei graffiti della città.

Ars Aevi, museo di arte contemporanea

Ars Aevi, Sarajevo
Ars Aevi, Sarajevo


Questa galleria fu creata durante la guerra civile, come espressione di resistenza e solo questa scelta è già arte performativa, dal mio punto di vista. 
All’inizio, i suoi pezzi furono donati da artisti di grande fama internazionale e da artisti bosniaci, mossi dalla volontà di non consentire alla drammatica situazione bellica di cancellare l’arte contemporanea o la bellezza (o quanto meno la sua costante ricerca, nonostante tutto). 
Oggi la galleria accoglie un insieme di opere di valore inestimabile. Anzi, a dirla tutta dal punto di vista economico il complesso delle opere presenti sono stimabili eccome: oltre 30 milioni di euro. 
La galleria è in tale crescita da avere l’esigenza di spostarsi in una sede più adeguata, attualmente in fase di costruzione, su progetto di Renzo Piano.

Galerija 11/07/95 

Galerija 11/07/95 - Sarajevo
Galerija 11/07/95 – Sarajevo

Galerija 11/07/95 lascia pochi dubbi sul suo argomento fondante: l’11 luglio del 1995 è la data del territbile massacro di Srebrenica, in cui sono stati uccisi 8000 civili, musulmani bosgnacchi, dalle forze governative e gruppi paramilitari. 
Le foto, i graffiti, I video, le interviste e le installazioni dal fortissimo impatto lo rendono un museo memoriale tra i più intensi in Europa, a mio avviso assolutamente da vedere per conoscere una parte importantissima, recente e, diciamolo, indegnamente sconosciuta della storia del nostro continente. 
Come ho già scritto, non è facile trovare persone che parlino volentieri di quel periodo (1995, praticamente l’altro ieri), e per conoscere davvero l’intensa drammaticità e gravità del conflitto Bosniaco, bisogna venire qui, c’è poco da fare.

Galerija 11/07/95 - Sarajevo
Galerija 11/07/95 – Sarajevo

Meglio conoscere la storia dall’arte, che dai libri anche perché al momento non mi risulta che i libri di scuola dicano molto e se lo fanno sono ben certa che i programmi ministeriali non concedano molto spazio alla storia contemporanea. 
Altra cosa, credo che questo museo sia imperdibile soprattutto per chi ama la fotografia documentaristica e i reportage: fanno parte del patrimonio museale di Galerija 11/07/95 lavori di reporter internazionali di testate importantissime.
Non da ultimo, l’allestimento è un signor allestimento, che rende il coinvolgimento ancora più forte.

War Childhood Museum

war childhood museum, Sarajevo
war childhood museum, Sarajevo – Logo

Fondato nel 2017, primo museo al mondo a concentrarsi esclusivamente sugli effetti della guerra sui bambini: la vera arte qui risiede nell’allestimento e nel progetto, nato da giovani imprenditori locali. 

Ogni oggetto e allestimento fotografico o video sono accompagnati da ricerche e spiegazioni su diversi effetti sociologici, sui traumi, sugli irrisolti di un’intera generazione di bambini (oggi, quegli adulti che difficilmente sentirai parlare volentieri o con facilità della guerra).
Da questo museo sono nati inoltre altri progetti per i bambini siriani e workshop di pedagogia, giurisprudenza sulla tutela dei minori e molto altro. 

SCCA (Soros Center for Contemporary Art)

Scca, Soros Center for Contemporary Art, nasce alla fine della lunga Guerra, nel 1996. 
Non è un vero e proprio museo ma un progetto di arte itinerante, che promuove e organizza installazioni in tutte le aree della città, dalla strada alle case private, dai pub ai tetti. 
La cosa migliore da fare è, se sei a Sarajevo o se pianifichi di andare, consultare il loro sito e vedere quali e dove sono le esibizioni in corso. 
Potresti trovarti nel pieno di una mostra di arte performativa o visiva in pieno centro o in un posto della città fuori dai tracciati turistici.

Io non vedo l’ora di tornare a Sarajevo, destinazione per raccontare la quale ho tantissime idee in testa.
Nel caso, venite con me?

28 pensieri riguardo “Sarajevo: l’arte dalla guerra

  • Gennaio 30, 2019 in 10:02 pm
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    un racconto toccante che dovrebbero leggere in molti e queste installazioni evocative personalmente mi lasciano un pò di tristezza

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  • Gennaio 28, 2019 in 8:04 pm
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    Le rose di Sarajievo e la Galerija mi fanno pensare ad un viaggio nella storia di questa capitale e, visto che è stata celebrata proprio ieri, questi due luoghipossono essere considerati luoghi della memoria.

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  • Gennaio 28, 2019 in 7:47 pm
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    Vedere questi posti deve lasciare il cuore pesante. Da quando ho letto “Venuto al mondo” della Mazzantini sono molto affascinata da Sarajevo.

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  • Gennaio 28, 2019 in 11:08 am
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    Un articolo davvero toccante… soprattutto per alcune (bellissime) foto che parlano da sole. Non conosco molto la storia di Sarajevo e in generale di quell’area, ma mi sono venuti i brividi a leggere. Hai fatto molto bene a scrivere questo bellissimo articolo, perchè le persone possano venire a conoscenza, ricordare e imparare

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  • Gennaio 28, 2019 in 7:49 am
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    Non sapevo nulla di tutto ciò, mentre leggevo il tuo articolo avevo i brividi. Davvero d’impatto!

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  • Gennaio 27, 2019 in 6:58 pm
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    Leggere questo post proprio nella Giornata della Memoria mi ha fatto capire che non abbiamo imparato molto dal passato e che per questo sono importanti musei come questi e Site specific come le Rose di Sarajevo (che, correggimi se sbaglio sono un po’ come le Pietre d’Inciampo).
    Grazie di questo post e delle foto splendide che hai fatto.

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    • Gennaio 28, 2019 in 8:45 am
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      Sì, diciamo che il fine “artistico” e sociale è quello, attirare l’attenzione e shoccare, per rinnovare la memoria. Solo che le rose di Sarajevo sono proprio punti nei quali una persona è fisicamente morta. Mamma mia!

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  • Gennaio 27, 2019 in 6:06 pm
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    Ho letto e guardato reportage sulla guerra dei Balcani, io ero bambina quando è successo. Non sapevo comunque tutte le notizie e le informazioni che hai scritto. Molto interessante e istruttivo. Ci farò un pensiero.

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  • Gennaio 27, 2019 in 12:49 am
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    Complimenti per l’articolo. Quelle “rose di Sarajevo” per non dimenticare (l’indimenticabile per chi l’ha vissuto). I crateri lasciati da colpi di mortaio mortali riempiti di resina rossa, un simbolo forte e potente per ricordare e per sensibilizzare chi non l’ha vissuto.

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  • Gennaio 26, 2019 in 10:40 am
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    sono ssempre stata affascinata dalle mostre dedicate alla guerra…ti fanno entrare in una dimensione particolare e ti fanno rifllettere su molte cose della vita

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  • Gennaio 25, 2019 in 9:59 pm
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    Non conoscevo questa storia ma devo dire che mi son rimasta molto colpita ed non essendoci mai stata è un gran peccato >.<

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  • Gennaio 25, 2019 in 7:57 pm
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    Sarajevo è sempre uno strappo al cuore. Ho vissuto 3 mesi a Mostar, lì vicino, ed è stata un’emozione unica, che ti permette di toccare con mano quanto è accaduto in un passato abbastanza recente.

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  • Gennaio 25, 2019 in 3:37 pm
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    Confesso che quando si tratta di visitare luoghi colpiti dalle guerre e di vedere qualcosa relativo alla loro storia ho sempre la sensazione di vivere momenti terribili in prima persona, e non lo faccio volentieri. Ma capire anche i periodi storici come quelli bellici è indispensabile, e farlo attraverso l’arte è un modo decisamente delicato.

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  • Gennaio 25, 2019 in 11:15 am
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    Un dramma del XX secolo di cui sappiamo poco o peggio di cui volutamente ignoriamo i fatti. Il compito dell’arte , secondo me, è quello di arrivare al cuore dell’uomo, perchè non dimentichi e perchè si lasci salvare dalla bellezza.

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  • Gennaio 25, 2019 in 10:44 am
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    Senza dubbio l’installazione delle rose è quella che mi ha maggiormente colpito. Non da meno sono le altre, sei riuscita a farmi venire i brividi. Sarajevo purtroppo non l’ho ancora vita ma ho divorato letteralmente tutti i tuoi articoli. Vorrei tanto andarci e vorrei tanto essere pronta per capirla fino in fondo!

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  • Gennaio 25, 2019 in 10:23 am
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    Non sono mai stata a Sarajevo e devo dire che, prima di aver letto il tuo articolo, ero molto ignorante in materia. Sicuramente è una tappa da vedere e sentire.

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  • Gennaio 24, 2019 in 9:03 pm
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    Articolo veramente interessante e ben scritto, devo dire che questa città e la sua storia valgono la pena di essere approfondite

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  • Gennaio 23, 2019 in 11:43 am
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    Articolo molto bello, non conoscevo tutte queste notizie su Sarajevo. Non ci sono mai andata, ora mi hai incuriosito

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  • Gennaio 23, 2019 in 11:34 am
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    Adoro i Balcani e ci sono andata spesso, ma la Bosnia mi manca! avrei tanto voluto andarci varie volte, ma alla fine non ci sono mai riuscita! spero di andarci prima o poi!

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  • Gennaio 23, 2019 in 11:25 am
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    Confesso che di tutto il tuo articolo ben fatto, mi ha fatto sentire un brivido la storia delle rose per strada. Chissà che emozione pensando che in quei punti, sono morte delle persone.

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  • Gennaio 22, 2019 in 3:35 pm
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    Un post molto interessante, che da molti spunti di riflessione. Toccante il racconto su Sarajevo

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