Perché non scriverò un post su quanto ho guadagnato come blogger nel 2018

WARNING:
Il livello di antipatia di questo post è molto molto alto.

Siamo a dicembre, tempo di bilanci (per chi non è abituato, come me, a farli trimestralmente).
Comunque per me, come per molte partite iva, questo è il periodo in cui tra saldo dei conti con il fisco e con il commercialista ci si può dedicare a capire in che misura entrate ed uscite hanno retto al reciproco confronto.

Proprio mentre, dopo aver versato l’anticipo sul CUD 2019, cercavo nelle pieghe polverose delle mie serate, la motivazione per ripartire con nuove fantastiche fatturazioni, mi imbatto in un post su un gruppo facebook di blogger, uno dei tanti di cui faccio parte.

Un’utente chiedeva (va detto, garbatamente), come mai i blogger italiani a differenza di quelli di altri paesi (quali?! Mah…) non scrivono post su quanto guadagnano. Chiedeva dunque, come consiglio, delle indicazioni in merito a qualche blogger più “trasparente”.

Poi, pioggia di commenti, alcuni anche condivisibili ma altri con analisi che definire approssimative è poco.

Alcune delle teorie espresse in questo concistoro di esperti come ce ne sono a migliaia su faccialibro:

  • siamo culturalmente più omertosi. OMERTOSI, la parola era proprio questa. Un blogger che non scrive quanto guadagna è omertoso, un po’ come chi assistete ad un delitto di mafia e non denuncia, un po’ come i protettori di Bernardo Provenzano.
    (Amiche blogger, almeno noi che lavoriamo con le parole, dobbiamo imparare a far caso al loro significato).
  • Si parlava anche di “minore trasparenza nei blogger italiani”.
    E anche qui mi sento di dover chiarire parole e concetti: la trasparenza e l’etica del lavoro (e la legge italiana) vogliono che io porti le mie fatture al commercialista e che le dichiari al fisco, NON che  le dichiari ai miei lettori, amici, parenti, competitor.
  • “Perché, rispondeva qualche altro analista, nel 90% dei casi (giuro che c’era proprio una percentuale statistica presa non so da quale ricerca…) è tutta fuffa e le blogger non guadagnano solo dal blog ma hanno altri lavori, quindi fanno le splendide fingendo di potersi mantenere da questo lavoro, ma in realtà fanno altro”.

Nella chat ho dato una risposta secca e breve, quasi asettica, e non ho neanche letto le risposte perché non amo le dinamiche e gli psico drammi della pubblica piazza di Zuckerberg. Preferisco argomentare tutto qui, sul mio blog, che è casa mia.

Ora ti dico, dunque  perché non mi sembra onesto né giusto scrivere quanto guadagno come blogger, nonostante viva di questo (fuffa un par de palle!).
E ti dico perché, sinceramente, non mi sembra nemmeno eticamente giusto da parte di alcuni lettori il volerlo sapere.

1 – il blogger è un lavoro creativo/intellettuale da remoto come tutti gli altri.
Come i fotografi, come i grafici, i giornalisti freelance e copy writer. So che dire questo fa meno figo di “sono blogger, sono libera, mi pagano per scrivere e viaggiare, quanto sono libera mannaggiatutto ho vinto io”… ma è la triste realtà.
Perché a nessun fotografo provetto viene in mente di chiedere a fotografi più navigati di pubblicare il proprio fatturato sulla vetrina dello studio? Perché nessun giornalista fresco di tesserino si aspetta che Giorgino faccia uno speciale TG1 sul suo fatturato annuo?
Forse perché un neo fotografo immagina che il guadagno dipende non solo da che cosa si fa ma dalla propria capacità di trattativa, dalla posizione geografica, dall’esperienza e bravura, dalle comuni leggi e oscillazioni del mercato e da una giusta analisi swot e business plan (concetti che invito tutti i wanna be blogger a studiare).
Chiunque abbia organizzato un matrimonio sa che un servizio fotografico per matrimoni a Reggio Calabria o a Canosa di Puglia ha un costo diverso (in genere più alto) di un servizio matrimoniale a Bolzano, perché il mercato è diverso.
Per i progetti di promozione sul web e web story telling vigono le stesse oscillazioni territoriali e la stessa capacità di trattativa. E in alcuni casi, anche la scelta dei professionisti locali di non trattare affatto.

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2 – Vorresti investire in questa attività ma prima vuoi sapere quanto ti tornerà in termini economici dopo anni (o mesi) di impegno?
Se è così, te lo dico subito, lascia perdere. Non durerai neanche un anno.
È più facile fare un concorso per la scuola o per le poste.
Almeno per i concorsi pubblici ti fai il mazzo per studiare, investi tempo e fatica e anche denaro ma sai per quale stipendio e benefit stai facendo tutto questo.
E le persone che si iscrivono ai concorsi, per quando numerose, non lo saranno mai quanto i neo blogger che ogni anno creano un proprio spazio sul web.

3 – È già difficile spiegare COME, figurati il quanto.
Ora, io posso scrivere un post su “come guadagna un blogger con il suo blog”, ma sarebbe comunque destinato ad essere un post approssimativo e parziale.
Potrei parlarti del mercato delle affiliazioni, ma ti dovrei spiegare (in almeno 5-6 post diversi) che ci sono decine di diverse tipologie e contratti di affiliazione. E da tutti puoi guadagnare in modo diverso a seconda di come funziona un’affiliazione ma soprattutto di come funzioni tu e i tuoi lettori.
Io conosco (un po’) i miei e so che non vengono sul mio blog orientati all’acquisto (e lo so sulla base di statistiche di google e analisi fatte da professionisti che mi danno una mano). Tu, li conosci i tuoi lettori?
Ecco, prima di cercare post in cui un blogger ti dice quanto guadagna (e come) e prima di  capire quanto puoi guadagnare se lavori come “Tale Blogger”, studia i tuoi lettori e cerca di capire che cosa cercano sul tuo blog.

Poi potrei dirti che lavoro con i post sponsorizzati e che sulla base della mia DA (che intanto ti sarai andato a studiare) al momento posso quotarli tra i 100 e i 180 dollari l’uno; ma poi ti dovrei dire che ci sono le trattative con ogni singolo cliente, i pacchetti con sconti e le tariffe che ho deciso di lasciare ferme a tre anni fa per i miei clienti “storici”, puntuali nei pagamenti, che hanno creduto in me quando non ci credevo ancora neanche io.
Che senso ha che ti dica quanto ho guadagnato con gli sponsored post se il mercato di  una sola blogger è così variabile?
E, altra bruttissima notizia che immaginavo già conoscessi… Non esiste un tariffario ufficiale e nazionale dei backlink o dei post sponsorizzati, men che mai dei blog tour.

4 – E… lo sai che un blogger guadagna anche sulla base dei progetti che propone ai clienti?
Eh già, se pensi di fare una vita solo sulle persone che bussano alla tua mail per pregarti di pubblicare un post a pagamento, commetti un errore abbastanza puerile.
E sai perché? Per le ragioni di cui al punto 1., cioè: siamo dei lavoratori a partita iva come tutti e per guadagnare dobbiamo cercare clienti, proporre progetti, proporre strategie e inventare format, vendere i nostri contenuti patteggiando costantemente tra quello che vuole il cliente, quello che vuoi tu, quello che vogliono i tuoi lettori.

Leggi anche: Guadagnare con un blog. Quelle che i blogger non dicono.

work blog computer

Come in tutti i lavori, quello che guadagni e i progetti che riesci a creare e a vendere dipendono da te.

Certo, i “ben più sinceri” blogger di altri paesi sanno benissimo che un post intitolato “How much I earned as a blogger” o “how i left my 9-19 job to live free as a blogger” fanno molte visualizzazioni. Ma io sono Italiana, e pure meridionale; quanto guadagno sono cazzi miei e non mi piace giocare su titoli ad effetto per onestà nei confronti delle persone che mi leggono.

28 pensieri riguardo “Perché non scriverò un post su quanto ho guadagnato come blogger nel 2018

  • Dic 26, 2018 in 6:46 pm
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    interessante considerazione, io non sarei capace di lavorare col mio blog perché per me e il mio compagno è solo un hobby e dover produrre per questo ci toglierebbe la passione.

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  • Dic 24, 2018 in 1:46 pm
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    Tutti guardano al risultato finale , alla partita economica ma nessuno si chiede come ci si arrivi a determinati risultati….. per me comunque è giusto non dirlo….. ci sono cose che non si è obbligati ad esternare….. Sono dell’idea che poco o tanto è comunque meritato in quanto è un lavoro che se ben fatto merita attenzione come glia altri

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  • Dic 24, 2018 in 8:43 am
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    Sono una lavoratrice autonoma e sono d’accordo con te. Il vero punto è che la nostra cultura è molto diversa da quella anglosassone o americana dove raccontare quanto si guadagna non è un tabù. Qui non se ne parla perché sappiamo che chi ascolta ne darebbe comunque un giudizio negativo: se guadagni troppo sei un ladro, se guadagni poco non sei capace. La professionalità non è riconosciuta come un valore da ammirare, ma come un fatto da criticare.

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    • Dic 24, 2018 in 9:17 am
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      La tua è una considerazione interessante, anche e soprattutto da un punto di vista culturale. Io però non sarei troppo severa con la nostra cultura; il tabù del denaro è anche legato ad una volontà (di certo di radice abbastanza cattolica) di non voler valutare qualcuno in base a quanto possiede. Invece le culture protestanti ancestralmente davano un peso anche morale alla ricchezza, per non parlare della cultura moderna americana che del denaro ne fa un fatto di principio spesso alla base dei rapporti (il sistema elettorale è ancora basato sul censo, pensa te 🙂 ).

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  • Dic 23, 2018 in 11:52 am
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    Ciao Sabrina, come sempre hai scritto bellissimo post! La questione di guadagno è sempre la questione di privacy. Non devi far sapere a tutti come guadagni, sono affari tuoi, non sei obbligata a rispondere e sopratutto in rete pubblica. Certe cose devono rimanere intoccabile come la vita privata. Come si dice ‘Curiosity killed the cat’ 😉

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  • Dic 23, 2018 in 12:24 am
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    Ciao, beh diciamo che nessuno dica volentieri quanto e come guadagna. È difficile incontrare qualcuno, anche un dipendente, che ti venga a dire quanto guadagna. Quindi che sia un blogger, un pittore, o chissà, penso che il compenso o lo stipendio siano parte della sua sfera chiamiamola di “privacy”. Non ha senso raccontarlo.

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  • Dic 22, 2018 in 10:12 am
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    Ciao Sabrina, premetto che ti stimo molto (altrimenti non avrei frequentato un tuo corso) e ti leggo spesso perché trovo i tuoi consigli molto utili. Ho letto con attenzione quello che hai scritto. Ricordo benissimo quel post perché faccio parte del gruppo. Ho seguito la conversazione e messo anche mi piace a qualche commento, tra cui quello in cui c’è la parola omertà. Sicuramente il termine è troppo forte e personalmente non lo avrei utilizzato ma, a mio avviso, in un gruppo può capitare di scrivere in modo colloquiale rispetto ad post su un blog. Se guardo al messaggio della frase e non mi concentro sulla parola omertà, mi è sembrato di capire che la ragazza si riferisse, in generale, alla reticenza degli italiani a parlare di soldi. Per quanto mi riguarda, posso dirti che a me non interessa conoscere il guadagno di una blogger (saranno affari suoi, si) ma c’è stato un tempo in cui mi sono chiesta quale fosse la cifra base per scrivere un post sponsorizzato. Non avevo dei parametri con i quali confrontarmi, idea di come districarmi e muovermi nel magico mondo delle tariffe, e ascoltare il parere di qualche collega più esperta mi ha aiutata. A mio avviso sarebbe importante avere un tariffario ufficiale base a cui fare riferimento, per trasparenza. In ogni modo, trovo che questi confronti siano molto interessanti e, come dice Paola, se ti va si potrebbe riaprire l’argomento nel gruppo da un’altra prospettiva.

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    • Dic 22, 2018 in 3:11 pm
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      Ciao Sara, grazie per il tuo attestato di stima, conta davvero tanto per me, più di quanto immagini.
      Ognuno ha dei suoi parametri di uso delle parole. Io, personalmente, anche quando sono in ambito informale con persone che non conosco e non mi conoscono e soprattutto su una piattaforma pubblica, cerco di ponderare il più possibile le parole per cercare di non essere inopportuna e non rischiare di urtare la sensibilità di nessuno. Sono di certo maniacale, ma lavoro con le parole, per questo do loro un gran peso. Molte risposte nel thread erano polemiche.
      Un tariffario ufficiale al momento non è possibile perché i parametri sono troppo variabili: Possiamo basarli sulla DA, ma c’è chi ha una DA altissima e poco engagement sui social e molte agenzie hanno bisogno anche di diffusione sui social; c’è chi spacca tutto sui social ma ha un blog con poco traffico organico e c’è chi ha poco traffico ma è tra bravo nelle PR di persona e on line per cui riesce a trovare dei contatti super e fatturare da una collaborazione quello che io, abbastanza asociale, fatturo in 10. Ciò detto, anche in Italia ci sono decine di blogger che scrivono, in media, quanto costa un loro post sponsorizzato (io sono tra queste, e l’ho detto tra l’altro anche in questo post che stiamo commentando). Anche le affiliazioni hanno una tariffazione molto chiara, stabilita di volta in volta dalla piattaforma alla quale ci si iscrive.
      Ma questo non ha nulla a che vedere con la necessità (che a mio avviso è una NON necessità e NON opportunità) di scrivere il proprio bilancio annuale.
      Anche perché, non vi viene in mente che questo svilisca la complessità di un lavoro creativo?
      Io, a mero titolo di esempio, potrei scrivere che per un un progetto che prevede 3 articoli e un take over su instagram ho guadagnato 500 euro, ma non potrò inserire le ore di brainstorming, riunioni, telefonate ad orari assurdi che ho fatto ma che non metto in fattura. E come me lo fanno tantissime blogger e tanti liberi professionisti.
      Un lavoro creativo autonomo non è illustrabile, nella sua complessità, sulla base del fatturato.

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  • Dic 22, 2018 in 8:34 am
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    Post interessante! Effettivamente credo che, essendo ormai diventato un lavoro anche l’essere blogger, credo sia molto difficile quantificare a livello economico la fatica che si produce in un mese, un anno o più. Come faccio a quantificarti quanto X post mi ha prodotto? Come ti quantifico l’X collaborazione? Certamente non credo sia impossibile,ma, prendiamo ad esempio le collaborazioni: ogni blogger ne ha diverse nel periodo dell’anno; presumo (correggimi se sbaglio) che ad ogni collaborazione corrispondano determinate condizioni che vengono decise di volta in volta, ecco…allora come si può quantificare? Qui credo sia IMPOSSIBILE! Poi effettivamente sta alla volontà del blogger ma come hai detto tu, abbiamo mai chiesto ad un esercizio commerciale il proprio fatturato in vetrina?

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    • Dic 22, 2018 in 3:15 pm
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      Caro Roberto, hai colto nel segno la faccenda della complessità delle variabili. Io posso anche scrivere un post in cui dico quanto guadagno, ma lo farei nell’assoluta certezza di non essere di aiuto a chi mi legge.

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  • Dic 21, 2018 in 5:02 pm
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    trovo di una maleducazione incredibile chiedere a qualcuno (a chiunque) quanto guadagna con il suo lavoro. Inutile poi chiederlo a una blogger, le variabili sono infinite e non basta aprire un blog per cominciare a guadagnare, magari fosse così! gli americani posso anche dirlo pubblicamente ma non ne capisco il senso se non per fare visualizzazioni perchè la gente, si sà, adora farsi gli affari degli altri

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  • Dic 21, 2018 in 11:14 am
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    ho letto anche io di sfuggita quel post e non ho commentato perchè cerco di rimanere fuori da queste polemiche il più possibile. per me è semplicemente una questione di “vivi e lascia vivere”, guarda quello che fai, senza guardare quello che fanno gli altri! purtroppo lo so che nel nostro mondo, quello dei blogger, invece è tutto un miscuglio di invidia e poca comprensione. 🙂

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  • Dic 21, 2018 in 10:56 am
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    Per la me questione è un po’ spinosa. A me interessa molto capire come guadagnare con un blog, lo dico molto apertamente e non ci vedo nulla di male. A tal proposito avevo letto proprio un tuo articolo e ho seguito alcuni dei tuoi consigli. Devo dire però che spesso mi imbatto in rete in articoli che portano lo stesso titolo ma che di sostanza ne hanno ben poca nel senso che è facile dire : scrivi bene, pubblica periodicamente e usa la fantasia. Io le vedo come frasi fatte. Preferisco di gran lunga chi mi dice quali piattaforme usa o di quali ha sentito parlare o chi un articolo con un titolo così non lo scrive affatto. Sono alle primissime armi e non ci capisco ancora molto (per non dire non capisco niente) di guadagno ma penso che in generale ci sia più voglia di concretezza più che di numeri veri e propri. Magari sapere che un tuo articolo te lo pagano intorno a 180 Euro può farmi avere un’idea di paragone ma dipenderà sempre e comunque da come io riesco a trattare e da come riesco a posizionarmi io con zio google rispetto a te. Insomma, tutto è relativo ma ammetto che tutti i post che titoleggiano inneggiando ad essere geni della crescita ( di blog come di social mi permetto di aggiungere) ma che in realtà non danno info reali (ripeto info non numeri) mi irritano abbastanza.

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    • Dic 22, 2018 in 3:18 pm
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      Lo sai Simo, scrivere come si guadagna è di grande aiuto. Dalle strategie alle piattaforme più serie, dalla trattativa al proporre progetti, fino alla vendita di prodotti on line. Il quanto lo vedo un’informazione non utile a chi legge ma utile al blogger ad avere qualche decina di lettori in più.

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  • Dic 21, 2018 in 7:51 am
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    Lavoro come blogger e mi viene sempre chiesto quanto guadagno con un articolo, con un post su Instagram eccetera. Io non rispondo mai perchè non penso che uno salga su un autobus e chieda al conducente quanto guadagna a corsa. Purtroppo ancora molta gente non capisce che questo è un vero e proprio lavoro, che richiede impegno e che, per questo, merita un guadagno.

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  • Dic 21, 2018 in 6:12 am
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    Ciao Sabrina! Ho letto il tuo post e mi trovo d’accordo con te, anche io mi sono imbattuta in una discussione simile in cui mi chiedevano quanto guadagnavo con il blog, con adsense ecc…ma non me la sono sentita di rispondere, perché chiedere a una persona quanto guadagni, mi sembra innanzi tutto una “violazione” della privacy e poi non essendo un personaggio pubblico o politico non capisco perché io dovrei rivelare i miei guadagni in pubblico su un social network, non credo nemmeno di essere un’azienda quotata in borsa XD. Insomma, io non ho mai chiesto al mio avvocato quanto guadagna 🙂 Inoltre penso che ci sia sempre una punta d’invidia dietro le domande che ti pongono su quanto guadagni. Non solo, lavorare sul web può avere davvero tante connotazioni io ad esempio scrivo per il web e collaboro con varie agenzie editoriali per altri progetti e in più gestisco il blog, e naturalmente poi pago anche le relative tasse. Dunque dopo questo commento logorroico, volevo solo dire che il tuo post è davvero in linea con il mio pensiero, perché siamo liberi professionisti come gli altri e penso che dovremmo avere ed esigere lo stesso rispetto, evitando di rispondere a domande “banali” e “puerili” su quanto si guadagna al mese in questo campo.

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  • Dic 20, 2018 in 9:43 pm
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    Bel post, molto schietto e soprattutto molto onesto. L’ho letto con sincero interesse perchè, un po’ come molte altre persone immagino, qualche volta me lo sono chiesta: ma quanto guadagna un blogger? Forse perchè, un po’ come per il mondo dei musicisti, sembra troppo bello per essere vero che si possa campare con un lavoro così interessante!
    Per il resto, io sono una grafica (una delle categorie che tu nomini) ma il mio lavoro non è remoto ed è mooolto lontano da quello della blogger (o almeno dell’idea che ne ho io!). Sono una blogger solo perchè prima mi occorreva essere web designer ed è per questo che leggerò ancora TANTI tuoi post onesti e chiarificatori 😉

    Risposta
    • Dic 22, 2018 in 3:20 pm
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      Scoprirai che le nostre dinamiche di lavoro, a parte l’essere o non essere dipendenti da un’azienda o ente, sono molto simili in realtà 🙂

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  • Dic 19, 2018 in 10:50 pm
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    La gente su questo non ha mezze misure e si spacca la 50% ..
    Alcuni se parli di blogger pensano subito alla Ferragni, altri invece non lo reputano un lavoro.
    Io comunque – non solo ad un blogger ma a chiunque – non mi permetterei mai di chiedergli quanto guadagna.

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  • Dic 19, 2018 in 8:23 pm
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    Ho letto con grande interesse e curiosità il tuo articolo. Ho un blog estremamente piccolo e non ero minimamente a conscenza di questa cosa. Perché un blogger dovrebbe dire al mondo qunto guadagnia? Io da vera analfabeta sull’argomento resto interdetta. A me non mi passerebbe mai di chiedere al postino o al dentista quanto guadagnano, se ci campano bene o meno, ma saranno affari loro. Nel caso poi di un dentista o di un avvocato saranno problemi suoi, del fisco e del suo commercialista e visto che io non sono il commercialista perché dovrebbe raccontarlo a me.

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  • Dic 19, 2018 in 6:07 pm
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    Ho iniziato da relativamente poco con il mio blog, e per quanto questa sia nata come passione che spero si trasformi in qualcosa di remunerativo, non penso che chiedere alle persone quanto guadagnino sia una domanda valida. Dipende dal tempo che dedichi al tuo lavoro, dai clienti e da un sacco di altre cose come hai spiegato nei dettagli tu stessa.
    L’articolo tra l’altro mi ha dato spunti da studiare per migliorare.

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  • Dic 19, 2018 in 2:47 pm
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    Ho letto il tuo post tutto d’un fiato. Un po’ come te non amo i titoli acchiappalettori (infatti non riesco mai a fare pace con la SEO) e, come te, non capisco perché ci si accanisca così tanto con noi blogger quando i giornalisti, oltre ad avere uno stipendio, ricevono regali ogni giorno senza l’onere di dichiararli come capita con noi. Non ti so dire. Io amo il confronto, magari in privato, per supportarci a vicenda e magari darci dei buoni consigli. Per il resto, credo siano affari nostri tutte le cose che riguardano il nostro privato.

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    • Dic 19, 2018 in 2:53 pm
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      La buona notizia: la SEO ha poco a che fare con i titoli acchiappalettori ;-). Basta rispettare nel titolo quello che dici nel testo e lo zio Google è felicissimo e ci fa salire di punteggio.
      Per il resto, il giorno in cui scriverò quanto ho guadagnato, scriverò anche quando pago di tasse e così tutti vedremo il decremento dei wannabe blogger :-D.

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  • Dic 19, 2018 in 6:51 am
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    Io ho iniziato da poco quest’avventura nel mondo dei blog ma non mi verrebbe mai di chiedere ad una persona quanto guadagni dal proprio sito. Ogni sito è diverso ed anche il tempo che ognuno di noi vi dedica è differente. Io ammiro chi riesce a vivere di questa passione. Io vorrei provarci. Maria Domenica

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  • Dic 19, 2018 in 12:04 am
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    Mi sono imbattuta in questo tuo post per caso (ero tornata per segnalarti un link che mi avevi chiesto nei commenti di un altro post) e visto che il gruppo di blogger in questione è il mio ti commento pure questo 😉
    La discussione nel gruppo secondo me aveva senso perché spesso sentiamo parlare di blogger che vendono i loro corsi di blogging e poi guadagnano dai corsi invece che dal blogging che è assurdo. Oppure altre blogger che ti dicono di aver fatturato centomila euro (lordi) in un mese e poi se fai due calcoli vedi che è perché hanno lanciato il loro unico prodotto annuale (un corso guarda caso). Ecco queste mi sembrano prese in giro belle e buone nei confronti dei wannabe blogger.
    Molti blogger americani che vendono corsi invece pubblicano i loro guadagni proprio per far vedere che loro di blogging ci vivono davvero. E poi è molto utile per chi fa questo lavoro capire come diversificare tra affiliazioni, post sponsorizzati, ecc.
    Ovviamente, alla luce di quanto sopra, non era una critica verso chi fa blogging come te andando avanti per la sua strada e mi dispiace se ti sei sentita presa in mezzo. Se ti va condividi pure questo tuo post nel gruppo così possiamo riaprire la discussione sotto un altro punto di vista.
    Sull’omertà dei blogger italiani invece la parola scelta non è sicuramente delle migliori, ma a parte pochi gruppi di blogger che sono trasparenti e collaborativi, la maggior parte non ti passa un contatto di lavoro neanche a pagarlo. A me sinceramente non piace lavorare così quindi credo sia importante poterne discutere per cambiare il modo di fare 🙂

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    • Dic 19, 2018 in 8:07 am
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      Cara Paola, grazie per aver letto e dato il tuo contributo su quest’annosa faccenda. Dunque, potrei dire che la domanda sul gruppo, in sé, sarebbe anche stata ben posta, non fosse stato per i commenti e le analisi approssimative ma… ma invece no. Il problema, mi dispiace dirlo, risiedeva già nella domanda.
      Credo che anche partire chiedendosi quanto guadagna una persona sia un’approccio un po’ puerile. Chiediti COME, non quanto, perché il quanto dipende da troppe variabili. In primis da te, libero professionista.
      Poi, ci sono moltissimi blogger stranieri che fanno esattamente quanto viene rimproverato ai “poco trasparenti e omertosi” blogger italiani. Soprattutto gli americani, cui il marketing viene insegnato a scuola ben prima dell’alfabeto, sanno ben vendere un post che parla di fatturato proprio perché sanno che porta visualizzazioni.
      Non mi sentivo attaccata in quanto persona, ma ho letto molte frasi come un attacco molto superficiale ad una categoria che fa molta più fatica di quanto non appaia. Non mi sono sentita presa in mezzo; semplicemente lo ero, perché parte di una categoria. Una categoria contro la quale, spesso, sono proprio i nuovi arrivati a creare piccole campagna sulla trasparenza, senza sapere neanche bene che cosa sia fare questo lavoro. Io, quando ho iniziato, ci pensavo due volte prima di dire ai blogger navigati come si faceva il loro lavoro e quale fosse l’approccio più etico (ma forse è solo perché quando ho iniziato io non c’era facebook :-D)
      Ultima curiosità: mi scrivi “altre blogger che ti dicono di aver fatturato centomila euro (lordi) in un mese e poi se fai due calcoli vedi che è perché hanno lanciato il loro unico prodotto annuale (un corso guarda caso).”, Centomila LORDI al mese con un corso?! Ti prego dimmi chi è… sono indecisa se acquistare il corso, che sarà illuminante, o se venderne anche io uno simile 😀 
      Altra cosa: guadagnare come blogger vuol dire ANCHE fatturare da servizi ancillari, come progetti o corsi, e non ci vedo davvero nulla di male.

      Risposta

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