Aree riservate e articoli a pagamento sul tuo blog. Come fare?

Nelle mie tantissime coaching, individuali e di gruppo, con chi ha un blog e vuole portarlo ad un “livello successivo”, in termini di traffico, guadagno, autorevolezza, posizionamento, spesso emerge una riflessione tra i miei corsisti (soprattutto quelli e quelle con blog attivi da molti anni o di argomenti molto verticali):

 

Quanto e in che misura posso regalare solo contenuti (articoli) gratuiti?

Quale livello di approfondimento è giusto dare in un contenuto,
e dove arriva il punto in cui non è più giusto “regalare” informazioni? 

La domanda è legittima, e la risposta varia a seconda di

  • quanto sono di nicchia i nostri argomenti
  • quando la nostra community si fida di noi
  • qual è il livello di reale approfondimento che possiamo dare nel nostro segmento narrativo.

Tuttavia è anche vero che ci sono molti blog che nascono, dal primo giorno di messa on line, con una strategia che alterna contenuti gratuiti a contenuti a pagamento. E con una buona strategia, anche questo modello ha senso.

In questo articolo raccolgo le modalità più diffuse ma anche più semplici per far sì che il tuo blog possa dare spazio a contenuti a pagamento, e ti farò anche degli esempi pratici di blog che utilizzano ognuno di questi metodi.

Questo contenuto, come tutti i contenuti di questo blog, è gratuiti.
Se vuoi sostenere il tempo, la ricerca e la scrittura dietro questi contenuto,

puoi offrirmi:

☕ un caffè — 1,50€
🍷 un bicchiere di vino — 5€
🍸 un gin tonic — 8€

[come vedi, nei miei luoghi virtuali anche il paniere di drink e bevande resta calmierato]

Creare un sistema di membership nel blog

reputazione editoriale blogger

Immagine generata con IA

Se ancora non hai il tuo blog e stai pensando di crearne uno, magari già con un sistema che separa i contenuti gratuiti da quelli a pagamento e avere già un piano strategico di guadagno legato ai contenuti, ti consiglio di scegliere un tema/template che abbia già nel suo design di base la possibilità di creare un’area riservata.

Al momento della scelta del template (anche gratuito di WordPress) usa come filtro la parola “membership” per conoscere i temi disponibili.

Un blog che rappresenta un ottimo esempio di questo meccanismo, è Stratechery, blog indipendente di analisi tech/geopolitica digitale di Ben Thompson.
Argomento molto tecnico, il suo piano editoriale è strutturato in modo tale da dare agli abbonati gli articoli tutorial o informazionali più di nicchia, nonché la possibilità di ascoltare i contenuti.

Si tratta praticamente di un blog personale (come il tuo) diventato una media company con parte del fatturato legato agli abbonamenti e ai contenuti premium.

Creare aree/categorie specifiche, con contenuti a pagamento

Immagine creata con IA

Immagine generata con IA

Metodo semplice, simile a quello che ho messo in pratica io sul mio blog.
Ho creato un’area riservata dove vendo prodotti esclusivi a costo speciale e solo per chi è già mio corsista.

Io ho messo dei prodotti e delle facilities riservate solo a poche persone, ma tu potresti mettere in un’area simile (che di fatto non è che una pagina, su un piano meramente tecnico) degli articoli da scaricare in pdf a costi accessibili (da 1 a 5 euro), con un meccanismo semplice di ceck-out.

In pratica i tuoi articoli, in questo spazio, diventano dei micro prodotti in pdf, scaricabili;
quindi, tecnicamente, sempre a disposizione di chi li acquista, aumentando la value proposition; questo è utile soprattutto per articoli molto tecnici con informazioni molto di nicchia o articoli molti lunghi.

Per scegliere questa opzione, è necessario scaricare un plug in di e-commerce, come Woo-Commerce, dal momento che gli articoli a pagamento funzionano come dei veri e propri prodotti; più semplice da fare che da spiegare, ma se ti serve una spiegazione su questo punto o su come monetizzare il tuo blog, puoi prenotare una consulenza ONE SHOT con me.

Creare dei pay wallUpdate Google

Hai presente quando accedi ad un quotidiano online, come Repubblica, La Stampa, Il Manifesto ecc., e di alcuni articoli puoi leggere solo uno o due paragrafi?

Poi compare un testo che ti invita ad acquistare il resto dell’articolo o ad abbonarti. 

Ecco, quelli sono i così detti “pay wall” (come dire, muri che ti bloccano finché non paghi).

Per implementarli nel tuo blog, vai nell’area Plugin e cerca “membership”.
Ti appariranno molte opzioni, dalle più semplici alle più complesse, impostando le quali potrai scegliere quali articoli sottoporre a pagamento.

I pay wall possono essere impostati come

Abbonamento

Sistema che blocca totalmente o parzialmente la lettura di un contenuto, sbloccandolo a seguito di un abbonamento (dunque, un pagamento soggetto anche ad un periodo di tempo, da impostare nel plugin stesso, assieme alla creazione di un’area log-in), come nel caso di

The Free Press

The Atlantic

Micropayment / Pay-per-article

Sistema che invece ti permette di bloccare il singolo articolo, senza bisogno di registrazione dell’utente o di sistema di abbonamento.

Questo sistema è utile ad esempio per chi ha già pubblicato degli articoli da tempo, e li vuole, da ora in poi, rendere a pagamento.

Alcuni plug in più semplici per il tuo primo paywall

  • WP-members
  • Ultimate member
  • Paid membership subscription
  • Simple Membership
  • User Registration and membership

Usare un content locking per portare iscritti alla tua newsletter

Come i miei corsisti e chi mi segue da un po’ sa bene, portare persone dal blog ad una community più intima e stretta, diventando gestori del traffico senza delegarlo solo a Google e altre piattaforme, è parte forte di una vera strategia.

Sempre più creator non stanno costruendo paywall rigidi, ma meccanismi di accesso progressivo: alcuni contenuti restano pubblici, altri vengono sbloccati in cambio di un’iscrizione newsletter o di una membership.

Alcuni plug in più semplici per il tuo content locking

  • Subscribe to Unlock Lite
  • Restrict Content
  • Download after email

Creare un blog/newsletter su Substackcome si diventa una blogger

Nuovo grande competitor sia di WordPress, Wix e co., ma anche dei grandi hosting provider, Substack si presenta come una soluzione per creator che hanno deciso (finalmente) di tornare al long form e fidelizzare il proprio traffico. 
Per noi blogger di vecchia data, niente di nuovo, dal momento che è la stessa cosa che era qualche anno fa BlogLovin e Medium.

Ma attenzione perché Substack, come tutte le piattaforme non proprietarie, cioè non tue ma in cui sei in affitto, non è una piattaforma miracolosa: gli articoli possono essere indicizzati e posizionarsi su Google, ma la piattaforma nasce principalmente come ecosistema newsletter/community e offre meno controllo SEO e meno possibilità strategiche rispetto a un blog proprietario costruito su WordPress.

La consiglio a chi ha già community molto calde e disposte a pagare. 

Se invece hai già un blog con buon traffico in organico e vuoi portare parte dei tuoi lettori e lettrici ad approfondimenti premium, senza integrare il meccanismo sul tuo blog, Substack può essere una buona soluzione.

Un esempio è il blog/newsletter Lennysnewsletter

Chiedere “un caffé”

Proprio come ho fatto io, a inizio articolo, puoi anche chiedere alla tua community più fedele di supportare attraverso un costo simbolico il progetto.
Puoi creare i link per il check-out veloce tramite Paypal (Crea + link di pagamento oppure Donazione) o puoi creare un profilo su piattaforme come Ko-Fi o Buy me a coffee.

puoi offrirmi:

☕ un caffè — 1,50€
🍷 un bicchiere di vino — 5€
🍸 un gin tonic — 8€

Se hai domande, fammele pure nei commenti, rispondo volentieri

1 Comment

  • Cristina

    Io ho sempre pensato che ‘nessuno pagherebbe per leggere un mio articolo’ quindi non ho mai avuto il coraggio di chiedere un paywall. (anche se paradossalmente, ho scritto un libro pensando che a qualcuno potrebbe interessare)
    Vero è che, quando pensavo di poter guadagnare col blog, ho aperto un account ko-fi, chissà che non trovi il coraggio di inserire un box simile al tuo per farmi offrire un caffè… ci penso ancora un po’ poi ti farò sapere. Cris

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