Articoli interviste, come renderle interessanti e davvero utili

Quando pensiamo a un articolo intervista, probabilmente ci viene ancora in mente il formato più classico: un giornalista, una persona più o meno nota, una serie di domande e altrettante risposte.

Domanda. Risposta.
Domanda. Risposta.
Domanda. Risposta.

Possibilmente per tremila parole.
E magari un titolo come Intervista a Mario Rossi.

Il problema è che, a meno che Mario Rossi non sia una persona che tutti stanno già cercando online, al lettore medio di leggere un’intervista a Mario Rossi potrebbe non fregare assolutamente niente.

Questo non significa che le interviste non funzionino per i blog; è questa forma standard (e noiosa) che non ha un grande potenziale mentre, al contrario, un buon format di articoli interviste può essere utilissimo al tuo blog e a tutta la tua strategia editoriale.

Perché un’intervista non serve soltanto a raccontare la persona che intervistiamo;

  • può servirci per portare nel nostro blog esperienze, competenze, dati e punti di vista ai quali da sole non avremmo accesso.
  • Può aiutarci a costruire relazioni con altri professionisti, colleghi, aziende e stakeholder.
  • Può rendere i nostri articoli più autorevoli e soprattutto meno sostituibili.
  • E può diventare materia prima per molti più contenuti di quanto immaginiamo.

Ne ho parlato anche nel mio articolo su come usare il blog per costruire relazioni, perché contattare qualcuno per chiedergli un contributo a un nostro approfondimento è già, di per sé, un modo per iniziare una relazione professionale.

Ma per far funzionare questa strategia dobbiamo smettere di pensare all’intervista come a una sequenza di domande e risposte e iniziare a considerarla una fonte editoriale.

A cosa servono le interviste in un blog

fare interviste per un blog - maranda-vandergriff-7aakZdIl4vg-unsplash

ph. maranda-vandergriff | unsplash

Puoi intervistare un’esperta del tuo settore, un collega, una piccola azienda, una professionista, una ricercatrice, un’associazione, una persona che ha vissuto un’esperienza particolarmente interessante per il tuo pubblico.

Attraverso un’intervista puoi:

  • accedere a competenze che non possiedi direttamente;
  • raccogliere testimonianze ed esperienze originali;
  • introdurre nel tuo articolo punti di vista differenti dal tuo;
  • verificare o mettere alla prova una tua tesi;
  • creare una fonte primaria che non esisteva prima della tua intervista;
  • farti conoscere da aziende, stakeholder e possibili partner;
  • creare contenuti che anche le persone intervistate avranno interesse a condividere.

Ed è proprio qui che l’intervista smette di essere soltanto un formato editoriale e diventa uno strumento strategico per il blog.

Non pubblicare l’intervista così come l’hai fatta

sabrina al computer al mare

Partiamo dalla cosa che considero più importante.

Puoi tranquillamente preparare dieci domande e mandarle alla persona che vuoi intervistare. Anzi, in alcuni casi far rispondere per iscritto e con calma permette di ottenere risposte molto più approfondite.

Ma quelle dieci domande non devono necessariamente diventare la struttura dell’articolo.

L’intervista è la fase di raccolta del materiale.

L’articolo viene dopo.

Se pubblichi:

Domanda 1
Risposta.

Domanda 2
Risposta.

Domanda 3
Risposta.

stai delegando al lettore il lavoro di capire quali siano le cose davvero interessanti emerse dalla conversazione.

Quel lavoro invece spetta a te.

Leggi le risposte, individua i concetti più forti, trova collegamenti, contraddizioni, dati, esempi e passaggi che possono sostenere il tema che vuoi approfondire.

E costruisci l’articolo intorno a quelli.

Gli H2 NON sono le tue domandeaumentare il traffico blog

Anche la struttura dell’articolo dovrebbe seguire i temi emersi, non la scaletta utilizzata durante l’intervista.

Mettiamo che io venga intervistata sul blogging. Una delle domande potrebbe essere:

Come pensi che cambierà il blogging nei prossimi anni?

Non vedo alcuna ragione per utilizzare questa domanda come H2.

Dalla risposta potrebbero invece emergere tre temi:

Il traffico organico sarà meno prevedibile

[analisi + mio contributo + virgolettato dell’intervistata]

Il blogger dovrà diventare più riconoscibile

[analisi + dati + virgolettato]

La relazione con i lettori acquisterà ancora più valore

[analisi + contributo dell’intervistata]

A quel punto non stai più pubblicando la trascrizione di una conversazione, ma stai scrivendo un articolo utilizzando un’intervista come fonte.

Non intitolare l’articolo “Intervista a… “

Un titolo come Intervista a Sabrina Barbante può avere senso se esiste già un forte interesse di ricerca intorno al nome della persona intervistata, altrimenti comunica pochissimo.

Potrebbe essere molto più interessante titolare: Il futuro del blogging: il punto di vista di un’esperta

oppure, ancora meglio, un titolo costruito intorno alla specifica query e alla tesi che l’intervista ti permette di sviluppare.

Il nome dell’intervistata può tranquillamente comparire nel sottotitolo, nell’introduzione, nei metadata o nel testo, perché la domanda da porti non è soltanto Chi sto intervistando? ma soprattutto Perché qualcuno dovrebbe voler leggere quello che questa persona ha da dire?

È quella risposta che dovrebbe guidare titolo, struttura e SEO dell’articolo.

Ti lascio un esempio di articolo intervista che ho scritto di recente: si tratta di tre interviste separate che mi sono servite per creare un unico articolo (e anche per crearne altri, che ho proposto ad altre realtà online).

Una sola intervista può diventare più articoliSGE e Ai Overview

Hai fatto dieci domande. Hai ricevuto dieci risposte molto approfondite e quindi scrivi un’intervista da 4.000 parole. Non è una strategia che suggerirei, perché stai depotenziando le informazioni che hai ricevuto.
Quelle dieci risposte potrebbero contenere tre o quattro nuclei editoriali completamente diversi.

Riprendiamo l’esempio dell’intervista sul blogging.

Una parte della conversazione potrebbe diventare Come cambierà il blogging nei prossimi anni, Un’altra I 10 errori che continuano a commettere i blogger. Un’altra ancora
Come monetizzare un blog quando il traffico organico cambia

In tutti e tre i casi puoi utilizzare parti della stessa intervista, insieme alla tua analisi, alle tue fonti e alle tue competenze.

La persona intervistata non deve essere necessariamente la protagonista assoluta del contenuto, ma può essere una delle fonti che ti permettono di costruirlo.

Una buona intervista, quindi, può alimentare una parte del tuo piano editoriale invece di esaurirsi in un unico articolo interminabile.

La tua voce non deve scomparire dietro quella dell’intervistato

Questo punto per me è fondamentale. Intervistare una persona autorevole non significa consegnarle le chiavi del tuo blog.

Il tuo lavoro resta quello di autrice, e come tale contestualizzi ciò che dice l’intervistata: Introduci il problema, porti altre fonti, metti in relazione la sua esperienza con i dati, anche i tuoi. Puoi essere d’accordo oppure evidenziare una differenza rispetto alla tua posizione.

Il contributo dell’intervistato rafforza, completa, mette alla prova o problematizza il tuo ragionamento, senza sostituirlo. 

È anche così che eviti di produrre l’ennesimo contenuto facilmente replicabile: stai creando qualcosa che nasce dall’incontro tra la tua analisi e una fonte originale che hai raccolto tu.

Intervista più persone sullo stesso argomento

Qui possiamo fare un ulteriore salto.
Immagina di avere un blog dedicato al beauty e di voler approfondire le difficoltà incontrate dai piccoli brand indipendenti di skincare.
Potresti intervistare tre piccole aziende che lavorano in segmenti differenti e porre loro alcune domande comuni.
A quel punto non hai più soltanto tre interviste, hai tre fonti primarie sullo stesso fenomeno.
Puoi confrontare le risposte, individuare problemi ricorrenti, mostrare differenze, verificare se una tua intuizione trova riscontro nell’esperienza di chi lavora nel settore.

In questo modo puoi costruire un articolo molto più complesso e originale, nel quale i contributi delle tre aziende diventano elementi di una tua analisi.

Le interviste possono aumentare anche la distribuzione dei tuoi articoli

C’è infine un effetto collaterale tutt’altro che irrilevante. Se scrivi da sola un articolo sui piccoli brand di skincare, la distribuzione dipende prevalentemente dai tuoi canali.

Se quello stesso articolo contiene il contributo di tre aziende, improvvisamente esistono quattro soggetti interessati alla sua circolazione: tu e le tre realtà coinvolte.

Hai costruito un articolo nel quale quelle aziende sono presenti, citate e valorizzate e che quindi ha senso far arrivare loro il contenuto una volta pubblicato.
Una condivisione può portarti davanti alla loro community, un’altra può farti conoscere da aziende dello stesso settore, una conversazione nata per raccogliere un virgolettato può diventare un contatto professionale.

Ed ecco perché torniamo al punto dal quale siamo partiti: il blog può essere uno strumento per costruire relazioni, non soltanto traffico.

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