Perché tutti gli europei dovrebbero andare in Australia per rivoluzionare la propria vita

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Il mio periodo in Australia è stato foriero di grandi cambiamenti.
E prima che vi andassi io, lo è stato per altre persone che conoscevo che hanno deciso di andare in Australia per un anno sabbatico, per un gap year, per lavoro, per cazzeggio.

E so già che chi ci sta per andare vivrà una piccola grande (più grande che piccola) rivoluzione copernicana che avrà inizio proprio nel periodo australiano, che sia di un mese o di un anno, e che raggiungerà l’apice e il punto di non ritorno dopo il rientro.




Ma perché? I mean, lo so che ogni viaggio è una nuova fine e un nuovo inizio, ma perché l’Australia ha un potere salvifico di tale entità che ti fa prendere la vita in mano e rivoluzionarla per sempre?

Io nel mio periodo DownUnder ero, emotivamente (e fisicamente) parlando, una pezza di piedi.
Mesi di insonnia, mesi di inappetenza, nu cap’ r’chiant (dal lucano, un piantazzo notevole) o anche due al giorno eppure se riguardo quelle foto vedo solo tanta tanta bellezza. Praticamente gli scatti più belli della mia vita, quando ancora non praticavo l’arte del selfie.

Ma come mai? Al di la delle mie ragioni personali, legate anche all’aver ritrovato la mia famiglia, tralasciando le rivoluzioni personali su tutti i fronti che sono seguite al mio rientro, ho diverse mie teorie sul motivo per cui l’Australia ha questo effetto su tutti e sul motivo per cui ogni europeo dovrebbe andare un periodo in Australia.

La teoria delle percezioni corporee

sabrina a mebourne

Sottovalutiamo il corpo, c’è poco da fare.
Sottovalutiamo la potenza e la prepotenza con la quale il corpo ci fa sentire un cambiamento e la velocità con cui il corpo ai cambiamenti si adatta.
Quando dall’emisfero boreale ci troviamo, in relativamente poche ore, in quello australe, il cambiamento percettivo va ben oltre la temperatura.
Il corpo percepisce il vento diverso, gli odori e le polveri dell’aria. E si abitua e adatta molto prima della nostra mente.
Noi ce ne andiamo in giro pensando che il nostro unico problema di adattamento sarà il  jet leg ma in realtà il corpo sta già digerendo, ora dopo ora e passo dopo passo, una stagione nuova.
Quando deciderai (perché, fidati, lo deciderai) di essere pronta ad un cambiamento radicale nella tua vita, il tuo corpo sarà già almeno sei mesi avanti rispetto a alla tua mente.
E quando il corpo corre, believe me, la mente segue perché non ha altra scelta.

Leggi anche “Come trovare lavoro in Australia”

La teoria degli opposti. 

Quando tutto è diverso ma uguale, anche tu per essere uguale devi diventare diversa.
Lo sembra, ma non è una supercazzola.


Dall’infinitamente elevato come gli odori delle stagioni all’infinitamente piccolo come il senso di rotazione dell’acqua nel lavandino o nel cesso, è impossibile che non ti si radichi in testa l’idea secondo cui altrove le cose “ruotano in senso diverso” e anche tu, per starci bene, con leggerezza e disincanto, devi farlo. Devi ruotare, volteggiare in senso opposto.

Credi davvero che dopo un mese o due di esercizio di questo tipo le cose per te non cambino del tutto?
Siamo così poco abituati a riflettere su quanto tutto sia diverso in ogni momento e ad ogni passo della vita.
Siamo sempre lì ad attendere che qualcosa cambi prima di cambiare qualcosa da non riflettere su quanto dietro ad ogni angolo ci sia una rivoluzione.

Quando i cambiamenti si lasciano vivere in maniera così “invadente” come solo in Australia per noi europei, il concetto si interiorizza al punto tale che per un po’, cambiare tutto, dalle piccole abitudini alla casa al lavoro alla città in cui viviamo diventa un atto vitale, dovuto a noi stessi, praticamente scontato.

La teoria delle cose importanti

Altrove le cose importanti sono altre, diceva qualcuno in grado di scrivere belle frasi.

Te ne accorgi non solo quando un tuo amico australiano va a lavorare in ufficio in abiti molto informali e tu dirai “fiiiico”.
Te ne accorgerai anche quando un’amica di questo paese super evoluto civilmente ti dirà che lì il congedo parentale non esiste, e se sei in maternità ti tengono il posto (se ti va bene) ma non ti pagano. Tanto poi un altro lavoro si trova.

Oppure lo capirai quando qualcuno ti dirà che il suo più grande “sogno esotico” è vivere un bianco Natale. Almeno uno nella vita.

La teoria della colonizzazione mentale 

Mi sono spesso chiesta che cosa significhi nell’immaginario collettivo di un intero continente avere una rappresentazione della realtà così diversa da quella narrata e auto-narrata: le vetrine natalizie di Melbourne hanno fiocchi di neve di polistirolo, pupazzi di neve di plastica e i loro alberi di Natale sono abeti, anche se ci sono di media 30 gradi, anche se la natura del natale australiano è una natura prepotentemente estiva.

Se la storia coloniale ha portato un intero continente a mettere neve finta in temperature estive, pensa a quanto è plausibile che la società in cui vivi ti abbia convinto che alcune cose normali per altri ma non per la tua natura, debbano essere ovvie anche per te. Quante sono le palline di polistirolo nella tua vita?

La (tua nuova) teoria delle grandi distanze

sabrina in Australia spiaggia St Kilda

Ce la raccontiamo con la storia che adesso siamo tutti più connessi.
Ce la meniamo con la faccenda che le distanze non esistono e si sono accorciate.
Ah sì, eh?
Forse lo penserai prima di partire e anche nei primi gloriosissimi giorni di viaggio.
E sai cosa? Continuerai e pensarlo, forse, per tutto il viaggio.
Perché potrai postare i tuoi scatti e le tue esperienze su faccialibro e affini e i tuoi amici e parenti dell’altro emisfero commentare tutto in diretta.

Leggi anche “Cose un po’ indie da fare a Melbourne” 

Poi, della teoria delle distanze, riparliamone al rientro.
Riparliamone quando quelle 30 ore di aereo da pagare almeno 1200 euro ti ricorderanno che non sai se e quando potrai rivedere e riabbracciare fisicamente le persone che lì hai conosciuto o rivisto e non saprai se e quando ne sentirai l’odore e quando potrai dividere l’ultima birra in frigo con loro.

Vediamo se allora, per la precisione quando sarai in aereo, penserai che le distanze non contano e che oggi sono molto più corte di un tempo.
Oppure se penserai che le distanze esistono e, mannaggia tutto, fanno schifo.

 

 

 

17 pensieri riguardo “Perché tutti gli europei dovrebbero andare in Australia per rivoluzionare la propria vita

  • Marzo 1, 2017 in 6:06 pm
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    Grazie per questo post, Sabrina! Credo che molti dei tuoi pensieri siano pienamente comprensibili solo da chi questa esperienza e queste emozioni le ha già vissute. Soprattutto la nuova teoria delle grandi distanze, che ti da lo schiaffo in faccia sul volo di ritorno, e che non avrei saputo esprimere con parole migliori delle tue. Grazie ancora! 🙂

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  • Febbraio 18, 2017 in 5:51 pm
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    Io sono sempre aperta al tutto nuovo (Viviamo una volta sola! ) e l’Australia è bel posto da vedere e anche da lavorare. Conosco alcune persone che ci sono trasferite e hanno aperto pure qualche attività. Certo si trova un po’ lontano dagli altri paesi, però offre tantissime opportunità per i giovani.

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  • Febbraio 18, 2017 in 4:41 pm
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    Non ci ho mai pensato di andare in Australia, forse perché è un paese piuttosto diverso dal nostro ad esempio l’ambiente, temperature, stile di vita ecc.. ovviamente come in tutte le cose ci vuole del tempo per ambientarsi e stare bene. Comunque, proverò anche quest’esperienza di volare dall’altra parte del mondo, tentare non nuoce 😉

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  • Febbraio 18, 2017 in 11:40 am
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    ci ho pensato tante volte di volare in australia per un po’ …. allontanarmi …. cercare un lavoro li …. ma sono terrorizzata solo all’idea di essere totalmente dall’altra parte del mondo e che per tornare a casa è estramente costoso e lunghissimo.
    Sono diciamo al 50/50 e da questa situazione non mi smuovero’ mai ….

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  • Febbraio 16, 2017 in 5:26 pm
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    Ne abbiamo lette di storie di persone che hanno cambiato stile di vita dopo aver raggiunto l’Australia, chissà… Ci piace la teoria degli opposti, originale 🙂

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  • Febbraio 15, 2017 in 6:43 pm
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    Ti ringraziero’ per sempre per quei ventuno giorni ti bacio mamma

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  • Febbraio 14, 2017 in 9:10 am
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    La colonizzazione della mente, un bell’argomento. Quest’anno, a Natale, ero in un posto caldo e al sole, eppure i centri commerciali, i negozi, le case erano addobbati a freddo e gelo. Bambini in felpa che continuavano a fare la fila con i genitori per una foto accanto a un orso polare e a montagne di ghiaccio finti. Il tutto era un caro richiamo a una nota multinazionale… vabbè questo è un altro discorso 😉

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  • Febbraio 13, 2017 in 2:23 pm
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    Verissimissimissimisssimo. L’Australia ti offre uno sguardo sulla realta’ mille volte piu’ informale e diretto rispetto a quello a cui siamo abituati noi. Ogni secondo trascorso nella terra a testa in giu’ ti rende piu’ aperta al mondo e al prossimo. Vale la pena andare fin li’ anche solo per far diventare il “No worries, mate!” in uno stile di vita!

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  • Febbraio 12, 2017 in 10:52 pm
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    Amo leggerti, brillante, esilarante, profonda come solo tu sai essere… Vado a contare le mie palline di polistirolo…..

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