Dei blog, della scrittura e del più grande problema: l’autocensura

Non importa che sia un blog di tipologia viaggi, lifestyle, makeup, politica, letteratura o variedeventuali: prima o poi un blogger e SOPRATTUTTO una blogger, dovrà affrontare un mostro, una strega cattiva che a dirla tutta è sempre e comunque la principale responsabile del famoso “blogger’s burnout”, ovvero quella improvvisa, spesso lunga mancanza di idee, mancanza di motivazione, mancanza di stimoli paragonabile all’antica e romantica sindrome da foglio bianco, che non consente di rispettare le nostre scadenze con il blog al quale abbiamo giurato fedeltà e costanza.
Questo mostro a mille teste si chiama Autocensura.

bloggers burnout
Alimentata peraltro da pillole che in genere fanno bene, come il senso critico, l’ironia e il sarcasmo, persino un po’ (ma giusto un po’) di umiltà.
Come quando mangiamo il peperoncino perché fa bene alla pelle, alla circolazione ecc… ma soffriamo di reflusso gastro-esofageo e per fare bene ad un organo ce ne compromettiamo un altro, non so se la metafora è chiara.

La verità è che buona parte della crisi del blogger o di chi scrive non proviene solo da una vera/mera mancanza di idee. Ogni blogger ben organizzata ha già un calendario di titoli ben precisi e idee nate all’improvviso che sono scadenzate su un qualche file xls, pronte a diventare perle del web (e senza della quali il mondo sarebbe spacciato, diciamolo).

Ad esempio, io oggi avevo in calendario il post “Come venire bene in foto”, indispensabile (direi vitale) non solo per blogger ma per tutto il mondo degli utenti dei social visual.

Un post utile, utilissimo, quasi quanto i miei “consigli non richiesti per la gestione dei capelli ricci in viaggio” e all’altezza del mio post su come non risultare la brutta copia della morte nei viaggi in posti molto freddi (Come apparire carine nei viaggi invernali).

Nel caso di quest’ultimo post mai nato, il titolo c’era… ma c’era anche il periodico ricorso all’auto censura.

cose da fare per un blog

Questa si manifesta dapprima con una serie di domande che sembrano persino sensate. Tipo:
“Guarda che così sembra che ti prendi (e che fai) sul serio”
“Tu… che dici ad altre come fare cose? Ma fammi il piacere!”
“Non credi che sia meglio scrivere solo dei 5 posti in cui bere il miglior tè da qualche parte?”
“Ma non era un travel blog?”
“Scusa riccia, ma chi ti dice che tu vieni bene in foto?”
Il punto è che… me lo dicono tutti e tutte e la verità è che anche se non me lo dicesse nessuno, io credo di venir bene, quindi perché mai non dovrei dire come faccio, dal momento che non si tratta di una dote naturale ma di una serie di piccolissimi trucchi e accorgimenti venuti dopo anni e anni di pratica?

Ecco, è questo il punto.
Da quando scrivo, il periodico ricorso all’autocensura è un pedaggio da pagare con me stessa e la mia attività di scrittura di qualunque tipo, dai romanzi agli articoli (ogni tanto ho il dovere di ricordarti che scrivo anche romanzi, eh).
Quelle voci che non si sa mai esattamente se vengono da fuori o da dentro, ma che ti parlano fra parentesi e che sono quei concetti stratificati dei quali sai che non ti libererai mai, riassumibili come

  • ma chi ti credi di essere? non sei un’opinionista del NYT/un Nobel/un’ospite di Barbara d’Urso
  • ma anche basta, trovati un lavoro serio
  • se proprio devi avere un blog di viaggi, scrivi solo di viaggi
  • sì, ma i Marò?
  • se sei bella/simpatica/brava, aspetta che siano gli altri a dirlo

Vediamo, come posso ovviare oggi, con un palliativo da un euro al chilo, a questa malattia perversa che se lascio diffondere come una metastasi mi farà chiudere il blog e smettere di scrivere entro tre mesi? (e sai che perdita, ragazzi qui la cosa è seria!)

Prima di tutto potrei scriverne, come sto facendo.

Credo che sia una soluzione a molti problemi, sai?
Scrivi qualcosa su ciò che ti blocca. Se la psicologia e la scienza medica consigliano un diario, io consiglio un luogo publico. Dal blog a faccialibro. Persino in 140 caratteri su twitter può essere una soluzione, resa ancora più virtuosa dalla capacità di sintesi.
Esponi il tuo problema mentale al pubblico giudizio e anche ludibrio, sputando quelle due gocce di ironia che sono rimaste nella poca saliva ora che la bocca è arida.

Io non lo faccio direttamente su Facebook perché contiene già abbastanza disagio e il mio risulterebbe fuori luogo.
(Ecco, Sabrina, se vai avanti con battute acide di questo tipo, prima o poi sarai cinica anche con te stessa. E da qui, l’autocensura).
Sì, vero. Facciamo che la pianto con questo atteggiamento, per ora.

sabrina ulivi salento

Poi da questo blog, se ci si annoia a leggere del mio interessantiiiiiisssssimo problema dell’autocensura si può comunque leggere anche qualcosa di più carino e utile (e positivo), tipo “6 destinazioni dell’est Europa di cui ti innamorerai” o “Cose da fare e cosa da NON fare a Timisoara”
(
brava Sabri, vai avanti così. Dai e datti una seconda scelta, dimostra che sai scrivere di cazzate ma anche di cose più o meno utili e che scrivi di viaggio quando ti pare e se ti pare. Se metti anche un back link ad un blog vero, di qualcun’altra, sei a cavallo!).

Liberarsi di se stesse e dei propri limiti è la cosa più difficile, ed è uno scoglio che graffia anche chi è già navigata ed è riuscita a raggiungere il porto franco di “Sticazzi”, che fa vedere nitide ma ben lontane le opinioni degli altri, come le coste dell’Albania dal Salento. (Ok, spegniamo il generatore automatico di metafore per oggi, che dici?).
Ok.

streetart in lecce - in my suitcase

Ma in tanti anni di impegno per liberarsi di quello che conta per gli altri, resta sempre lì, col fiato sul collo, quello che pensiamo noi, anche quando è sbagliato. O fuori luogo. O inutile.

Allora come terapia, come forma sofferta e complessa di auto liberazione da me stessa che mi scrivo frasi fra parentesi, sono pronta per scrivere un post su come fare per venire bene in foto.
(ah sì, e che cosa ne guadagnerà il mondo?)
Nulla, ma il blog qualche visualizzazione in più e tanto basta. Per non parlare del fatto che se il genere umano ha intenzione di salvarsi grazie al mio blog, l’estinzione della specie inizia ad essere l’unica via percorribile.

 

3 pensieri riguardo “Dei blog, della scrittura e del più grande problema: l’autocensura

  • Ottobre 10, 2018 in 3:25 pm
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    Sì, uno cerca sempre la ”bacchetta magica”. Però a volte anche qualche trucchetto aiuta, specie nelle foto 😀 . Per il resto grazie e grazie: mi fa davvero piacere sentirtelo dire, anche perché vuol dire che miglioro e questo è molto positivo!

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  • Ottobre 9, 2018 in 9:50 am
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    Beh, oggi ero venuta sul tuo sito per vedere la nuova categoria (e leggere il pezzo su hotel/casa) e poi sono finita qui. Bene, seguo il tuo consiglio e mi libero con un coming out: uno dei più grossi scogli che avevo e ancora ho col-per-nel blog è proprio questa autocensura di cui parli tu. Questo pezzo mi fa sentire meno sola, specialmente visto che tu scrivi davvero bene e ti fai questi pensieri, mentre in giro trovo invece certi blog scritti oggettivamente coi piedi (grandi piedi) e mi chiedo appunto: ma non si rendono conto? Evidentemente no, beati loro! Io invece in testa ho sempre le domande che dici tu: ma chi ti credi di essere? se sei bella/simpatica/brava, aspetta che siano gli altri a dirlo, e i Marò ecc. Riderci sopra e parlarne è sicuramente il modo migliore per cominciare ad uscire dal loop! 😀 Ohhhh mi sento meglio, ora vado a leggere come venire carina in foto 😀

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    • Ottobre 9, 2018 in 3:34 pm
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      Hahah, il post sulla fotogenia ha sempre un grande successo… forse perchè crea grandi aspettative. Tu da quando ti esponi di più in foto e in video (roba di pochi mesi in realtà, lo so perchè ti seguo e ti osservo) sei molto più sciolta anche nello storytelling testuale. Se non ci hai fatto caso tu, te lo dico io 😉

      Risposta

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