Che cosa è un digital burnout, da dove viene quell’apatia e improvvisa ma protratta mancanza di motivazione verso il tuo progetto digitale e, soprattutto, come affrontarlo in modo saggio.

Non si tratta della semplice voglia di non usare più i social per un po’ di tempo, come potrebbe capitare a chiunque; quando un freelance digitale incontra la fase di down che possiamo definire digital butnourt, si va incontro a rischi reali nel proprio lavoro.

Parliamo di questo fenomeno senza giudizi, con qualche spiegazione tecnica e scientifica. E, ovviamente, come nostro solito, ragioniamo su qualche possibile soluzione.

Che cosa è un digital burnout

turismo e smart working

Digital burnout è uno dei tanti neologismi relativi alle professioni digitali e in questo caso si tratta di uno dei diversi aspetti legati alla psicologia del lavoro di questa nuova modalità.

Il digital burnout è una forte apatia e poca voglia, protratta nel tempo, di aprire computer, applicazioni social, e-mail, e tutti gli strumenti che un freelance digitale utilizza quotidianamente come mezzo di lavoro.

Non solo, l’esaurimento digitale o stress da presenza digitale, se volessimo tradurre il termine in italiano, consiste anche nell’incapacità di concentrarsi su progetti creativi e il sentimento oscuro del “non ha [più] senso”.

Tutti i freelance creativi sanno di che cosa parlo, per gli altri, chiedo uno sforzo di comprensione.

Pensate se tutto il vostro fatturato dipendesse dalle energie nella creazione di articoli, format, idee per la promozione del vostro lavoro sui vari canali digitali, social e non solo; quando arriva un burnout digitale, tutto il tuo lavoro e il progetto di impresa è a rischio.

Se si considera un professione digitale come una piccola impresa (e di fatto lo è), il digital burnout è uno dei principali fattori di rischio da inserire in una ipotetica analisi SWOT, e bisogna fin da subito avere un piano, per questi momenti che, fidati, capitano anche (e soprattutto) ai migliori.

Quali sono le cause del Digital Burnout?

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Come dicevo in apertura, il digital burnout è un’aspetto con il quale il mondo della psicologia del lavoro dovrà pian piano fare sempre di più i conti perché non solo è frequente ma è in parte inevitabile, a meno che non si mettano in pratica alcune attenzioni che elencherò in chiusura (e che comunque non garantiscono l’eterna immunità dal fenomeno).

La performance

Le cause dell’esaurimento digitale è legato a tanti fattori, tra i quali ha un’importanza centrale l’iper-performatività del web.
I canali di vendita e promozione dei freelance digitali, sono canali con un alto livello di performatività. I social, i siti web, le piattaforme di condivisione video e gli spazi per canali podcast, si basano sul “metterci la faccia”, la voce, la performance oltre alla semplice creatività.

Tempo fa ho letto un libro che consiglio a tutti i freelance digitali, soprattutto quelli che hanno saggiamente implementato il loro utilizzo del web in tutte le sue declinazioni per promuoversi.
Si tratta de “La società della performance” di Maura Gancitano e Andrea Colamedici (non ti lascio il link perché vorrei tanto che lo acquistasse in libreria).

Il libro fa un’analisi di come tutti i nostri valori sono diventati parte della nostra quotidiana performance. Il libro non dà molte soluzioni, anche perché non è un saggio per freelance digitali.

Tuttavia fa riflettere meglio su quanto la costante iper perfomatività del mondo online e il costante confronto con competitor e colleghi, il costante confronto con i mille “fantastici progetti dei quali ancora non posso dire niente”, con le vite apparentemente perfette degli altri, possa essere alla lunga sfidante, drenante.

E, ripeto, se per chi usa il web solo come distruzione e approfondimento basta un digital detox, per un lavoratore che con il digitale ci lavora la cosa si fa più complessa e pesante.

dormire meglio - non leggere il cellulare a letto al mattino e la sera

L’onnipresenza del tuo ufficio

Attenzione perché questo aspetto interessa anche ai nuovi smart worker: se lavoriamo sempre (o quasi) dal telefono o dal tablet, oltre al vantaggio di “lavorare da dove vogliamo”, abbiamo anche la sensazione di “dover lavorare ovunque e sempre”, con quell’ufficio tascabile che ci segue dappertutto.

Questo alla lunga affatica moltissimo e incide molto sulla demotivazione e sulla carenza di creatività.

L’assenza di interazione reale

Assunta Fanuli Atelier, Dress and Breakfast in Manduria.

Il digitale ci permette di entrare quotidianamente in contatto con colleghi, clienti, potenziali partner o persone che, anche solo con i loro contenuti, ci ispirano. E nessuno più di me è grato per questo.

Ma i processi creativi e motivazionali passano anche dalle interazioni personali, dalle chiacchierate e dagli sfoghi che in ufficio possono avvenire tra colleghi.

I freelance digitali soffrono spesso di isolamento, spesso auto-isolamento dovuto agli indubbi vantaggi del lavoro da remoto che però hanno delle contropartite che non avvertiamo subito, ma immagazziniamo con il tempo.
Tra queste, il senso di solitudine di fronte ai problemi del mondo del lavoro.

L’assenza della fisicità

consulenze SEO

I processi creativi si basano sulla cultura generale e quindi anche sui processi mnemonici.
Quante più cose sa e quanto più ampia è la cultura generale di un freelance creativo, tanto maggiore saranno le sue ispirazioni, le sue idee.

I processi mnemonici funzionano grazie alla multisensorialità e ad azioni fisiche (non è un caso se per ricordare qualcosa dobbiamo scrivere o scarabocchiare e sottolineare).

Dunque, se chi lavora sempre e prettamente online ha dei cali creativi non c’è da stupirsi. Il virtuale è una grandiosa risorsa, ma ha dei palesi limiti per le nostre sinapsi, soprattutto per i processi mnemonici e, dunque, creativi.

Il distacco dallo spazio-tempo

Strettamente legato al fattore “fisico” e reale c’è quello legato allo spazio tempo.
I freelance digitali e creativi vivono in uno spazio virtuale che è sempre uguale a sé stesso, sempre produttivo, sempre performativo.

Non è solo il mondo digitale che porta a questo: già un distacco netto dallo spazio tempo è stato dato dalla società industriale, in cui tutto deve essere produttivo allo stesso modo in ogni momento dell’anno. Non ci sono tempi per far riposare la terra e la produzione: il ciclo produttivo non ha interruzione.

Tuttavia l’operaio in catena di montaggio lavora su turni, finiti i quali può pensare ad altro e non alla catena di montaggio.
Il freelance digitale, non interrompe mai il ciclo produttivo. Dovrebbe, in realtà, ma non lo sa e quindi non lo fa.

In qualunque momento si prende in mano un cellulare e un tablet, si è “in fabbrica”.
Se all’inizio non se ne soffre perché spesso il freelance digitale e creativo ama il suo lavoro, alla lunga le “vibes” di quello che è pur sempre un lavoro prendono il sopravvento.

Mi viene in mente una divertente perifrasi del detto “Fai quel che ami e non lavorerai neanche un giorno della tua vita” in “Fai quello che ami per lavoro e finirai per odiare anche quello”.

Non voglio essere così drastica, l’amore resta e deve restare sul progetto, ma sfido chiunque a non andare, periodicamente, in down.

Possibili soluzioni

come aumentare il traffico di un blog - sabrina

Nelle mie coaching individuali analizzo spesso le cause reali dei down creativi e motivazionali perché ne conosco la pericolosità. Molti progetti che avrebbero potuto avere un grande successo e crescita muoiono o si depotenziano perché chi li crea non sa riconoscere o “curare” un digital burnout.

Riassumo i principali consigli che do, anche se è bene analizzare sempre il problema caso per caso.

  • Riconosci quando la terra ha bisogno di riposo.
    Il tuo corpo e il tuo cervello sono come la terra, che genera frutti, idee.
    La terra ha dei periodi in cui non crea germogli ma incuba semi. Ascolta i tuoi ritmi circadiani, analizza i momenti dell’anno in cui hai più energie e programma i “nuovi lanci” in quei periodi. Nei periodi del tuo inverno, incuba, scrivi, pensa, pianifica, non ti affaticare: gestisci carichi minori di lavoro e perdonati per questo.
  • Non trascorrere mai tutto il tuo tempo con i dispositivi;
    coltiva hobby o momenti che non hanno niente a che fare con il web.
  • Asseconda i tuoi ritmi quotidiani.
    Io sono creativa al sorgere del sole e ho momenti di calo nelle ore scure.
    Dunque, i lavori di produzione creativa (post social, blog post, testi per i podcast ecc.) sono di default posizionati nelle prime ore di luce, che ovviamente non sono le stesse tutto l’anno.
    In inverno tutto avrà inizio alle 7.30, in primavera ed estate alle 6.30.
    Dunque in estate produrrò obiettivamente di più rispetto che in inverno ma attenzione… l’inverno, in quelle ore più lunghe di riposo, nelle ore di letture accanto al camino, c’è la fase di incubazione di quello che sarà il germoglio.
    Rifletti sui tuoi ritmi produttivi migliori e assecondali il più possibile.
  • Lasciarsi liberi, in alcuni giorni della settimana (o della giornata) della “fasi zero”, periodi di almeno due ore in cui non pianifichi niente e nelle quali puoi, dunque, potenzialmente fare tutto (o, appunto, niente).
    Lo dico perché a volte anche lo yoga, la palestra, la cucina, sono attività che fanno parte di un programma ben preciso, sono un impegno.
    Pianifica degli spazi vuoti nella tua settimana, momenti cui tutto il lavoro e lo svago pianificato si deve adeguare.
    Si tratta di spazi vuoti preziosissimi per freelance digitali e creativi.
  • Fatti aiutare, se da sola non ce la fai. Se vuoi, ci sono anche io.

Sono Sabrina, blogger e content strategist. Aiuto a far diventare i blog un vero progetto digitale.

Seguimi anche su Instagram e ascolta il mio podcast per chiacchiere, consigli e ispirazione.

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