E io viaggio lo stesso. (riflessioni di un bersaglio mobile).

Hai letto il libro “Io non ho paura” di Ammaniti?
Quello in cui un bambino ne scopre e ne vive di cotte e di crude ma alla fine lui non ha paura e fa la cosa giusta?
Ecco, se vogliamo io sono una bambina che vede intorno avvenire cose assurde, in una storia fatta e scritta da adulti assurdi dove tutti potrebbero avere le loro ragioni e invece no, hanno tutti torto.
Chi prima, chi dopo, ma hanno tutti torto.

Ho due voli prenotati a breve, e dovrò passare attraverso almeno due aeroporti in cui l’allerta è 4 su 5.

Dovrei fermarmi, anche perché riesco sempre ad imbattermi in persone amabilmente intente a ricordarmi che la prossima a saltare in aria sarò certamente io e che “Almeno stavolta” farei bene a restarmene a casa.
E nessuno e niente più di queste persone mi fanno venire voglia di fottermene! Perché io sono una viaggiatrice e se è vero che sono un bersaglio, sono pur sempre un bersaglio mobile.

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Potrei stare qui a scrivere tutti i miei calcoli matematici (che regolarmente faccio) per convincermi di quanto sia bassa la probabilità di morire in un attentato terroristico (la cosa mi viene facile, dopo aver trascorso anni a convincere la gente di quanto sia poco probabile morire per mano di un attacco mafioso in Sud Italia), ma non lo faccio, perché non è questo il punto.
Il punto è che la “gente che viaggia” è ora come ora un bersaglio.
E che per me, le persone morte non sono una statistica. Sono persone. E lo sono anche io.

Ora, certo, perché non scrivi un post e queste riflessioni anche sui civili morti in Siria?
Fermo restando che questo è il mio blog e ci scrivo quello che mi pare (assunto di partenza per tutto, come per la mia vita), quelle morti causate non da terroristi ma da droni super intelligenti le commento (per l’amor d’Iddio non su facebook) da quanto ho consapevolezza politica. Ciò di cui scrivo e su cui rifletto adesso non è quanto sia idiota un bombardamento e quanto sia ancora più assurdo pensare che anni di politiche guerrafondaie potessero portare a mettere fiori nelle baionette dei califfati di turno.

La riflessione che parte adesso è che il bersaglio NON SOLO dei terroristi ma anche dei patriarchi della comunicazione non sono ‘i civili’ ma le viaggiatrici e i viaggiatori.

Io adesso sono un bersaglio. Mobile, ma sempre bersaglio.

E non solo bersaglio dell’Isis! Dai, riflettiamoci e parliamoci in maniera chiara, il problema è l’ammonimento a chi viaggia, a chi vuole vedere altro. Perché è questo che vi preoccupa tutti!
Giorni fa in Spagna delle ragazze che emanavano luce propria sono morte in un incidente stradale. Erano in Erasmus e il conducente, ricoverato, ha detto di aver avuto un fatale colpo di sonno.
Non so all’estero, ma in Italia tutta la narrazione ruota intorno all’Erasmus (in Spagna no, questo lo so).

E poi Marina Menegazzo e María José Coni, e poi Giulio Regeni, è una mattanza a chi va lontano.
Presi in pieno, bersagli pur mobili. Accompagnati dall’inutile sguardo di monito di chi lo pensa davvero che in fondo potevano tutte e tutti starsene a casa.

La categoria dei viaggiatori è sotto attacco.

Una delle mie scene filmiche preferite è la prima di Love Actually. Mi fa sempre piangere e dice che in un aeroporto c’è così tanto amore che senti che non ti può accadere nulla.
Ecco, appunto. E’ quella favola che ho dentro che è sotto assedio.

Chi viaggia è ennesimo bersaglio in un mondo che è in guerra da ché io ricordo di esistere. Sempre una guerra nuova, più giusta o più santa.

Quindi, perdete meno tempo a dire a chi viaggia di non farlo. E’ una canzone vecchia, come le guerre che continuate a giustificare e come e guerre che decidete di condannare.

E io, come Michele di Ammaniti, non ho paura. 
Ma anche questo non è vero, come non è vero nel libro.

Il piccolo Michele aveva paura, eccome, davanti ad un mondo di adulti cattivi. E anche la piccola-mica-tanto Sabrina, ha paura.

Ma la paura non è (ancora) un buon motivo per non fare qualcosa di giusto.

E, parafrasando Amélie Nothomb, quando smetteremo di viaggiare, allora sì che l’avremo davvero persa questa guerra. 

 

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