Dalle panchine di Kalemegdan alla più grande protesta studentesca d’Europa

Kalemegdan è il mio posto preferito, in una delle mie città preferite al mondo, cioè Belgrado.

Forse lo si è capito nel mio articolo-itinerario sulle cose più belle da vedere nella Fenice Bianca, come viene definita la capitale serba.

belgrado

La Fortezza di Belgrado svetta panoramicamente sulla confluenza tra i fiumi Sava e Danubio, creando per chi visita degli scorci paesaggistici bellissimi.
Lungo tutte le mura della cittadella e del parco circostante, vedrai persone sedute a chiacchierare, leggere, stare zitti e condividere lo spazio intimo del silenzio, per guardare questo spettacolo o solo per radicarlo nel proprio mindscape.

Nelle tre volte che sono stata a Belgrado, la città è cambiata moltissimo; dalle aree in restauro del bellissimo centro storico, ai lavori che hanno cambiato completamente il quartiere di Savamala e il Water Front.

La prima volta che si sono stata era area di locali alternativi, spesso abusivi, poggiati sull’acqua dove poter partecipare a feste e serata a basso costo e alta intensità (e dove fare molta attenzione).

La seconda volta era già stata promossa ad area hipster, come noi travel blogger chiamiamo alcuni nuovi quartieri bonificati, quando dire chic, istagrammabili e inutilmente costosi ci fa sentire in colpa.

Vedere una città che si evolve è bello… molto bello.
Ma è bello vedere dei punti fermi. E il mio punto fermo, a Belgrado, è Kelemegdan.
Uno dei miei luoghi preferiti in Europa, non solo lo spazio, ma per come è abitato.

Nell’epoca della comunicazione via social e degli smartphone come principale forma di interazione e conoscenza, qui vedrai anziani ogni pomeriggio giocare a scacchi, tra di loro o con ragazzi più giovani; o anziani che giocano a scacchi e giovani che li osservano per imparare.

Ogni volta ho visto questa scena (e non vedo l’ora di tornarci, il prossimi autunno, e portartici con me).

Vedrai persone sedute sulle panchine a leggere o guardare l’orizzonte, e il waterfront.

Alcuni luoghi abitati e abitudini di aggregazione mi fanno chiedere se questa sia la reale ragione per cui alcuni popoli ad un certo punto, si aggregano e protestano, e altri perdono l’abitudine a farlo.

Sta di fatto che le immagini delle proteste massive degli studenti serbi degli ultimi mesi, non mi hanno realmente stupita.

Impressionata sì, ma non stupita.

Come non impressionarsi quando si assiste alla più grande protesta studentesca avvenuta in Europa dopo il 1968?

La protesta degli studenti Serbi, che parte nel 2024 da Novi Sad e ha ripreso a intervalli irregolari negli ultimi 18 mesi, fino a registrare 180.000 partecipanti nel maggio 2026, secondo quanto riportato dall’Archive of Public Gathering.

Una cosa improvvisa?
No. Di improvviso c’è stato solo il crollo di una pensilina della stazione appena ristrutturata di Novi Sad, che nel novembre 2024 ha fatto 16 morti, tra cui un bambino di sei anni.

Di improvviso c’è stata la morte, dovuta a processi tutt’altro che improvvisi.

Di improvviso c’è stato il montare di una rabbia latente, e la voglia di esporsi di chi, alla fine, ha deciso di non avere più nulla da perdere.

Di improvviso c’è come questi studenti abbiano trasformato una tragedia (che si poteva e doveva evitare) in un bisogno reale di cambiamento collettivo.

Come accennavo, in Serbia ci torno a settembre o ottobre (se tutto va bene);

ma per raccontarvi qualcosa di quello che sta accadendo a Belgrado adesso, ho parlato con due italo serbi con background molto diversi tra di loro.

belgrado

Diego P. è un italiano e vive a Novi Sad da anni.

Mila Grujović è una studentessa serbo-italiana che studia a Milano ma torna regolarmente nel paese da cui la sua famiglia è andata via, a fine anni Novanta, nel periodo peggiore della guerra nei Balcani

Entrambi mi hanno raccontato la stessa storia da due diversi punti di vista.

Come mi racconta Diego P., impiegato nel privato, che si è unito diverse volte alle manifestazioni, la rabbia covava da tempo.

Molto prima del crollo della stazione ferroviaria, migliaia di persone erano già scese in piazza contro il progetto Jadar di Rio Tinto, una delle più grandi iniziative estrattive di terre rare previste in Europa.

Molto utili a importanti imprese automobilistiche dell’ovest ma non solo.
Per molti cittadini serbi quella vicenda rappresentava un’altra faccia dello stesso problema: accordi poco trasparenti, interessi economici enormi e una popolazione  sistematicamente esclusa dai processi democratici.

Gli studenti non stanno protestando solo per gli studenti; sanno che molti vorrebbero unirsi alle manifestazione, ma hanno troppo da perdere, dal momento che l’apparato statale, legato al presidente Aleksandar Vučić, sospende stipendi ai funzionari pubblici con molta facilità. Basti pensare che gli stessi docenti delle università occupate, indipendentemente dal loro effettivo legame con i manifestanti, hanno subito durante alcuni mesi del 2025 la sospensione dello stipendio.
Diego P.
Impiegato

Secondo Mila, ciò che unisce persone con idee politiche molto diverse è una richiesta semplice:

Dire basta alla corruzione. Un'intera popolazione si sta sacrificando per porre fine a una deriva che considera ormai ingestibile.
Mila Grujović
Studente e attivista

Il problema non sono più solo gli appalti poco trasparenti gestiti da grosse società estere, soprattutto cinesi; 

China RAilway International e China Communications Constructions Company, società appaltatrici del rinnovo della stazione di Novi Sad, hanno il mandato dei lavori di moltissime opere in Serbia, comprese le autostrade e l’importante progetto della linea ferroviaria Belgrado – Budapest.

Questo progetto è uno dei simboli della Belt and Road, meglio nota come Nuova Via della Seta.

I Serbi stanno urlando non solo una richiesta di migliori processi democratici, di maggiore libertà di informazione, di minor controllo sugli apparati da parte del governo (cose che, almeno formalmente, chiede anche l’UE affinché la Serbia entri nel club) ma si fanno carico della domanda che devono porsi tutti i Balcani e l’Europa stessa: come vengono gestiti i grandi investimenti infrastrutturali e quanto sono trasparenti i processi decisionali che li accompagnano?

Una protesta senza leader

Le proteste hanno prodotto un’enorme energia collettiva. E la prima richiesta chiara sono le elezioni trasparenti e anticipate. 

Richiesta complessa dal momento che le proteste non hanno ancora prodotto un’alternativa politica altrettanto forte.

I partiti di opposizione sono frammentati e deboli, anche a causa di molti anni in cui fare opposizione è stato davvero difficile. Per questo molti guardano con interesse alla possibile lista civica sostenuta dagli studenti e guidata dal rettore dell'Università di Belgrado, Vladan Đokić.
Ma anche tra i sostenitori del movimento c'è prudenza.
La fase più difficile potrebbe iniziare proprio quando arriverà il momento di trasformare le piazze in progetto politico.
Mila Grujović
Studente e attivista

E l'Unione Europea?

Ho chiesto ad entrambi: 

gli studenti, credono nell’Unione Europea? Credono nel suo possibile supporto?

Entrambi hanno riportato la sensazione di una certa disillusione, dietro una latente speranza
Per quanto l’UE continui a richiamare Belgrado alla necessità di riforme democratiche, molti manifestanti percepiscono queste prese di posizione come insufficienti.
Eppure c’è un dettaglio interessante.

Alle manifestazioni non ci sono bandiere europee - forse per paura di essere tacciati come agenti esteri e depotenziare la protesta, forse per sfiducia. Ma quando gli studenti hanno deciso di cercare ascolto internazionale, hanno marciato verso Strasburgo. Non verso Mosca.
Mila Grujović
Studente e attivista

Fa riferimento a quando, nell’aprile 2025, centinaia di serbi hanno pedalato per 1400 km verso Strasburgo per presentare le loro istanze contro i gravi episodi di corruzione e deriva politica all’UE. (leggi un approfondimento)

L’Italia osserva la Serbia spesso da lontano, come se fosse una periferia geopolitica.
Ma non lo è.
Le imprese italiane sono presenti nel paese.
Le nostre truppe sono ancora in Kosovo.
I rapporti economici sono profondi.
La stabilità dei Balcani continua a influenzare direttamente quella europea.
E soprattutto c’è una domanda che dovrebbe interessarci.
Che cosa succede quando una generazione smette di credere che le istituzioni possano correggersi da sole?
La Serbia sta cercando una risposta, e vale la pena di cercarla oltre i tavolini dei caffè di Novi Sad e le facciate eleganti di Belgrado.

E persino oltre le mie amate panchine di Kalemegdan.

Puoi seguire Mila su Instagram.

Diego P. è un nome fittizio per una persona reale, che preferisce non esporre il suo nome a causa della situazione molto tesa nel paese in cui ha deciso di vivere. 

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