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Partita iva per blogger: quando serve aprirla?

Partita iva per blogger: è davvero necessaria? Come gestire gli aspetti fiscali dell’attività di blogger? Ecco le risposte.

Come blogger professionista da diversi anni so cosa vuol dire avere i dubbi in merito a come inquadrare questa professione non solo da un punto di vista sociale (cioè, come spiegare alle persone quello che fai e che sì, è un lavoro), ma anche dal punto di vista fiscale.

Invece, come coach di decine di blogger, so che moltissime e moltissimi ad un certo punto, illuminati sulla via di Damasco, improvvisamente consapevoli che sì, è un lavoro vero (reazione epifanica che i miei corsisti hanno dopo la semplice consulenza One shot), si chiedono quando è il momento per aprire questa fantomatica partita iva.
“Aspetto i primi guadagni o faccio subito?”
“Ma se la apro e non guadagno, ci vado a perdere?”
“Ma per le affiliazioni mi devo aprire la partita iva come commerciante?”
“Ma sotto i cinquemila euro devo fatturare?”
“La partita iva come fashion blogger o la partita iva come travel blogger e food blogger sono la stessa cosa?”

Cerchiamo adesso di rispondere a queste domande, e oltre.
Ma prima faccio una premessa che mi sta a cuore.

Perché (e quando) aprire la partita iva come blogger è utile

Sabrina morde una cornetta e lo si vede dallo schermo di un iphone_errori video chiamate

Se hai intenzione di trasformare il tuo progetto blog in un progetto lavorativo, apriti questa tanto temuta partita iva! Non morde!
Quindi alla domanda “quando devo aprire la partita iva? Prima o dopo che inizio a guadagnare?” ti dico, ovviamente, prima.

Io insisto sul fatto di aprire la partita iva e iniziare ad immaginarsi e comportarsi da liberi professionisti quando si decide di iniziare a fare sul serio, a voler lavorare come blogger. Proprio come fa un libero professionista qualsiasi, di qualunque altro settore: pensi ad un progetto e modello di business e lo fai seguendo tutti i crismi per renderlo business a tutti gli effetti, tra cui anche creare una inquadratura fiscale.

L’argomentazione del “vediamo come va, se guadagno me la apro”, non regge. Chi decide di mettersi in proprio pianifica, programma, struttura l’attività in modo che i guadagni arrivino e basta.
In nessuna libera professione o attività di micro impresa i guadagni arrivano per caso.
Se arrivano è perché c’è una strategia.
Sì, la strategia (editoriale) serve anche per guadagnare con le affiliazioni.

Inoltre, avere un inquadramento fiscale dà anche maggiore credibilità quando proponiamo delle collaborazioni, fa capire che siamo professionisti o che almeno come tali vogliamo agire.

In Italia, del resto, al di sotto dei sessantacinquemila euro di fatturano annui ci sono i regimi dei nuovi minimi e il forfettario con i quali si è iva esenti (cioè non si paga l’iva). Per i primi cinque anni di attività, invece rientri nel sistema fiscale della flat tax.

Ovviamente se il tuo blog è solo lì sul web per raccontare cose, e se dal tuo progetto di comunicazione online non ci vuoi guadagnare niente, inutile che ti dica che puoi tranquillamente non avere una partita iva.

Questa invece diventa indispensabile quando attraverso il tuo blog e il tuo progetto online inizia a proporre servizi, consulenze, affiliazioni, vendere prodotti tramite e-shop (nel qual caso, devi anche avere un documento che indica le condizioni generali di vendita e di contratto che l’utente deve poter accettare con un flag prima di procedere all’acquisto).

In questo articolo ti ricordo tutte (o quasi) le fonti di guadagno possibili di un blogger.

Come aprire la partita iva per blogger?

sabrina sul divano con il computer, girata a 3/4, sorride

Aprire la partita iva è un’attività a costo zero che puoi fare tu da sola andando alla sede dell’Agenzia delle entrate della tua città oppure online o, meglio ancora, puoi affidarti ad un commercialista che gestisca la procedura al tuo posto (io ho fatto proprio così, ho delegato al mio commercialista che nel giro di 24 ore mi ha inviato il certificato di assegnazione partita iva e la partita iva stessa).
Ovviamente, se dai il via ad un’attività, per quanto inizialmente piccola, affidarti ad un commercialista è indispensabile. Quindi non appena decidi di fare sul serio, trova la persona più adatta a te, online o offline.
Trova una persona con la quale c’è dialogo e fiducia, perché sarà un supporto importantissimo per tutta la tua attività.

Quale codice ATECO scegliere per un blogger?

professioni digitali

La partita iva è un codice numerico e, come immaginerai, quei numeri non sono messi lì a caso ma identificano qualcosa. Nella fattispecie, indicano la tipologia di lavoro che svolgi, e bisogna indicarlo all’agenzia delle entrate al momento della registrazione dell’attività e dunque della creazione della partita iva. Molti siti di commercialisti online consigliano di indicare come codice ATECO quello relativo a “Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari” cioè il codice 73.11.02, ma io non sono d’accordo.

In realtà sono pochi i commercialisti che sanno davvero in che cosa consiste il lavoro di blogger nelle sue mille e più variabili. Un blogger non fa solo inserzioni pubblicitarie, anzi, te lo dico chiaramente, solo una minima parte del fatturato di un blogger è legato a marketing e affiliazioni.

Un blogger è un comunicatore crossmediale, crea e gestisce progetti di comunicazione non solo di brand ma di mission, di iniziative culturali. Un blogger inoltre può creare e vendere prodotti e servizi. Insomma, si tratta di attività incredibilmente varie che rientrano più nel mondo della comunicazione che del marketing pubblicitario.

A mio avviso, il codice più indicato è quello di Pubbliche Relazioni e Comunicazione (70.21.00).

Ovviamente, parlane con il tuo commercialista spiegando bene quale è il tuo modello di business legato al blog. (Se hai bisogno di una mano per identificarlo e costruirlo, contattami per una consulenza One shot così arrivi dal commercialista già preparata 😉 )

Se oltre al blogging mi occupo anche di altro, devo avere due partite iva?

No, se una delle due professioni non è iscritta ad un albo specifico.

Se invece, parallelamente all’attività di blogger, che magari sta ancora crescendo e che stai strutturando, fai anche la traduttrice, la social media manager, la copy writer, la grafica, qualunque lavoro digitale che non necessiti l’iscrizione ad un albo professionale, puoi fatturare tutto con una sola stessa partita iva perché di fatto tutto rientra nella tua gestione separata (fondo pensionistico finanziato con i contributi previdenziali obbligatori).

come lavorare con un blog

E se ho una partita iva come libera professionista e mi voglio comunque aprire un blog?

Se il blog è uno strumento di comunicazione del tuo personal brand il discorso e persino più semplice.

Ad esempio, se sei una traduttrice/scrittrice/coach/designer e hai la partita iva legata a queste professioni e hai deciso di creare un blog o un sito web con area blog anche per promuoverti tramite il content marketing, prima di tutto sappi che hai fatto una scelta ottima e saggia!
In tal caso, ti basterà andare avanti con la partita Iva con la quale fatturi si solito.

Se sei legata al albi (giornalisti, avvocati, medici ecc.) devi fare più attenzione a quello che puoi fare e non fare sulla tua casa online (il tuo blog è proprio questo) in base al regolamento e codice deontologico del tuo ordine.

Ora, amiche e amici blogger o wanna-be blogger, se mi seguite anche su Instagram avrete perle di conoscenza, motivazione e consapevolezza quotidiane e, per non rischiare di perderci di vista, che sarebbe un vero peccato, salvatevi l’anteprima di questo blog sulla home del cellulare.

Amici e amiche commercialiste, se avete qualcosa da aggiungere, correggere, suggerire, vi sono sinceramente grata!

2 commenti su “Partita iva per blogger: quando serve aprirla?

  1. Che dire Sabrina, articolo super utile e interessante! Al momento non sto minimamente pensando alla partita Iva. Ma chissà che con tutto l’aiuto che mi stai dando realizzerò questo mio progetto! Sei fonte di ispirazione, grazie e grazie!

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