“Quanto spesso dovrei pubblicare per far funzionare bene il mio blog?”
Ancora oggi, è una delle domande più frequenti che mi sento fare nelle consulenze per blogger e giornalisti o persone con un blog professionale.
Se fino a qualche mese o anno fa la risposta migliore era
Partiamo da una base di un articolo a settimana, poi dipende dalla tua energia e biografia attuale.
oggi la risposta primaria è, solo
Dipende. Anche dal peso editoriale di ogni articolo e dalla finalità di ogni post
In un momento in cui per un articolo di un blog quello che conta davvero è
- insostituibilità
- valore reale
- approfondimento
- presenza di dati inediti ed esperienze personali
per scrivere un articolo che valga davvero, serve più tempo, più impegno e sforzo. E la frequenza di pubblicazione diventa davvero secondaria.
Ad esempio, ho pubblicato ieri un articolo sui quartieri brutalisti di Belgrado.
Due ore abbondanti per scrivere.
Altre due per scegliere le fotografie e impaginarle.
Scrivo per mestiere da anni, conosco l’argomento, avevo già raccolto il materiale.
Eppure, fra la scrittura e la sistemazione delle immagini, erano partite più di quattro ore.
Quattro ore che, peraltro, raccontano solo l’ultima parte del lavoro.
Nei mesi precedenti avevo contattato delle persone, concordato incontri, parlato con loro, ascoltato le loro risposte. Avevo raggiunto quei quartieri, osservato gli spazi, scattato fotografie.
Perché per chi scrive di territori, una parte del lavoro consiste anche nell’andare nei posti: organizzare lo spostamento, sostenerne i costi, dedicargli giorni che non posso destinare ad altro.
Poi qualcuno aprirà l’articolo e lo leggerà in pochi minuti. Magari troverà una frase utile, una fotografia che gli piace, un punto di vista che non aveva considerato. Spero anche che si fermi, che torni, che abbia voglia di leggere altro.
Ma il tempo della lettura e quello della produzione sono due cose diverse.
Chi ha un blog lo sa bene, non è facile rispondere alla domanda quanto tempo dovrei dedicare ad ogni articolo?
Rispondere in modo accurato è importante per aiutarci a riconoscere il peso del nostro lavoro, anche di fronte agli altri.
Il lavoro che il lettore non vede
Quando diciamo che abbiamo scritto un articolo, spesso comprimiamo dentro quel verbo una giornata intera. O pezzi di giornate distribuiti lungo settimane.
C’è il momento in cui capiamo che cosa vogliamo dire, ci sono la ricerca, le fonti da controllare, gli appunti da mettere in ordine.
A volte un’intervista modifica l’idea iniziale e ci chiede di ripensare tutto.
Poi arrivano la scrittura, la revisione, i link, le immagini, le didascalie, l’impaginazione, la scelta iconografica e per alcuni tipi di blog anche l’editing delle immagini.
Poi una sana rilettura, dunque la pubblicazione.
Se valutiamo il nostro lavoro contando soltanto le parole finali, lasciamo fuori una parte enorme della prestazione. Succede anche quando prendiamo un incarico e calcoliamo un compenso pensando esclusivamente al tempo necessario per scrivere o il word count (numero di parole). Grosso errore strategico se il tuo modello di business si basa sui contenuti, come nel mio caso.
Articoli diversi richiedono investimenti diversi
Non tutti gli articoli devono avere lo stesso peso nel nostro calendario; ne parliamo molto quando, nelle consulenze Full Blogger, lavoriamo ai piani editoriali strategici.
Per fortuna, non tutti i nostri post hanno bisogno di interviste, sopralluoghi o giorni di elaborazione.
Una risposta pratica a una domanda circoscritta può richiedere poco tempo, soprattutto se riguarda qualcosa che conosciamo bene (esempio: listicle informazionali, come ’10 modi per usare il pane raffermo in cucina’).
Un reportage, un approfondimento o un articolo che esprime una nostra posizione possono richiederne molto di più. Entrambi possono essere utili, anzi, entrambi devono essere parte del nostro piano editoriale, per motivi complementari e diversi.
Il problema arriva quando chiediamo a ogni contenuto di essere contemporaneamente completo, originale, veloce da produrre, capace di attirare traffico e di generare vendite.
Con queste aspettative, qualunque articolo rischia di sembrarci insufficiente.
Prima di aprire il documento, proviamo a definire il suo compito.
A cosa serve l’articolo che hai deciso di scrivere oggi?
Deve rispondere a un dubbio frequente delle nostre clienti?
Deve presentare il nostro metodo?
Deve aiutare un lettore a capire se una consulenza fa per lui?
Oppure deve diventare uno di quei pezzi attraverso cui le persone riconoscono il nostro sguardo?
La funzione ci aiuta anche a delimitare il lavoro. Se sto rispondendo a una domanda precisa, posso lasciare gli approfondimenti laterali ad altri articoli e creare degli interessanti topic cluster.
Se sto costruendo un reportage, devo invece prevedere spazio per le voci e le contraddizioni che incontrerò. Il confine va scelto prima, poi rivisto quando c’è una ragione concreta.
Questo permette di costruire un calendario con ritmi diversi: contenuti brevi che risolvono problemi specifici e pezzi più articolati che consolidano il nostro posizionamento.
Per chi segue un percorso con me, può essere utile partire proprio da qui: guardare gli articoli programmati e chiedersi se a ciascuno sia stato assegnato un investimento proporzionato al suo ruolo.
La non sostituibilità comincia dalle scelte editoriali
Nel recente webinar sul futuro del blogging, primo di una serie di webinar sul blogging che terrò online fino a maggio 2027, abbiamo parlato anche di non sostituibilità, parametro importante nella scrittura long form dei prossimi anni.
Pensiamo a una guida compilativa sui cinque passaggi per fare la migliore carbonara.
Può essere semplice da scrivere, ma, se ripete indicazioni già disponibili ovunque, offre pochi motivi per scegliere proprio quella pagina e ricordare chi l’ha scritta.
Pubblicarla non garantisce che venga trovata; anche un eventuale accesso non garantisce una relazione.
Tuttavia, il tema, da solo, non condanna un articolo a essere sostituibile. Una persona può raccontare la carbonara attraverso prove documentate, errori ricorrenti, esperienza professionale o una domanda trascurata. Può costruire un contenuto riconoscibile anche su un argomento molto frequentato.
La non sostituibilità riguarda il contributo. Che cosa trova qui il lettore che avrebbe difficoltà a trovare nello stesso modo altrove?
Nel mio articolo sul brutalismo a Belgrado, argomento più che inflazionato nel travel, anche per via dei contenuti veloci sui social, una parte del valore sta nelle persone con cui ho parlato e nelle domande che ho scelto di fare.
Le informazioni sull’architettura sono accessibili anche altrove. Quell’incontro fra luoghi, testimonianze e interpretazione nasce invece dal mio lavoro e, soprattutto, dal mio tempo.
Nel nuovo ecosistema digitale, è su questa riconoscibilità che voglio investire una parte importante del mio tempo.
Sostenibilità economica e dignità della scrittura
Quando un blog fa parte del nostro lavoro, il tempo dedicato ai contenuti entra nella sostenibilità economica dell’attività. Anche quando nessuno ci paga direttamente per quel singolo articolo.
Ci sono costi vivi e ore sottratte ad altre attività remunerate.
Per me e per chiunque scrive di viaggi, possono esserci anche spostamenti e incontri. Riconoscerli serve a capire quale investimento posso permettermi e come il contenuto si inserisca nel resto del lavoro.
Un articolo (come questo) può generare richieste di consulenza, accompagnare verso un prodotto, dimostrare competenza o aprire una collaborazione.
Alcuni effetti saranno osservabili presto, altri richiederanno tempo. L’importante è avere un’ipotesi e tornare a verificarla, senza attribuire automaticamente valore economico a tutto ciò che pubblichiamo.
La dignità della scrittura comprende anche la possibilità di essere pagate adeguatamente, di negoziare un incarico conoscendo il lavoro richiesto, di rifiutare una produzione che non possiamo sostenere. E comprende la libertà di scegliere un approfondimento a cui teniamo, sapendo da quali altre entrate è sostenuto.
Se il tuo blog ha un’autorevolezza tale da farti arrivare richieste di post sponsorizzati da web agency, tu devi sapere che quell’autorevolezza non ti è arrivata (solo) grazie agli artcoli lista, magari scritti in un’ora (o anche meno, ora che abbiamo assistenti virtuali alla scrittura).
Quella posizione sul mercato ti è arrivata anche grazie ad articoli e approfondimenti che hai scritto in giorni, investendo denaro, energie oltre che tempo.
Ogni singola tariffa deve tenere conto di questo e se il cliente non lo sa è tuo dovere farlo capire.
Dare seguito al lavoro fatto
Una volta pubblicato, un articolo può continuare a lavorare attraverso altri formati.
Questo pezzo, per esempio, diventerà anche una puntata del podcast e almeno 3 post informativi per Instagram.
Dunque, più un contenuto è importante, e più è impegnativo, più serve considerare come massimizzarne la distribuirlo.
Come contingentare il tempo senza impoverire la scrittura
Per decidere quanto tempo dare a un articolo, considero tre elementi:
- la sua funzione (nel mondo ma anche nel mio ecosistema editoriale)
- a complessità del materiale e
- le risorse disponibili in quella settimana.
Posso assegnare un limite alla ricerca, uno alla prima stesura e uno alla revisione e pubblicazione. Distinguere queste fasi mi permette di accorgermi se sto ancora raccogliendo informazioni necessarie oppure se continuo a cercare per rimandare il momento di scrivere.
Per i pezzi più impegnativi, il limite può riguardare la frequenza:
quanti approfondimenti di questo tipo posso sostenere in un arco di sei mesi?
Se ogni articolo richiede giorni, il calendario deve tenerne conto.
Contingentare significa anche prevedere il lavoro successivo alla scrittura. Le mie due ore di fotografie e impaginazione devono comparire nel programma.
Come misurare il tempo e l’impegno necessari per scrivere un articolo
Ti propongo più che un esercizio, una pratica per tenere traccia del tempo necessario per gli articoli del tuo piano editoriale.
Quando scrivi il tuo prossimo articolo informazionale, tieni traccia su un file del tempo necessario per la stesura.
Su un’altra colonna, indica il tempo necessario per la scelta delle immagini e l’impaginazione.
Fai la stessa cosa per gli articoli di opinione.
Fai la stessa cosa per eventuali articoli interviste, inserendo anche la colonna del tempo necessario per creare l’intervista e farla. E il tempo necessario per trovare le fonti.
Se creare alcuni articoli comporta anche delle spese (nel travel è molto frequente) tieni traccia di quelle spese, in una ulteriore colonna.
Sulla base di questo calcolo, valuta come distribuire questi articoli nel tuo piano editoriale e nella tua strategia distributiva dei contenuti.
Il primo passo per gestire meglio il tempo è riconoscere dove lo spendiamo davvero.
ci serve una misura realistica, per smettere di rubricare come “lentezza” ciò che magari è lavoro necessario per fare un pezzo che faccia davvero la differenzza.
Quante ore ci sono dietro il tuo ultimo articolo?
E quale parte di quel lavoro tendi a dimenticare quando valuti il tempo che hai impiegato?






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