Non tutti sono adatti ad avere un blog. Tu lo sei?

Non ti dirò che chiunque dovrebbe aprire un blog e impiegare tempo, energia e risorse a gestirlo con costanza.
Neanche se una parte del mio lavoro consiste nell’aiutare le persone a farlo, anzi, soprattutto alla luce di questa mia attività.

Un blog richiede scrittura, struttura del pensiero, gestione del tempo.
Richiede anche la disponibilità a pubblicare qualcosa che porta la tua firma e che potrebbe essere letto da persone che non la pensano come te.

Per alcune persone sarebbe l’ennesimo impegno infilato in una vita già piena, senza neanche il piacere di occuparsene.

Per altre, invece, sarebbe il posto giusto in cui far crescere qualcosa che esiste già, dentro, come germoglio.
Una pulsione all’espressione e al libero pensiero che prende radici e occupa spazio, una pulsione e bisogno sparso tra le note del telefono, i post sui social, le conversazioni in cui qualcuno dice:

“Ma perché queste cose non le scrivi?”

Se l’idea di aprire un blog continua a tornarti in testa, forse vale la pena capire a quale delle due categorie appartieni.
Ti aiuto a fare questa diesamina.

Per avere un blog, devi saper scrivere

Per “saper scrivere” non intendo né conoscere bene i congiuntivi o la punteggiatura (cosa che spero sempre di poter dare per scontata, da inguaribile ottimista), men che mai avere una prosa Pirandelliana.
Saper scrivere significa saper mettere in fila un ragionamento in forma scritta, renderlo accessibile a chi legge, e avere voglia di lavorarci:
rileggere, togliere una frase alla quale ti eri affezionata, accorgerti che un passaggio chiarissimo nella tua testa, sulla pagina non si capisce.

La scrittura è un processo che ha varie forme ed è un processo di pratica e apprendimento costante che passa attraverso la pratica, la messa in discussione, la lettura.

La capacità si allena anche così, ma desiderio di farlo, però, deve avere un posto nella faccenda.

Per avere un blog deve piacerti scrivere

Per me, la cosa più ovvia, che evidentemente così ovvia non è, considerando quante volte viene saltata nelle promesse di guadagno/successo online.

Vita da blogger copertina

Se detesti scrivere, l’idea di gestire personalmente un blog merita qualche momento di riflessione.

Puoi pagare qualcuno che scriva per il tuo progetto.
Puoi costruire una redazione, commissionare articoli, occuparti della direzione editoriale.
Sono possibilità concrete, che hanno anche dei costi concreti.

Ma se il progetto parte da te, dalle tue risorse e dal tuo lavoro, con la scrittura dovrai passarci parecchio tempo, tanto vale che sia una compagnia che cerchi volentieri.

Potresti amare scrivere, ma non essertene mai accorto.
Ecco alcuni spunti per capire se ami scrivere, e non lo sai.

Scrivi didascalie lunghissime anche sotto una foto del caffè?

Magari la foto del caffè è un pretesto.

Il punto era raccontare una conversazione, un’abitudine, qualcosa che hai osservato o sentito. Oppure sei tornata da un viaggio e sotto le immagini vorresti spiegare il contesto, quello che ti hanno detto le persone, le domande con cui sei ripartita. E ti rendi conto che quello spazio ti sta stretto, non ti soddisfa più.
Ecco, diciamo che se ti manca l’epoca in cui Instagram era una foto e lunghi testi di didascalia (anche detta modalità micro-blogging), forse è un indicatore del fatto che esprimerti con i testi fa parte di te.

Scrivere tanto non equivale automaticamente a scrivere bene, me il bisogno di articolare, spiegare, andare oltre quello che si vede è un segnale da ascoltare.

Se ti senti così… stai già cercando uno spazio editoriale tuo e, nel frattempo, lo stai facendo entrare a forza nelle didascalie di Instagram.
E fossi in te mi chiederei:

Devo davvero aspettare che Instagram mi ridia il permesso di scrivere, per farlo davvero?

Hai già un archivio, e nessuno può leggerlo

Hai taccuini ricchi di appunti sparsi, note sul telefono, racconti, documenti iniziati.
Messaggi Whatsapp con informazioni chiare e dettagliatissime a chi ti chiede un consiglio sul tuo lavoro o su un argomento che conosci bene (poi un giorno ti fanno di nuovo la stessa domanda e ti tocca riscrivere tutto. E tu prima sbuffi, poi lo fai).

Ecco, forse una parte del tuo blog esiste già, ma gli mancano una casa, una struttura e la possibilità di essere consultato.

Continuare a lasciare tutto alle piattaforme significa anche affidare a loro il modo in cui quel materiale viene mostrato, ordinato e ritrovato.

Un blog è il tuo archivio, ti permette di costruire collegamenti, aggiornare quello che hai scritto, organizzare un percorso.

È un lavoro sul valore che hai già prodotto.

Hai un pensiero tuo e il coraggio di esporlo?

Non tutti sono adatti al blogging, perché non tutti hanno accumulato nel tempo un pensiero autonomo e uno sguardo unico sulle cose.
Non è un reato o un’accusa di approssimazione, non è un “noi siamo meglio di loro” (dio ce ne scampi dall’essere migliori di chicchessia).
Si tratta della semplice accettazione di un dato: molte persone non hanno né tempo, né voglia, né energie per affrontare il reale in modo analitico, perché è scomodo, è difficile, e spesso, diciamolo, non porta a niente.

Avere un pensiero critico personale significa esserne consapevole e prendersi la responsabilità di svilupparlo: cercare informazioni, confrontarle con l’esperienza, distinguere ciò che sai da ciò che stai ipotizzando.

Richiede più lavoro rispetto al ripetere un’opinione molto condivisa, anche intelligente.

Hai paura di esporti?  

Pubblicare una posizione personale comporta la possibilità di essere contraddette, fraintese, criticate.
A volte anche da chi ha letto tre righe e ha già deciso che cosa pensi.

Per avere un blog non devi diventare impermeabile a tutto questo ma almeno imparare a gestire questa tensione. Devi essere disposta a scegliere che cosa vuoi dire, argomentarlo e firmarlo, pur sapendo che non otterrai un consenso unanime.

Se aspetti di avere opinioni inattaccabili e nessuna paura di esprimerle, il primo articolo rischia di restare in bozza per un tempo considerevole.

Magari, già ti esponi su Instagram e TikTok…

Ecco, se invece sei una persona che già, non appena apre bocca su una piattaforma di infotainment, smuove commenti, opinioni, riflessioni e persino leoni da tastiera, credo che il tuo talento nel gestire questa tensione al conflitto sia sprecata sui social.

Qui, te lo dico in modo assertivo e convinto: ti serve uno spazio tuo.
Dove non devi avere paura di una censura da parte del proprietario.
Dove i leoni da tastiera sono molti di meno
(chi spreca tempo a commentare massivamente sui social, spesso non ha tempo per leggere quello che sta commentando).
Dove arrivano molto di meno i bot creati automaticamente da gruppi coordinati di propaganda online, solo per renderti la vita (e il pensiero critico) difficile.

sabrina barbante podcaster

Avere molti interessi e non sapere cosa scegliere

Una delle obiezioni che sento più spesso è:

Ma io avrei troppe cose di cui parlare.

Seguono elenchi di interessi che, raccontati dalla persona che li coltiva, spesso hanno già un filo riconoscibile. Solo che lei non lo vede, perché è abituata a viverci dentro.

Il mio modo di raccontare i viaggi, ad esempio, passa attraverso la politica, la memoria, le trasformazioni sociali. Questa prospettiva mi permette di scegliere cosa approfondire anche in luoghi molto diversi. Non ho un blog con ottantasei categorie (viaggi, politica, società, interviste) ma ho trovato un modo coerente per rendere tutte queste cose la cifra irripetibile del mio progetto come blogger indipendente.

Se vuoi, posso aiutarti a fare la stessa cosa per il tuo blog e le tue idee. ONE SHOT corso per blogger

Trovare una direzione richiede delle scelte;  alcuni interessi entreranno nel progetto, altri resteranno fuori, formalmente, ma saranno parte della tua linfa produttiva e creativa.
Se hai una passione per i viaggi e per lo scrapbook , puoi lavorare al travel blogging facendo entrare la tua creatività manuale e visiva, senza metterla nelle tassonomie o nella dichiarazione di posizionamento.

Se hai un’idea di blog che continua ad allargarsi fino a diventare ingestibile, nella One Shot possiamo partire proprio da qui: capire che cosa vuoi costruire, per chi e con quali priorità.

In 90 minuti lavoriamo sul tuo progetto e su una strada concreta per avviarlo. Puoi farla anche se il blog ancora non esiste.

 

 

Hai tempo per un blog?
Dove va quello che hai?

Arriviamo alla questione che spesso chiude tutte le altre:

Mi piacerebbe, ma non ho tempo

Un blog ne richiede. Scrivere, documentarsi, scegliere immagini, impaginare, rivedere: ogni articolo comporta un lavoro che continua anche dopo l’ultima frase.

In più, il tempo disponibile cambia enormemente in base al lavoro, alle responsabilità di cura, alla salute, alle risorse economiche.

Le nostre giornate hanno ventiquattro ore, ma la parte sulla quale possiamo decidere liberamente ha dimensioni molto diverse.

Detto questo, prima di archiviare il progetto per mancanza di tempo, apri sul telefono il riepilogo settimanale del tempo di utilizzo.

Osserva quanto ne passi sulle piattaforme, quali attività stai svolgendo e come ti senti quando hai finito.

Una parte sarà lavoro. Una parte relazione, intrattenimento, riposo: cose che hanno pieno diritto di stare nelle tue giornate.

Forse, però, troverai anche minuti che diventano ore senza una scelta precisa.
È lì che proverei a cercare un primo spazio.

Non serve presumere che, eliminate due ore di telefono, compariranno automaticamente due ore di buona scrittura. Serve fare una prova più piccola: riservare un appuntamento al progetto.
Perché se ami scrivere
Sei hai un pensiero critico
Se non hai paura di esporti
Se non ti piace sentirti dire quanto spazio puoi occupare…
sarebbe davvero un peccato per il mondo del pensiero libero, già messo in difficoltà dai governi e dalle società di big data, doverci rinunciare perché stai regalando a queste ultime non solo i tuoi dati, ma quel che resta della tua energia creativa.

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