Elezioni in Serbia: la politica che si incontra viaggiando a Belgrado

Asciugamani stesi, vasi di fiori, cemento segnato dal tempo.
E un cartello:

«Gli studenti vincono».

brutalist experience in belgrade ©sabrina barbante

Significa, prima di tutto, che il movimento nato nelle università è riuscito a raggiungere persone e luoghi molto lontani dalle aule.

Le proteste sono cominciate dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, il primo novembre 2024, che ha provocato la morte di sedici persone.

La richiesta di accertare le responsabilità della tragedia è diventata una mobilitazione contro la corruzione e per il funzionamento delle istituzioni.

Sul balcone che ho fotografato, quelle due parole entravano nella vita domestica. Qualcuno aveva scelto di renderle visibili dalla propria casa, accanto al bucato e ai fiori.

proteste serbia

Il movimento ha portato la propria iniziativa fino alla competizione elettorale, sostenendo la “Studentska lista – Studenti pobeđuju”, Lista studentesca – Gli studenti vincono.

Il capolista è Ilija Srdanović, cardiologo e professore universitario di Novi Sad.

Fra i candidati ci sono docenti, professionisti e altre figure scelte attraverso il percorso del movimento.

“Studentesca”, quindi, indica soprattutto l’origine e il sostegno della proposta. 

Non significa che siano tutti studenti né che una sola persona rappresenti ogni posizione emersa durante le proteste.

Non posso sapere come voterà un quartiere guardando le sue finestre. Posso però raccontare che quella presa di posizione era lì, dentro un paesaggio abitato.

In queste settimane ho raccontato edifici, spazi comuni e persone incontrate a Belgrado.
Le conversazioni partivano dall’abitare e arrivavano spesso alla politica:

chi decide cosa costruire, chi cura gli spazi collettivi, chi viene ascoltato e chi deve organizzarsi per esserlo. 

Perché le elezioni anticipate in Serbia?

Il partito di Aleksandar Vučić, l’SNS, è al governo dal 2012.

Vučić è stato primo ministro dal 2014 al 2017 e poi presidente della Repubblica.

Il 27 settembre 2026 si è dimesso dalla presidenza per guidare la campagna parlamentare e puntare a tornare primo ministro.

Le elezioni erano previste entro la fine del 2027. Sono state anticipate dopo quasi due anni di proteste, diventate una sfida politica molto più ampia della richiesta iniziale di giustizia per Novi Sad.

Studenti e oppositori accusano il sistema di potere costruito intorno a Vučić di

  • corruzione,
  • controllo dei media e pressioni sul dissenso.

Vučić e i suoi alleati respingono queste accuse.

Nel frattempo, anche gli osservatori internazionali esprimono preoccupazione per le condizioni della campagna elettorale.

Le persone con cui ho parlato a Belgrado non esauriscono la società serba. Hanno posizioni, esperienze e motivazioni proprie. Ma ascoltarle permette di dare contenuto a parole come “partecipazione” e “sfiducia”, che da lontano rischiano di restare molto astratte.

Quando qualcuno ti racconta di dover difendere uno spazio comune o di sostituirsi alle istituzioni nella sua manutenzione, la domanda su chi governa smette di riguardare soltanto i palazzi del potere.

Quale idea di città, quale idea di Serbia?

Al Blocco 23, Anđela mi ha raccontato di residenti che hanno reso più visibile l’utilizzo di uno spazio libero quando un investitore ha manifestato interesse a costruirci.

Pulizie, giochi per bambini, presenza quotidiana: attività che mostravano come quello spazio avesse già una funzione.

Milica Batričević e Pavl Živković ©sabrinabarbante

A Zvezdara, Milica e Pavle mi hanno accompagnata attraverso una storia di piantumazioni collettive, memoria recuperata e cura della foresta.

A Rudo, Dragan mi ha parlato del tempo dedicato alla piccola manutenzione e alla vita del palazzo.

Sono esperienze diverse, che non autorizzano a immaginare una comunità perfetta. Raccontano però persone che riconoscono un valore nell’uso condiviso dei luoghi.

È da qui che mi interessa guardare anche Belgrade Waterfront e le trasformazioni immobiliari della città.

Quali bisogni orientano un progetto?

Quali abitanti possono permettersi di restare?

Quanto contano servizi e spazi accessibili rispetto alla possibilità di vendere un appartamento, un investimento o un’esperienza turistica?

Il confronto con l’urbanistica socialista riguarda queste domande concrete. Scuole, case, verde e servizi venivano inseriti dentro un disegno urbano che merita di essere studiato, insieme ai suoi limiti e alle sue contraddizioni.

Per risparmiare tempo a chi sta già preparando il commento: no, non sto organizzando una seduta spiritica per richiamare Tito.

Nel 2026, davanti a un mondo che cambia equilibri sotto i nostri piedi, ridurre una domanda sugli spazi pubblici a “quindi vuoi il comunismo?” mi sembra un contributo del quale possiamo serenamente fare a meno.

Qui non siamo su Instagram: possiamo permetterci persino di leggere fino in fondo e  attivare livelli più ampi di analisi prima di scegliere una fazione, possibilmente non anacronistica. 

Possiamo chiederci che cosa funzionava in un progetto abitativo, che cosa non funzionava e quali bisogni rimangono senza risposta oggi.

Quale sarà l'esito delle elezioni?

Senza lasciare che la bellezza delle folle in marcia ci annebbi, quello che emerso parlando con attivisti nelle piazze, femministe, socità civile, è che l’esito delle elezioni è incerto almeno quanto ciò che accadrà dopo, indipendentemente dalla coalizione vincente. 

  • il movimento degli studenti è giovane (in tutti i sensi) ma anche eterogeneo, 
  • dovesse vincere, il percorso sarà molto in salita. 

Da osservatrice, non posso non ricordare che Vucic ha il pieno controllo dei meccanismi di comunicazione in tutta la Serbia e, in quanto simpatizzante di Putin, ha dalla sua il supporto di reti coordinate di propaganda online (per farla semplice, le fabbriche di bot che orientano l’opinione attraverso le piattaforme di infotainement, Instagram primo fra tutti). 
Il suo governo ha anche garantito accesso quasi illimitato e a costi molto bassi delle risorse naturali alla Germania, motivo per cui l’Europa resta abbastanza muta in merito alla faccenda. 

E aggiungo che sarebbe ingenuo pensare che Vucic permetterà a se stesso di perdere le elezioni ad un passo dall’Expo 2027, che si terrà a Belgrado. 

Siamo in un momento storico in cui in buona parte d’Europa, il concetto di Elezioni Democratiche perde molto di senso. 

Nessuna di queste conversazioni mi permette di prevedere l’esito delle elezioni. Mi aiuta però a comprendere una parte delle aspettative con cui le persone ci arrivano.

Per chi viaggia, ascoltarle significa incontrare Belgrado anche come luogo di decisioni, conflitti e possibilità. Una città dove, fra gli asciugamani e i gerani, qualcuno ha appeso la propria speranza.

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