4 consigli per annoiarsi in viaggio.

Non ci sono errori di omissione nel titolo, avete capito proprio bene.
Questo articolo dà consigli pratici per raggiungere il livello a mio avviso qualitativamente più alto di ogni viaggio: la noia.
Quella ricercata e voluta che ti fa sentire più vicina a chi vive e ha tempo di non fare nulla nel posto che per noi è meta di scoperta e curiosità.

La noia contemplativa è quella cosa che ti fa capire come è, o come sarebbe possibile, riempire le ore vuote in una data destinazione, proprio come faremmo se fossimo in quel posto stanziali.

1 – Cervello in stand by, prove generali prima della partenza:

1174611_10201951787259109_216233733_nAh, e dove te ne vai la prossima volta?
Credo che andrò a Lisbona.
Ah bello, ci sono andato anche io. Devi assolutamente vedere Blablabla Pitùppitùppitù!
Ma poi ovviamente anche prendere un treno e andare lì.
Ma questo e quello non si possono davvero perdere, non puoi andare a Lisbona senza vedere almeno Gnegnegne Tuppitù.

Ecco, Gnegnegne Tuppitù è il solo concetto che mi si stratifica in testa di tutte le informazioni a raffica di chi consiglia millemila cose da vedere e fare, magari nell’arco di un week end o di una settimana.
Partire senza una guida può essere di aiuto. Meglio reperire informazioni su cosa fare, dove andare e cosa si sta vedendo, direttamente sul posto, magari chiedendo alle persone che si incontrano in loco. 

2 – Rassegnazione propositiva = speranza:

Lo so, lo sappiamo tutti, ovunque ci sono un miliardo di cose da vedere. Quanto è plausibile poterle vedere e sentire tutte nell’arco dei pochi giorni che staremo in un posto nuovo? Possibilità realisticamente pressoché nulla, rassegnamoci.
Aggiungiamo a questa rassegnazione la speranza di ritornare per saldare il debito con le cose da vedere a tutti i costi prima di morire, se ce ne sono.

IMG_15983 – Scegli la Qualità alla Quantità:

Potremmo andare ovunque con le scarpe e lo spirito del centometrista. Correre, correre, correre e vedere tutti, ma proprio tutti i musei di Londra o tutti i castelli della Loira. Arrivare in un posto, fare una foto, mettere un ‘Visto’ immaginario e fuggire via. Ci avremo guadagnato solo una foto in più da condividere sui social per far sapere a tutti dove siamo stati.
Avremo fotografato tutto e visto niente.
Le nostre scarpe da corsa avranno vissuto più di noi.
Un cammino è pur sempre fatto di una testa che guida un piede, no?
Poco è meglio.

4 – Liberati dall’attesa dei tuoi racconti e resoconti

Read the short love&travel novel NYC - HURRICANE
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Dietro ai nostri viaggi, come al 92,1% delle cose della vita (dato ottenuto dal mio generatore automatico di percentuali), ci sono sempre una serie di aspettative che hanno più a che fare con il confronto con gli altri (alla partenza e al rientro) che con noi stessi e quello che davvero ci piace.

Al ‘senso di colpa’ per essere andata a New York  ma NON a Liberty Island, sostituisco la consolazione di aver scelto di fare una passeggiata di più a Soho e a Central Park. E cosa ho fatto a Central Park la seconda volta (per 4-5 ore)? Niente, ho letto e poi ho dormito.

La prima volta che sono stata a Nizza non ho voluto prendere il treno per andare a vedere Marsiglia (forse la città più bella e caratteristica della Francia meridionale). Cosa ho fatto? Ho trascorso un altro pomeriggio a leggere un libro sulla Prom (nella fattispecie Un vie Française di Dubois). E a guardare il mare e bere costosissima acqua.

berlino sabri modificataNon si tratta solo di una questione di pigrizia. A mio avviso è proprio quel sacrale senso di noia che è bello godersi almeno una volta in ogni posto.
Bevendo un cappuccino e percorrendo la stessa strada del giorno prima, magari sperando che un edicolante mi riconosca e mi saluti (se vai ogni giorno in un posto diverso questo non accadrà);
Andando nella stessa piazzetta accanto all’ostello, dove nessun turista verrà mai a fare una foto perché non c’è nulla di particolare da catturare, se non una tizia col viso oriundo che guarda le fronde di un albero.

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