Se conosci le regole SEO saprai di certo più di qualcosa in merito alla scelta di parole chiave strategiche per il posizionamento, e come e dove posizionarle nei tuoi articoli per rendere questo processo indicizzativo più veloce.

Tuttavia è bene sapere che la SEO è inutile se non è accompagnata dallo studio dell’intento di ricerca, per ogni contenuto che pubblichiamo sul nostro blog.
Anzi, più precisamente, senza lo studio dell’intento di ricerca la vera SEO non esiste.

E non lo dico solo io, che sono la tua blogging coach del cuore, lo dice proprio Google attraverso i suoi tweet ufficiali e attraverso i roll out periodici.

SEO  e INTENTO DI RICERCA


Ad esempio, se leggi il mio post su tutti gli aggiornamenti Google più importanti dell’ultimo periodo, capirai che cosa intendo quando raccomando, sul blog, nelle live su Instagram e nei miei corsi, di imparare a fare un accurato studio dell’intento di ricerca prima di scegliere e usare le parole chiave principali e secondarie.

Sono Sabrina Barbante, full time blogger e blogging coach.

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Partiamo dalle definizioni:

Che cosa è l’intento di ricerca

Nella SEO, si parla di intento di ricerca riferendosi al reale intento che ha un utente quando cerca una determinata parola chiave su Google (o altri motori).
Lo studio dell”intento di ricerca è dunque l’analisi e/o l’ipotesi di ciò di cui ha realmente bisogno la persona che usa una keyword su Google, Yahoo, Ecosia e co.

Esempio: se io vado su Google e cerco “itinerario Costa Azzurra” avrò con buona probabilità bisogno di conoscere un percorso di viaggio nella regione Costa Azzurra. Molto probabilmente, nella maggior parte dei casi, cercherò un itinerario in auto (altrimenti avrei inserito nella ricerca “itinerario in treno / viaggio in treno in Costa Azzurra / Costa Azzurra in treno).

Dunque, se scrivi un articolo per il tuo blog che ha come parola chiave principale “itinerario Costa Azzurra” devi sapere che buona parte dei lettori che fanno questa ricerca si aspetta e hanno bisogno di un contenuto che dia uno o, anche meglio, più itinerari in Costa Azzurra.

Puoi anche ascoltare questo articolo premendo click 🙂

Perché lo studio accurato dell’intento dei tuoi lettori potenziali ti aiuta nella SEO?

sabrina barbante - oltre la seo

Spesso apprendiamo i rudimenti della SEO semplicemente utilizzando plugin come Seo Yoast, i quali sono dei buoni sussidi ma sempre e solo sussidi, che non spiegano mai davvero le dinamiche che sottendono la SEO.
Per cui indichiamo al plugin una parola chiave, la inseriamo nella form di yoast, posizioniamo la parola chiave nell’articolo finché il semaforino non diventa verde e crediamo di essere pronti e meritevoli ad un buon posizionamento sui motori di ricerca.

In realtà così non è: Yoast e strumenti simili, integrati nei nostri siti web, non ci dicono infatti se la parola chiave che abbiamo scelto risponde ad un preciso intento di ricerca, ma Google lo saprà e soprattutto lo rileverà attraverso la reazione dei lettori al nostro articolo.

Se la parola chiave che imposti come principale è “itinerario Costa Azzurra” ma il tuo articolo parla, ad esempio, solo di un itinerario di 15 km che hai fatto durante una tua gita, non vai incontro al reale intento di ricerca del lettore ideale organico che usa questa query su Google, e sarà quasi impossibile posizionare bene l’articolo anche se il semaforo di seo yoast è verde e se segui tutte le regole base della meccanica SEO.

Perché chi sta cercando un itinerario vuole probabilmente qualcosa di approfondito, con alternative ed esempi e magari vuole più di un itinerario tra i quali scegliere (ed è per questo che con gli ultimi aggiornamenti Google premia gli articoli così detti “long form”, appunto molto approfonditi).

L’intento di ricerca ti aiuta a scegliere bene le parole chiave principali e secondarie

seed keyword

Una volta compreso l’intento di chi fa una determinata ricerca, sarà più facile scegliere una parola chiave principale più forte e centrata, oltre che tutto l’insieme di parole chiave secondarie e correlate. Qui ti spiego come scegliere e usare le parole chiave secondarie e correlate.

Lo studio del search intent ti permette di abbassare l’indice di rimbalzo

Se sappiamo davvero dare al lettore ciò di cui ha bisogno, riusciremo con maggiore facilità a trattenerlo fino alla fine del nostro articolo, sapremo quale approfondimento dare attraverso link interni ed esterni e, dunque, amplieremo il tempo di permanenza. E se mi segui su tutti i social in cui parlo di SEO, sai già quanto questo sia importante per l’indicizzazione di ogni singolo articolo.

Ma adesso che ci è più chiaro perché serve conoscere e analizzare l’intento di ricerca legato alle nostre keyword, arriviamo al punto:

Come conoscere l’intento di ricerca dei nostri lettori?

Lo studio dell’intento di ricerca dei nostri lettori è una delle parti della SEO che più preferisco, perché non si basa solo su calcoli e algoritmi, ma si addentra nel mondo dell’analisi della psicologia del lettore, ci apre le porte della buona strategia narrativa e ci avvicina a chi ci legge.

Ecco dei trucchi e buone pratiche da mettere a regime nella tua strategia editoriale per andare incontro all’intento di ricerca del lettori:

sabrina barbante - blogger e blogging coah
  1. Immagina la persona che stai accontentando

Il primo consigli che do sempre per conoscere o immaginare il reale intento di ricerca dei nostri lettori è farci una serie di domande:

Cosa cerca su Google chi trarrebbe massimo vantaggio dalla lettura di questo articolo?
Per chi ho scritto questo post?
Che esigenze reali ha chi sta facendo questa query?
Non pensare più, dunque, solo alla keyword, pensa e immagina il tuo lettore/lettrice e chiediti di cosa ha davvero bisogno chi trae li massimo vantaggio da quello che hai scritto.

Ad esempio, io credo che questo articolo che sto scrivendo adesso e che tu stai leggendo sia un reale valore aggiunto per chi conosce già la SEO, almeno base, ha sentito parlare dell’intento di ricerca e vuole approfondire meglio come studiarlo e ha difficoltà nello studio dell’intento.
Per lo più ho di fronte un lettore/lettrice che consce la SEO grazie ad articoli online ma non ha mai fatto un corso vero e proprio e se lo ha fatto non gli è stato spiegato bene questo concetto che, nel mondo SEO e dei content creator, spesso torna ed è di grande importanza
(NB. nei miei moduli formativi sulla SEO e sulla scrittura online lo studio dell’intento di ricerca è centrale)

Alla luce di questa analisi, fatta di ipotesi plausibili e realistiche, so che mi sta leggendo una persona che va su Google e cerca “Intento di ricerca”, “cosa è l’intento di ricerca” , “studio dell’intento di ricerca”.

Quello che hai appena letto è un esempio di studio dell’intento di ricerca legato e correlato alla main keyword: Intento di ricerca.

Conosci bene il tuo segmento narrativo

temi wordpress per blog

Nello studio dell’intento di ricerca ha un indubbio vantaggio il content creator che conosce bene il suo segmento narrativo, la sua “nicchia”, per usare un termine ancora molto in voga.
Chi scrive un articolo per parlare di abbigliamento, perché magari vende capi di produzione artigianale, sa che una persona che cerca “gonna in organza” ha delle esigenze che io, che mi occupo di viaggi e di SEO, non posso capire.

Lo studio dell’intento di ricerca passa attraverso l’analisi del proprio target organico medio, una sorta di analisi del buyer persona che dal marketing in generale si sposta al mercato dei contenuti online.

Più ti addentrerai nella conoscenza della tua nicchia e, ovviamente, delle tecniche SEO, più sarà facile intuire il reale intento di ricerca di chi trarrebbe il massimo vantaggio dal tuoi contenuti.

Aiutati con gli strumenti (gratuiti) di Google

Update algoritmo di Google 2021

Quando hai in mente una parola chiave che a tuo avviso risponde all’intento di ricerca che soddisfi nel tuo articolo, vai su Google o sul tuo motore di ricerca preferito e fai una ricerca con la parola chiave che hai scelto.

Osserva i primi risultati in SERP (la pagina dei risultati di Google o di qualunque motore di ricerca) e pensa a quale intento di ricerca rispondono realmente quei risultati.
Non solo. A fine pagina 1 della SERP o anche dopo i primi risultati, troverai le “ricerche correlate” proposte da Google stesso.
Con quelle voci il motore di ricerca ci aiuta ad andare più a fondo nelle ricerche delle persone e capire se davvero stiamo rispondendo ad un intento.

Anche le Google Analytics possono essere molto di aiuto, soprattutto sugli articoli che abbiamo già scritto e sui quali atterrano persone dopo aver fatto delle ricerche.

Per approfondire questo punto importante ti invito a leggere questo post su come usare le Google Analytics in modo strategico e questo recente articolo su come aggiornare i vecchi post.

Ti è più chiaro lo studio dell’intento di ricerca e le sue dinamiche? Se hai altre domande falle pure nei commenti.

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