Uzupi, quartier Vilnius

Perché non serve lasciare il lavoro per fare quello che ami e vivere come vuoi

Serve davvero lasciare il lavoro fisso per essere felici? Analisi di pro, contro e possibili soluzioni da chi lo ha fatto per davvero.

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“Voglio lasciare il lavoro” è una frase alla quale molte persone pensano spesso, e il mondo del marketing lo sa.

Quanti di voi hanno la bacheca facebook che propone, a intervalli regolari, qualche post sponsorizzato che propone un corso/metodo/app/personal coaching che dice “Come lasciare il lavoro e fare quello che ami a tempo pieno”?

Quanti hanno letto quest’anno almeno una volta qualche post su “Come ho lasciato il lavoro 9/18 per viaggiare”?

Vedo mani alzate, sento voci che dicono “uggesù, io io io”.

Appunto, di questo vi vorrei parlare e proprio questo mi vorrei chiedere con voi.
Davvero dobbiamo mollare il lavoro e tutto quello che abbiamo imparato in tanti anni di carriera, dando il nostro contributo alla società, per fare “quello che amiamo”?
Soprattutto, davvero così tante persone credono che troveranno la pace facendo le cose che amano anche per mestiere, quindi per avere in cambio denaro?

Secondo me no, non è sempre necessario. Ti dico perché e, se hai piacere, dimmi che cosa ne pensi nei commenti.

“Quello che ami”, lo ami anche perché non è il tuo lavoro.

museum of illusions Vilnius
museum of illusions, Vilnius

Come ho detto più volte ai miei studenti nei corsi su come lavorare come blogger e web content writer, il primo modo per far diventare un hobby un lavoro, è iniziare a trattarlo e percepirlo come tale.
La buona notizia è che l’atteggiamento “lavorativo” e quindi un maggiore senso del dovere, nonché tanto studio sull’argomento alla lunga pagano e si vedono i risultati.
La cativa notizia è che anche la passione più smodata e motivante, quando inizia a portare le beghe tipiche del lavoro, può pian piano appassionarti sempre meno, diventare talvolta portatore di tensioni, insomma, diventare per alcuni aspetti anche simile al lavoro che vuoi lasciare.

Se lasci il lavoro, qualunque esso sia, per provare a vivere della tua passione-wannabe professione, sappi che quest’ultima sarà meno elettrizzante. Insomma, se è un lavoro sarà un po’ meno passione.
Sei certo che valga la pena di rinunciare a questo spazio “altro”, lontano dal dovere?
In fondo chi ha un lavoro e ANCHE una passione, ha due privilegi di non poco conto.

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Un lavoro comporta delle aspettative diverse da una passione

How to turn ideas into projects - in my suitcase

Ciò che rende una passione davvero bella, che si tratti di viaggi o di aeromodellismo, è il suo essere scevra di aspettative.

Se hai un blog di viaggi sul quale racconti della tua passione quando e come puoi, non devi pensare ai numeri, alla crescita, ai contatti/contratti con le aziende.
Resta la purezza dello scrivere per te e la libertà di poter comunicare quello che vuoi a modo tuo.
Vale lo stesso per ogni tipo di passione, soprattutto artistica o creativa.

Tutti i pittori o i fotografi un giorno, quando iniziano a sognare di vivere della propria arte, si devono scontrare con l’universo settario delle gallerie, ad esempio.

Se hai un lavoro fisso, privilegio non di tutti, per altro, pensi che valga la pena di lasciarlo  per trasformare la tua pura passione in una nuova giungla lavorativa?

Sai, uno dice: la routine, il traffico, i ritmi, il dover “chiedere permesso”, l’insoddisfazione.

Ma siamo certi che l’insoddisfazione dipenda proprio e solo da quel lavoro 9-18?

ufficio office freelance and digital nomad

Era proprio qui che volevo arrivare.
Premessa (un po’ tardiva): io che ho lasciato un lavoro 9-18, per altro bellissimo, circondata da persone che sono e saranno per sempre una seconda famiglia, per fare la freelance con partita iva (e no, non me ne sono mai pentita. E no, non sono miliardaria di famiglia), non posso certo starvi a dire “no, non fatelo”.
Sarei se non ipocrita, di certo contraddittoria. E sarei approssimativa o presuntuosa nel dire che non è cosa da tutti.
Non è vero, la felicità è un dovere più che un diritto e tutti possono e devono perseguirlo.

Ma prima di lasciare un lavoro sicuro e liberarsi di capo e colleghi, limiti di orario ecc., dovremmo chiederci che cosa ci rende davvero insoddisfatti.

Come si “salta nel vuoto”? 

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Eh già, capire i motivi dell’insoddisfazione! Mica facile, come si fa?
Ci sono molti modi per farlo, dal prendersi un po’ di tempo di riflessione al parlare con un’amica o anche rivolgersi a bravi psicologi per capire che cosa abbiamo dentro che ci rende irrequieti.

Dire che prendere una decisione importante è come fare un “salto nel vuoto” è come dire che per vivere di scrittura/arte servono solo creatività e impulso. Cioè è falso.

Per fare una scelta serve consapevolezza, se non del mondo almeno di se stessi.
Per fare un lavoro “appassionante” non bastano istinto ed estro. Serve studio, tecnica, pratica. E culo, diciamolo.

Mentre ci sono solo due modi per saltare nel vuoto: come un bungee jumper o come Willy il Coyote.

40 commenti su “Perché non serve lasciare il lavoro per fare quello che ami e vivere come vuoi

  1. Avevo lasciato un lavoro anche ben pagato da un giorno all’altro per mettermi a suonare per strada.E’ stata un’esperienza bellissima ma a posteriori ho compreso che 1 fare il musicista non ha niente a che fare col suonare per strada e con l’idea che per vivere di musica bisogna fare la fame.2 Che per vivere intensamente un ambito non si deve mai smettere di studiare, rischio perdere l’interesse per qualcosa che invece ci da qualcosa 3 Che la musica è un mondo enorme, difficile e che necessita molta dedizione e questa mia mancanza l’avevo sempre percepita.Era come se avessi abbandonato una parte di me.Quando si ama qualcosa vuoi sapere tutto di lei e assieme al lavoro avevo perso anche la capacità di amare.Tornare alla mia passione benchè in modo brusco mi ha aperto una nuova prospettiva e rivalutare tutto il mio stile di vita.Ora so cosa comporta questa scelta e saprò integrarla diversamente con qualunque lavoro senza la necessità di tornare ad abbandonarla.

  2. Hai scritto bene, quello che ami lo ami appunto perché non è il tuo lavoro. Pensandoci è vero anche il contrario, trasformare la passione in lavoro anche se si va a “perdere” qualcosa forse, compensa necessariamente con un guadagno in salute nel lungo termine.
    Ognuno di noi è una persona unica con esigenze assolutamente uniche, anche il carattere è unico, ci vuole quella spinta extra anche per voltare pagina. Turarti bene il naso e tuffarti o aspettare il momento giusto?

  3. Sei stata veramente bravissima a trasformare la tua passione in lavoro. Secondo me comunque ci vogliono le 3 C: coraggio, costanza e culo. Eh si ci vuole anche quello per essere nel posto giusto al momento giusto. Ma tu ci sei riuscita e hai conservato l’entusiasmo iniziale, e questo è molto importante.

    1. Diciamo che se ci metti costanza e dimentichi tutte le porte in faccia che prendi (perchè ne prendi), il culo è secondario. Nella mia esperienza di vita (professionale e non) la fortuna è la differenza aritmetica tra i tentativi fatti e i tentativi andati male. la felicità è la capacitò di farsi una sana risata pensando al secondo addendo.

  4. Dunque, io ho mollato un lavoro che odiavo e che mu aveva resa l’ombra di me stessa e mi sono presa un anno sabbatico, l’anno più bello della mia vita…Non ho fatto viaggi epici e vissuto esperienze memorabili…mi sono riposata, mi sono dedicata a me stessa, alla mia casa, sono rimasta incinta…poi per necessità mi sono dovuta cercare un lavoro..senza andare troppo lontano ho cominciato a lavorare nell’azienda di famiglia e a distanza di 2 anni mi trovo più depressa e più scoraggiata di prima…forse avessi il coraggio di seguire una delle mie passioni e mi fossi inventata un lavoro mio non sarei qui a piangermi addosso tutto il giorno…non fare quello che si ama è deleterio. È estenuante, doppiamente stancante, è svilente. È certamente un privilegio ma uno di quelli che si pagano a caro prezzo

    1. Cara Mellina, grazie per aver scritto della tua esperienza. Mi dispiace molto che tu stia vivendo un momento (di nuovo) così complesso. Ma posso chiederti che cosa c’è, nel tuo lavoro, che ti impedisce di dedicarti alle cose che ami? Voglio dire: ami viaggiare? perchè non farlo nei giorni in cui sei libera? Ami leggere? Perchè non farlo dopo l’orario di lavoro?
      Se non hai giorni/orari liberi o non ne hai a sufficienza, qui è bene che sia tu ad importi. Sembra sempre impossibile farlo, ma è solo difficile, è una scelta e come tutte le scelte ha delle difficoltà.
      Mi chiedo: che cosa ami? che cosa ti fa stare bene? Quando dici che in quell’anno eri felice perchè ti dedicavi a te stessa, che cosa facevi per dedicarti a te stessa? Leggevi? uscivi spesso? Sei certa che, lavorando, non puoi fare nessuna di quelle cose? La felicità non è un diritto, ma un dovere. Un atto di coraggio che comporta quotidiano lavoro e responsabilità. E soprattutto, una lotta che non può fare nessuno al posto nostro.
      Buona lotta, amica cara!

  5. Bell’articolo, mi trovo d’accordo. Secondo me, rendere la propria passione un lavoro, sminuisce sia la passione che la voglia di lavorarci. Ma ovviamente, non e` lo stesso per tutti. C’e`chi ucciderebbe per poter vivere di quello che ama.
    La mia passione e` viaggiare, visitare luoghi nuovi, vivere in culture diverse e se lo dovessi fare per lavoro, credo che il mondo perderebbe il suo fascino ai miei occhi. La vivrei solo come un’imposizione. Dover scrivere dei viaggi che faccio, dover cercare gente a cui far leggere i miei scritti, cercare followers, pubblicare sistematicamente pensieri, sensazioni, vedute, doverci guadagnare. Ho risolto il problema cercando lavori temporanei all’estero. Ho una vita sregolata ma almeno viaggio, vedo.. vivo posti nuovi, guadagno e riesco a sopravvivere facendo quello che amo.

  6. Aspettavo con ansia un post simile, visto che i “mollo tutto per viaggiare” o i ” mollo tutto per bloggare” si stanno moltiplicando a vista d’occhio.. come sempre hai dimostrato la tua marcia in più e il tuo essere sempre in equilibrio.
    Grazie.

  7. Il massimo per me sarebbe fare un lavoro che si ama,così anche se lavori tante ore non ti pesano e sei felice…forse è troppo semplicistico questo riassunto ma è il mio piccolo sogno😉

  8. Qualche settimana fa ho scritto un articolo che trattava lo stesso argomento da un punto di vista differente. Confermo quanto dici e sostengo l’ipotesi che molti di noi hanno un hobby, proprio perchè quella attività non la vedono (o sentono) come un vero e proprio lavoro. La storia cambia totalmente se il nostro Hobby diventa lavoro ci sentiamo addosso il peso della impellenza e della obbligatorietà.

  9. Finalmente un post onesto, che racconta le cose come stanno realmente! Le passioni si definiscono tali proprio perchè sono un piacere per noi, che svolgiamo in assoluta libertà. Se siamo così fortunati da metterle anche nel nostro lavoro, tuttavia, le cose cambiano. Entrano in gioco nuovi limiti, nuovi obblighi e il tutto prende una piega diversa.
    Pienamente d’accordo con il tuo pensiero!

  10. L’Italia spesso ci mette contro alla nuda realtà, ossia la difficoltà che si possono incontrare nel fare certe scelte radicali. Per fortuna, a volte, la chiave della felicità è un qualcosa di davvero semplice e che spesso non richiede sacrifici. Brava te che hai preso coraggio ed hai fatto ciò che davvero ti ha reso felice 🙂

  11. A me il mio lavoro piace molto però capisco che ci sono persone che vivono in ambienti lavorativi pesanti, che subiscono mobbing e via dicendo. Penso che ognuno debba fare ciò che si sente e provare il più possibile ad essere felice perché la vita è una.

  12. Io ho una cosa in specifico per cui mi dicono che sono in gamba ed, ogni tanto, mi dicono che dovrei pensare di farne un lavoro (e no, non è il blogging). Mi rifiuto (almeno per ora): se dovessi farlo per lavoro me ne accollerei anche tutti i lati negativi e non avrebbe più lo stesso fascino!

  13. Io la penso così:
    L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, ere decisioni comportano rischi. (Erich Fromm)

  14. Davvero un articolo interessante. Sai io ho fatto un salto nel vuoto, davvero da cardiopalma. Ho lasciato un lavoro ben pagato per seguire la mia passione: la scrittura. Oggi lavoro come Ghostwriter freelance, è vero le beghe del lavoro sono tante e la sera sono spesso stanca, a volte lavoro 14 ora al giorno, eppure io oggi mi sento soddisfatta e sono felice di aver fatto quel salto nel vuoto. Ma non è sempre detto che questo si adatti a tutti! Io sentivo l’esigenza di vivere scrivendo, non mi davo più pace, perché facevo un lavoro che non mi piaceva. Sono passati quattro anni dalla decisione, tutti mi dicevano che ero pazza, e qualcuno me lo dice ancora adesso ma non mi importa. Io voglio raggiungere il mio traguardo è per me quel salto nel buio è stato solo l’inizio ❤️

  15. Ciao Sabri ma che bel post! E’ vero oggi giorno sembra che la cosa a cui ambiscono tutti è mollare il proprio lavoro prendere e viaggiare. Come se l’ambizione dovesse essere solo quella. Come se visitare le città da turisti e non da “local” sia un crimine. E soprattutto è vero. Per me il blogging è bello e divertente proprio perchè è il risultato delle mie passioni, la montagna e il web. Ma se avessi scadenze e impegni non sarebbe cosi’ divertente.

    1. Ma soprattutto… sta roba di non essere turisti ma voler essere a tutti i costi “local” ci sta sfuggendo di mano.
      I miei occhi italiani rendono qualunque posto diverso da come potrebbe vederlo una persona di qualunque altro angolo del mondo! E non è questa diversità esaltante?

  16. Io ho lasciato un posto fisso per motivi che non sto a raccontare, e ho (ri)cominciato a fare un lavoro che prima era un hobby.
    Non dico che non mi piaccia più, anzi, ma quando un hobby diventa una professione non puoi più farlo nei ritagli di tempo, se hai voglia e ispirazione. Anche se scrivi racconti, o articoli di giornale o blog post, se hai una consegna da fare e hai una scadenza, devi farlo e basta. Anche se fuori c’è il sole e vorresti andare a fare una passeggiata

    1. è quello che dico sempre a chi, in momenti di fatica e sconforto, pensa di voler mollare le certezze per trasformare passione in lavoro (come ho fatto io – anche se non me ne sono MAI pentita). Non è una decisione che va presa quando si è stanchi ma quando si è lucidi 😉

  17. Brava Sabrina, bellissimo argomento!Io l’ho fatto quel salto nel vuoto, con tanto di mutuo sulle costole. Ho lasciato un lavoro, apparentemente, sicuro che per anni mi ha dato tante soddisfazioni, in un ambiente che ovviamente, anche per me, era la seconda famiglia, finché il ciclo si è esaurito, le gioie e le soddisfazioni non c’erano più, così ho cambiato completamente vita, ritrovando serenità e voglia di fare. Non me ne sono pentita assolutamente. Come dire chi non risica non rosica…..

    1. Praticamente abbiamo un percorso gemello. Io credo che se non ce ne siamo pentite è proprio perchè la decisione è venuta NON in un momento di fatica e scoramento lavorativo ma quando abbiamo percepito, come dici tu, che un ciclo si era concluso. Non è da tutti avere questa consapevolezza. NB: eh sì, anche io ho pensato bene di ingropparmi un mutuo non appena ho rinunciato alla stabilità dello stipendio fisso 😀 . Se ci rinchiuderanno nella stessa cella, sappiamo il motivo.

  18. Le nostre passioni sono tali proprio perchè possiamo viverle a 360gradi, senza limiti, barriere e preoccupazioni…nel momento in cui diventano anche il nostro lavoro assumono un aspetto diverso…
    Articolo interessantissimo che ho letto con gran piacere

    1. Bellissimo articolo e condividerei pure se fosse un po’ più facile trovarlo, il lavoro, in modo tale da potermi permettersi il lusso della scelta. Chi disse “ se fai ciò che ti piace non lavorerai un giorno nella tua vita” ha perfettamente ragione. Se si può guadagnare facendo ciò che ci piace e ci ispira, penso si sia raggiunto l’equilibrio perfetto. Bravissima e coraggiosissima. xxx

      1. Grazie Maria Teresa, credo che la sfida quotidiana non sia tanto fare una scelta o un salto nel vuoto quanto riuscire ad amare sempre quello che si è scelto: amare è un’attitudine che si impara con il tempo, un’arte che si perfeziona e che richiede quotidiano impegno. Per le persone, per un lavoro, per se stesse e per tutte le nostre scelte di vita. Grazie per essere tra chi mi accompagna! Non sai quanto messaggi come questi mi aiutino ad amare ogni giorno la mia scelta.

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