Coworking di design: quando la progettazione si prende cura di te

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Torniamo a parlare di un argomento caro ai nomadi digitali, cioè i coworking, insieme ad un argomento molto caro a me, cioè il design rivolto al benessere dei fruitori.

Se infatti il design spesso si prende cura delle persone in strutture ricettive come hotel, case vacanza, persino ostelli, i coworking sono al contrario legati a dinamiche prettamente lavorative, che mettono al centro elementi funzionali e non sempre tengono conto di quanto la scelta di un materiale al posto di un altro, di un divano al posto di un altro ecc. possano essere di beneficio o, al contrario, inficiare, la vita di un lavoratore da remoto.

Oggi voglio parlare di alcune idee ed esempi virtuosi di spazi di coworking di design sparsi per il mondo che hanno adottato strategie intelligenti e a volte facilmente riproducibili e imitabili per il benessere dei loro iscritti e soci.

Attenzione: per chi gestisce un coworking questi spunti possono essere molto importanti perché di qui a pochi anni, quando i nomadi digitali saranno sempre di più e chiunque avrà una stanza vuota da affittare ne farà un coworking, elementi come questi potranno fare la differenza tra chi resta sul mercato e chi, invece, chiude.

Materiali naturali 

I mobili delle più note catene di arredamento di largo consumo, se da un lato sono molto belli, giovanili, lineari e si prestano facilmente a più stili, dall’altro contengono spesso colle economiche che con il passare del tempo diventano tossiche.

Di questo, i consumatori diventano sempre più consapevoli per cui la scelta di creare un ambiente sano, con materiali non tossici, tinte naturali e poche colle chimiche fa la differenza, soprattutto per chi deve fare abbonamenti a lungo termine in uno spazio di coworking.

A East London, ad esempio, il cowo De Beauvoir Block, ridisegnato dallo studio Sella Concepted, sceglie di vestire il freddo contenitore industriale originale, un palazzo in mattoni rossi di epoca edoardiana, con materiali naturali e con una palette di colori avvolgente.

Ancora più “green”, ma proprio in tutti i sensi, è il progetto ad opera dello studio SelgasCano, di trasformare il più antico mercato alimentare di Lisbona in uno spazio di coworking, dal nome Second home. Mille piante di varie specie sono il principale elemento di arredo.

Economia vs ergonomia

We Work, Richmond Street, Toronto. ph.
We Work, Richmond Street, Toronto. ph. Eloise Ambursley

Negli ultimi anni il design dei luoghi pubblici ha amabilmente finto di confondere “materiali naturali” con “mobili economici”. Laddove talvolta le due cose possono in parte combaciare, il più delle volte non è affatto così, anzi economia e benessere diventano antitetici.

Mi spiego meglio:  nell’epoca, ormai lunghissima, dei divanetti in pallet, di certo molto belli e caratteristici (anche se ormai anche il banco salumi della Coop o il parrucchiere della nonna ha divani e banconi in pallet) ci dimentichiamo troppo facilmente che un nomade digitale che sceglie un coworking restarà seduto diverse ore sulla stessa sedia/divano e alla lunga posizioni non troppo naturali metteranno a rischio la salute di postura, spina dorsale, muscoli toracici e tante altre cose… persino la respirazione!

I gestori di coworking che scelgono sedute e tavoli ergonomici a beneficio dei suoi utenti compiono un gesto da veri “leader”, dando quelle attenzioni che un tempo venivano date dai datori di lavoro più illuminati.
E, tranquilli, le sedie possono essere ergonomiche e anche instagrammabili, se è questa la pietra dello scandalo.

Un ottimo esempio ci viene da Toronto, in Canada, dagli spazi a misura di schiena umana di WeWork, che ci illustra come bellezza, fantasia e salute della postura possano tutto sommato coesistere.

Leggi anche:
Lavorare in viaggio, quando diventa un’abitudine tossica 

Universal design 

Lima Comunal Coworking
Lima Comunal Coworking

Tempo fa, nell’ambito della campagna Accessibility is cool, avevo scritto come sia tutto sommato facile per luoghi pubblici come pub, biblioteche e ristoranti, aprirsi all’universal design, rendendo i propri spazi accessibili a tutti, anche a persone con difficoltà o disabilità motorie e sensoriali permanenti o momentanee.

Anche gli spazi di Coworking possono (devono?) adeguarsi a queste piccole grandi regole del design inclusivo.
Tra questi precetti del design universale ci sono
– gli spazi ampi e “open”, senza ostacoli e facilmente percorribili,
– la presenza di elementi che attenuino il riverbero dei suoni come tappeti e libri/riviste (cosa ottima non solo per chi ha disturbi di udito ma anche per chi ha bisogno di concentrarsi),
– la presenza di angoli arrotondati e vetrate per rendere più facile il passaggio di informazioni visive a sordi,
– l’utilizzo delle giuste luci, non troppo forti né troppo soffuse.

Un ambiente inclusivo che sembra essere stato progettato per rendere la vita lavorativa facile a chiunque secondo i dettami dell’universal design è il Coworking Comunale di Lima, in Perù.  




Aree a supporto della genitorialità

Il nomadismo digitale più che una scelta di libertà è una scelta di autodeterminazione, all’interno della quale rientrano tempi e spazi di vita, più che di lavoro.
Tra i tempi e spazi di vita, c’è per molte e per molti quello dedicato alla genitorialità ed è arrivato il momento che le strutture di coworking rispondano ad un bisogno fino ad oggi totalmente ignorato da quasi tutti i datori di lavoro: uno spazio in cui i genitori possano lasciare e affidare i propri figli nelle ore flessibili del loro lavoro flessibile in una vita che ormai chiede loro solo flessibilità.

Dallo spazio in cui una mamma possa allattare in “flessibile” tranquillità (perché, per quanto sia un naturale diritto, non tutte le mamme vogliono allattare in pubblico e preferiscono viverlo come un momento di intimità) ad una nursery in cui poter far dormire o giocare i bambini, dando a papà e mamme flessibili la possibilità di lavorare nei loro spazi/tempi flessibili senza che la Nasa debba intervenire per il recupero della prole dall’altro capo della città (poco, pochissimo flessibile).

Ci sono, sia in Italia che all’estero, degli interessanti luoghi dedicati a rispondere a questa necessità, come il tedesco Coworking Toddler o l’italiano Co-mama, a Bari.
Si tratta di progetti lodevoli ma che partono proprio dal concept della maternità (lo si legge fin dal nome), diventando a loro modo un po’ “esclusivi”, cioè rivolti solo ai genitori (o addirittura solo alle mamme).
I cowo del futuro dovranno essere prima di tutto spazi di lavoro che nascono per il lavoro e il network, ma pienamente consapevoli che i lavoratori e lavoratrici nomadi non rinunciano ai figli e scelgono un posto che possa accogliere le loro necessità pratiche quotidiane, tra le quali figura le genitorialità.

Bene è prendere esempio dal JuggleHub di Berlino ,un coworking comune a tutti gli effetti, che predispone delle aree attrezzate per bambini di diverse età con educatori e educatrici specializzati.

Attenzione: anche questo è già e sarà sempre di più un elemento decisivo nello stabilire quale Cowo resiste e quale no; fa proseliti, infatti, una comunità di mamme che non hanno voluto “chiedere il permesso” per diventare madri, scegliendo il nomadismo, seguite da pletore di padri che della vita in azienda non hanno mai neanche voluto sentir parlare, anche per poter vivere la genitorialità in maniera più libera e, appunto, autodeterminata.

 

 

29 pensieri riguardo “Coworking di design: quando la progettazione si prende cura di te

  • Ott 14, 2018 in 9:47 pm
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    L’aspetto economico è molto sentito, soprattutto quando si parla di ambienti lavorativi. Non sono molti i datori di lavoro che scelgono soluzioni innovative, naturali ed ergonomiche per le postazioni di lavoro delle persone. Sono sicuramente quelli illuminati (o con i bilanci floridi) a decidere per soluzioni di questo tipo. Gli altri…

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    • Ott 16, 2018 in 7:05 am
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      credo che anche i bilanci floridi siano un’opzione sopravvalutata. le scelte giuste non costano così tanto. Costano di più di quelle sbagliate, certo, ma meno di qualche capriccio. 🙂

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  • Ott 14, 2018 in 5:04 pm
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    Condivido con te l’opinione generale che spesso i materiali naturali sono associati a materiali economici, ma ti assicuro che è del tutto errata. Oggi molto spesso i materiali naturali sono difficili da trovare, al contrario prodotti sintetici sono sempre più commerciali. Il tutto dipende da come li usiamo.

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  • Ott 14, 2018 in 10:32 am
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    Considerazioni giustissime. Troppo spesso infatti prevale l’aspetto economico nella realizzazione dei luoghi. Anche quando lavori da casa ti rendi conto di quanto sia importante la l’ergonomia della postazione.

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    • Ott 14, 2018 in 3:55 pm
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      guarda, anche io spesso mi faccio tentare più dalla bellezza e solo dopo penso alla salute! Faccio male perchè invece “prima la salute” vale anche per la produttività.

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  • Ott 14, 2018 in 8:59 am
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    Io adoro stare in luoghi confortevoli e piacevoli alla vista mentre non lavoro con il disordine e il caos, anche quando il caos è a livello di design.

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  • Ott 14, 2018 in 6:53 am
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    a parte il discorso relativo all’arredo ritengo corretto che gli spazi di Coworking siano senza ostacoli e facilmente percorribili per le persone che hanno determinate problematiche

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  • Ott 13, 2018 in 1:23 pm
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    Trovo che alcuni dei suggerimenti che dai siano utili non solo per i coworking ma anche per chi ha un ufficio. Il criterio, infatti, di utilizzare sedute e tavoli ergonomici, è secondo me utile a tutti, anche a chi sta arredando lo spazio studio per i figli a casa. Sedie e tavoli ergonomici vanno veramente a beneficio degli utenti! 🙂

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  • Ott 13, 2018 in 11:28 am
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    Ci pensavo proprio l’altra sera a trovare un cowo qui nella mia città, lavorare a casa sta diventando improponibile, la prossima settimana avrò anche i muratori! Mi sono informata ma purtroppo qui ce ne sono solo un paio orrendi, per farti capire uno è un vecchio ufficio comunale con scrivanie e mobili del tempo di Mussolini (non scherzo). Solo il vedere le foto mi fa venire la depressione, come si fa a lavorare in un posto così?

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  • Ott 13, 2018 in 10:37 am
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    I tuoi spunti sono davvero azzeccati! Hai menzionato tutti gli elementi che immaginavo per il “coworking dei miei sogni”!
    P.S. Non sapevo esistessero spazi adatti anche ai bambini, in quest’ambito!

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  • Ott 13, 2018 in 4:47 am
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    Un articolo molto interessante, naturalmente l’armonia in un’ambiente è necessaria per riuscire a lavorare meglio! Purtroppo non ho coworking vicino a me e spesso quando viaggio preferisco fermarmi nei parchi o nei bar, o in hotel. Però vorrei tanto provare a frequentare un coworking almeno una volta.

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  • Ott 12, 2018 in 7:39 am
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    In passato non pensavo troppo all’aspetto ergonomico della “postazione” di chi lavora al computer. Direi che le soluzioni adottate dall’azienda canadese rientrino tra quelle più corrette per salvaguardare la salute e la schiena di chi lavora.
    Maria Domenica 🙂

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  • Ott 11, 2018 in 11:16 am
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    Hai fatto benissimo a sottolineare l’importanza del comfort e non solo della bellezza ad occhio. Ultimamente la tendenza del green sta cedendo il passo alla tendenza economica. Pur non essendo proprio del campo, credo siano due cose completamente diverse. Green non significa economico, ogni tanto puo’ capitare che lo sia ma non e’ una regola di base. Ricordo di aver provato un posticino mentre ero in viaggio a Vienna, purtroppo non ricordo il nome. Un luogo stupendo, curato nei colori, nella disposizione di ogni singola sedia e illuminato da tanta luce naturale. Peccato pero’ che le meravigliose poltrone fossero tremendamente scomode. Non riuscii a finire il lavoro per cui ero andata perche’ la schiena comincio’ a lamentarsi dopo neppure un’oretta. Un vero peccato perche’ per il resto era praticamente perfetto!

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    • Ott 12, 2018 in 8:13 am
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      Guarda, siamo allineate anche nelle esperienze oltre che nelle opinioni 🙂
      Io ho notato che i posti aperti negli ultimi dieci anni (dai pub ai coworking) credono che il livello di figaggine sia inversamente proporzionale alla comodità delle sedute. Mah…

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  • Ott 11, 2018 in 7:48 am
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    Bello questo articolo molto interessante non conoscevo questa cosa però è molto curiosa.

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  • Ott 10, 2018 in 9:51 pm
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    Mi piace l idea della comodità e del rispetto della natura, ma sinceramente di coworkimg non ne avevo ancora sentito parlare.

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  • Ott 10, 2018 in 5:39 pm
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    Ottimi arredamenti, secondo me davvero perfetti non solo per il coworking. Propendo per il naturale eco-friendly anche molto più salutare, come sostieni tu

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  • Ott 10, 2018 in 3:18 pm
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    Credo moltissimo in questo argomento, in un luogo confortevole si vive meglio, si lavora meglio, si mangia meglio, ecc., infatti la seconda voce nel mio bilancio, sia aziendale che personale, dopo le spese per viaggi, sono le spese per arredamento e accessori.

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  • Ott 10, 2018 in 10:44 am
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    Se la comodità, il benessere e il design si incontrano, per me, é un mix perfetto.
    Personalmente amo i luoghi non affollati e le tonalità del blu/azzurro.

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  • Ott 9, 2018 in 11:44 am
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    A Milano frequento spesso bar pensati per il co-working. Sono begli ambienti in cui andare per lavorare in gruppo e ci si può anche fermare a mangiare qualcosa di buono!
    Non conosco invece aree di supporto per la genitorialità, effettivamente, ma è una bella idea, è bene che ne nascano.

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    • Ott 9, 2018 in 3:32 pm
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      Sì, per fortuna adesso bar con wi-fi libero e posti a sedere dove poter restare ad oltranza ce ne sono un po’ ovunque. Se hai bisogno di uno step successivo anche per contrarti, fare riunioni o skype call ecc. serve un salto in avanti.

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  • Ott 9, 2018 in 7:43 am
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    Questi arredi secondo me sarebbero perfetti anche per rendere più gradevoli (e produttivi!) gli uffici “tradizionali” come quelli in cui lavoro io. Discorso a parte lo meriterebbero le Aree a supporto della genitorialità, che sarebbero uno strumento di civiltà e progresso da adottare in tutti gli ambienti lavorativi.

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  • Ott 8, 2018 in 5:07 pm
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    Io amo gli spazi aperti, le camere grandi, mi piace tantissimo il desing con le foglie quasi tropicale.
    Però mi piace anche il rosa, non lo so, la mia futura casa sarà un misto di tante cose.

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    • Ott 9, 2018 in 3:36 pm
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      Le foglie tropicali iniziano ad attirare anche me, credo che la cosa sia dovuta al mainstream creato da IKEA e dall’ultimo salone del mobile, ma temo che sia qualcosa che ben presto uscirà di moda mentre il rosa è un classico!

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  • Ott 8, 2018 in 4:41 pm
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    Non conoscevo affatto questa cosa. In un epoca dove ormai si cerca ogni comodità e praticità anche i luoghi in cui si vive o lavora, oltre ad essere a misura dell’ uomo “digitale”, stanno tendendo a tutto questo. Si va avanti, ci si evolve per il meglio senza però dimenticare alcune cose del passato.

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  • Ott 8, 2018 in 2:09 pm
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    trovare un luogo che ispira è la prima chiave per arrivare alla buona idea!

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  • Ott 8, 2018 in 2:01 pm
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    Io adoro quando si riesce a combinare la comodità con la natura e le forme armoniose 😀

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