Come ho fatto a comprare casa nonostante sia freelance creativa e digital nomad

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Ammetto di avere aspettato un po’ prima di tradurre questo articolo su tutta la faccenda della casa e del viaggio. Perché ogni volta che su questo mio blog mi addentro in vicende un po’ più personali, con una lingua non mia mi sento più a mio agio.
Ma dopo questa premessa inutile (che per altro regalo solo al pubblico italiano perché non c’è nella versione inglese del pezzo) veniamo al punto: Come ho fatto (e perchè l’ho fatto) a comprare casa nonostante io sia una freelance creativa e una digital nomad? 

So che molte e molti di voi stanno ridendo. Soprattutto se trentenni italiani come me.
Soprattutto se freelances e nomadi digitali.
Ancor di più se creativi.

 

E niente raga, io mi sa che stasera non esco.

Una foto pubblicata da sabrina (@in_my_suitcase) in data:

Bene, appena finite di ridere o di incazzarvi con la sorte che ha messo insieme nella vostra vita tutti questi fattori, veniamo al punto. E’ possibile farlo?
E’ possibile per un freelancer e nomade digitale (soprattutto se creativo come un blogger, traduttore, giornalista, grafica ecc.), viaggiare e comprare una casa, nonostante la difficoltà nel farsi pagare e la voglia di spendere tutto in viaggi?

So anche bene che moltissimi nomadi digitali e viaggiatrici compulsive NON vogliono affatto acquistare una casa, questo ‘oggetto’ non ha per loro alcun appeal. Lo vedono come una ipotetica prigione da mantenere e da pagare, un sistema succhiasoldi che toglie tempo e risorse ai viaggi, soprattutto di lungo periodo.

Comprendo e rispetto questo punto di vista al quale non saprei davvero oppormi. Verissimo, è una spesa che toglie denaro a molte cose tra cui i viaggi. La mia esperienza personale si è però dovuta basare su altri fattori che ora vi spiego.

Di fatto sono affetta da una dualità psicotica sin dall’infanzia.
Mi affascinavano le case di chiunque. Quando entravo guardavo ovunque il mio occhio arrivasse, mi ci immaginavo dentro, guardavo i mobili, pensavo alla mia vita nelle case di tutti e alla vita degli altri. Credo sia lo stesso motivo che mi porta oggi a guardare almeno una volta al giorno riviste on line di interior e a scrivere per riviste di questo settore. E credo che sia ciò che mi porta a spiare in casa degli altri, dalle finestre (In quasi tutti gli altri paesi d’Europa le tende non si usano o si usano poco).

Good #night. #puglia, @isolabeach #portocesareo #italy www.sabrinabarbante.com

Una foto pubblicata da sabrina (@in_my_suitcase) in data:

Eppure, sin dall’infanzia, ero attratta in maniera quasi patetica da questa faccenda dei viaggi.

Mia madre aveva già iniziato a ‘farmi il corredo’ (ehm… sì, avevo 6-7 anni e mi sarebbe servito per il matrimonio. Oggi non sono sposata ma ho un sacco di asciugamani e lenzuola bellissime che tutti insieme potrebbero valere l’estinzione del mio debito con le banche)… dicevo, avevo un corredo che stava dentro a due immense e bellissime valigione di cartone. Mi infilavo nell’armadio e fingevo fosse il treno solo perché c’erano quelle bellissime valigie di cartone. E fingevo di partire.
Le ore di catechismo le facevo passare fingendo di essere in aereo (mi avevano messo il catechismo il sabato e forse se non sono più cattolica lo devo anche a questo, non solo al caso “Welby”).

Coinvolgevo anche la mia storica compagna di giochi in questa faccenda che non era il catechismo e una sala parrocchiale il posto in cui trascorrevamo i sabati pomeriggio, ma un aereo che ci stava portando da qualche parte.

E quindi niente,

questo è il male che mi porto da venti anni addosso, fermo non so stare in nessun posto’,

Possibili spiegazioni (non date dalla scienza) a questa dualità: vengo da un posto pieno di belle radici. Gli ulivi secolari, hai presente? Ecco, quelli. Credo che siano il nostro primo approccio al concetto di bellezza. Se ci sono radici grandi e visibili e imponenti, allora è più bello (l’albero, la campagna, il paesaggio).
Anche se te ne vai, non dimentichi più che la bellezza sta nelle radici.

Così non ho potuto fare altro che affrontare questa ambivalenza e quindi ecco a voi i 5 motivi per cui ho potuto e voluto acquistare una casa nonostante fossi
– italiana,
– trentenne,
– nomade digitale
– freelance creativa.
– non ricca ereditiera.

Mi sono laureata presto, giovane. 

Non è stato un caso o fortuna. A 19 anni ho deciso che non ci avrei mai dovuto mettere più di 4 anni perché poi dovevo essere senza vincoli e libera di viaggiare e lavorare e guadagnare per le ‘cose importanti’.
E infatti ho iniziato a lavorare full time abbastanza presto, senza neanche prendere in considerazione l’idea di fare domanda per un dottorato (troppo altro il rischio che fosse senza borsa, ovvero gratis).
Lavorare full time  è significato anche partire. (Francia, Toscana, Milano, Malta).

Ho iniziato a viaggiare (anche da sola) e con pochi soldi

Diciamolo, se i voli low cost non fossero entrati nella vita del consumatore medio, come il latte di soia e la piastra per capelli, tutto sarebbe stato più difficile. Il fatto di avere iniziato a viaggiare spesso e anche sola molto giovane mi ha permesso di adattarmi a condizioni decisamente più spartane cui avrebbe più difficoltà ad adeguarsi chi, ad esempio, inizia a viaggiare in età adulta dopo aver avuto le prime esperienze dal tre stelle in su o per chi ha la fortuna di viaggiare sin da piccola con i genitori in hotel di un certo tipo, confortevoli diciamo.

La gioventù mi permetteva non solo di vivere ogni peggiore ostello/campeggio del mondo come una reggia ma anche di apprendere, usare le mie capacità per lavoro, e trovare lavoro sulla base di queste. Veniamo al punto: parlavo 4 lingue ed ero molto molto flessibile, non vedo altra spiegazione al fatto di aver conosciuto solo 4 mesi di ‘non lavoro’ dalla laurea in poi.

In Italia, per chi è classe 1981, so che non è una cosa comune.

Mettevo soldi da parte per i viaggi e per altre ‘cose importanti’

Niente abiti di marca (di marche io davvero non so nulla). Forse il fatto di avere una mamma ex magliaia e molto creativa (una hippie mancata per mere questioni geografiche, una che aveva capito che la decrescita felice è la risposta al capitalismo anche quando non facceva figo. E no, non è comunista) mi ha aiutato ad essere abbastanza elegante con pochi soldi o quanto meno a farmi uno stile tutto mio, che prescinde dal costo degli abiti.
Ho sempre viaggiato scegliendo le destinazioni anche in base al budget necessario per il volo dal punto di partenza in cui mi trovavo.
Mangiare non è la mia passione, quindi è molto difficile che spenda troppo in ristoranti.
Credo di essere andata dal parrucchiere circa… 30 volte in 35 anni.
Non uso gioielli. Spendere più di 50 euro per un paio di scarpe a mio avviso è sciocco, considerando come tratto le mie scarpe.
Non ho mai avuto una macchina. Per gli ultimi 10 anni prima dell’acquisto della mia casa, la spesa più grande è sempre stata l’affitto di casa (da 350 per un bilocale nel centro storico a Lecce, da sola, a 400 per un bilocale a Milano – ma costava 800, convivevo).
Pensavo a mettere soldi da parte per i viaggi e ‘altre cose importanti’.

 

Sono tornata al Sud 

Pic by @frashoots.

Una foto pubblicata da sabrina (@in_my_suitcase) in data:

Lasciare Milano è meno facile di quanto si pensi, per tante cose che ancora spesso mi mancano. Una di queste è quel senso di essere a un passo da ogni paese. Ma la vita a Milano era giusto un tantino cara e acquistare lì una casa decente con il mio salario (lavoravo in ufficio e non era ancora nomade digitale) sarebbe stato difficile.

Così sono tornata a Sud, anche per un richiamo praticamente fisico a quelle dannate radici e quel concetto di bellezza che non è poi tanto astratto. In Puglia, oltre ad esserci le radicibelle ci sono anche le case che costano di meno. Molto di meno.
Dopo due anni di affitto ho iniziato a cercare un posto da potermi permettere con i soldi che avevo messo da parte per ‘coseimportanti’. La casa dei miei sogni è arrivata con diversi fattori quali:

  • una ricerca smodata (35 case viste in 2 mesi)
  • una trattativa aggressiva
  • un colpo di c… oda da parte dell’agenzia che mi ha supportato nella mia offerta
  • il vivere (già da un anno)con mobili belli ma di fortuna e molti dei quali fatti a mano da mio padre (sono bellissimi e sì, farò anche un lavoro ‘creativo’ ma senza la manualità e praticità dei miei genitori non sarei arrivata lontano).
  • Ovviamente, non mi vergogno a dirlo e ne vado fiera, i miei genitori mi hanno dato una mano sotto tutti i punti di vista anche se all’inizio hanno pensato che ero del tutto fuori di testa. Ma questo lo hanno pensato ad ogni mio passo, che alla fine hanno sempre supportato.

Aggiungo una cosa che sottovalutavo: Lecce è vicina a Brindisi e a Bari, le quali hanno aeroporti collegati ad una miriade di posti che non avevo visitato che ho potuto vedere, come Sofia, Timisoara, Palma. Quindi….

Ho ripreso a viaggiare e a mettere soldi da parte per altri viaggi e… progetti importanti

Forse ti interessa sapere
How travelling changed my life (and how I changed my life to travel)

crop sabrina

Ora che i risparmi dei miei primi 10 anni di lavoro sono su questa casa, devo riprendere a mettere soldi da parte sia per pagare le rate della stessa che per viaggiare, per non parlare del fatto che i miei progetti non finiscono qui. Non è facile, considerando i ritardi nei pagamenti, le tasse e la gestione separata, il debito con la banca ecc… 

First #xmas for my Home. #love is the very first Xmas decoration.

Una foto pubblicata da sabrina (@in_my_suitcase) in data:

Alcune cose che mi aiutano a risparmiare e vivere comunque più che bene:

  • essere vegetariana e, in genere, una cittadina a basso consumo
  • vivere a Sud (dove in estate la voglia di andare in qualunque altro posto cala del 90%)
  • acquistare regali e cose varie in piccoli mercati locali
  • acquistare cibo a km zero
  • arredare casa restaurando cose vecchie ma ancora molto belle
  • pulire casa con prodotti naturali (non avevo idea di quanto l’aceto diluito in acqua fosse perfetto per qualunque superficie, persino per un parquet perfetto)

Ulteriore consiglio: usa la tua casa anche per viaggiare

Puoi usare una casa tua per pratiche come

  • couch surfing (metti a disposizione letti in più o il divano per viaggiatori che poi ricambieranno il favore
  • home restaurants (organizzi cene per viaggiatori e non solo, che pagano per la tua cucina e la tua compagnia). Qui puoi leggere di più in merito.
  • per periodi più lunghi puoi viaggiare e pagare il long-period-trip affittando casa tua o scambiandola con nomadi che ti daranno casa in cambio della loro.

Qualunque altro consiglio è più che benvenuto nei commenti 🙂

2 pensieri riguardo “Come ho fatto a comprare casa nonostante sia freelance creativa e digital nomad

  • Febbraio 2, 2016 in 11:56 pm
    Permalink

    Ho sempre visto la casa come un luogo per persone che non sono abituate ai cambiamenti. Sarà che ho traslocato tantissimo e non ho mai sopportato il vivere in uno stesso luogo per più di 3 anni al massimo. Però il tuo articolo mi è piaciuto tantissimo e mi ha fatto capire il perché dello scegliere una casa “fissa”. Certo la mia idea di casa mobile non penso verrà sostituita tanto facilmente, ma comunque ti ringrazio perché mi hai chiarito tanti e tanti dubbi.
    Auguri per tutto!

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    • Febbraio 3, 2016 in 9:39 am
      Permalink

      Grazie Noemi! Da nomade digitale ho sempre visto il mio desiderio di una casa tutta mia come una ‘malattia’ i almeno anomalia con la quale ho dovuto trovare dei compromessi 🙂

      Risposta

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