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Clubhouse: bello sì, ma anche meno…

Valutazione razionale di Clubhouse, dal punto di vista di un utente attivo, di utente medio e di un… utente “reale”.

Se Clubhouse sia o meno il social del futuro, lo dico a breve; di certo è social del momento.

Per chi ancora non lo sapesse, si tratta di un social network appena approdato sul mercato italiano che sta entusiasmando soprattutto gli addetti ai lavori, me compresa.


Cosa si fa su Clubhouse?

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Si parla, si chiacchiera in tempo reale con persone che entrano in room, cioè stanze virtuali, che hanno un titolo, un orario e un moderatore.
Ad esempio io oggi posso creare una stanza in cui parliamo di “Come diventare blogger”, e ne sono moderatrice.
Posso farla partire subito o posso creare questa stanza programmando l’appuntamento ad una data futura, di modo che le persone che, all’atto della registrazione, hanno espresso come interessi “blog, digitale, online, ecc”, possano vederla e attivare una notifica.

Quando la stanza è attiva, io posso invitare altre persone ad essere relatori con me, e lasciare altri in stanza ad ascoltare, proprio come se fosse un talk show con speaker e pubblico.
Se entri come ascoltatore puoi cliccare sul simbolo di una manina e chiedermi di intervenire.
Se io, moderatrice, non conosco l’ansia da prestazione delle persone comuni, posso anche eleggerti a relatrice senza che tu me lo chieda.
E questo è il primo vulnus che a mio avviso terrà lontane da questo social le persone “sane”, non attorcigliate nelle dinamiche dei social dell’esserci a tutti i costi.

Ma andiamo per ordine.

Cosa mi piace di Clubhouse:

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Di Clubhouse mi piace il fatto che si parla, si usa la voce e si ascolta.

Mi piace il fatto che… ha ridato vita a molti account twitter e porta nuovo traffico su Instagram (il social ti permette di condividere sui Twitter e Instagram le anteprime delle room alle quali prendi parte, taggando in automatico i relatori che hanno nel proprio profilo gli account degli altri social).

Mi piace il fatto che posso entrare in contatto vocale con persone che dicono cose interessanti e, se apprezzo il loro modo di parlare oltre che i loro contenuti, seguire le loro room… nella misura in cui ho tempo disponibile (e qui c’è un’altra criticità che approfondiamo tra un attimo).

Come addetta ai lavori, nella fattispecie da persona il cui lavoro è creare contenuti per il web e declinarli in base allo specifico di ogni piattaforma, posso dire che è uno strumento ottimo per parlare in modo organico, completo, utile della propria attività e anche per sensibilizzare su alcune tematiche che ci stanno a cuore.

Ora, veniamo alle cose che mi fanno dire, ogni volta che entro in Clubhouse
“bello sì, ma anche meno.”

Il social dell’autenticità. Really?!

La frase che sento più spesso su Clubhouse e nelle room alle quali partecipo è “Clubhouse è il social dell’autenticità”.

Quando la smetteremo di cercare l’autenticità vera in una cosetta che ti sta in mano sul cellulare sotto forma di App e social, troveremo il Nirvana.

Io questa cosa dell’autenticità in CH non solo non la trovo reale, ma trovo anche inutile il volerla cercare a tutti i costi. I social non sono e non devono essere il luogo in cui esprimiamo tutto di noi stessi, ma il luogo in cui comunichiamo e scegliamo, di volta in volta e se non siamo analfabeti funzionali, il modo più opportuno per farlo.

Se poi posso parlare di autenticità declinata all’ambito social, la mia community su Instagram mi conosce meglio di quanto potranno nel breve periodo i miei follower o eventuali ascoltatori su Clubhouse; su Instagram posso permettermi di ostentare la mia competenza, le mie ansie (sempre nella misura in cui mi sento di mostrarle), i miei irrisolti, i miei momenti di antipatia. E questo non vale solo per me e per la mia community ma per tutti coloro che ne hanno creato una, piccola o grande che sia.

Su Clubhouse, siamo ancora nella fase della performatività a tutti i costi, del parlare bene, del risultare intelligenti e ponderati.
A me questa cosa viene anche benino, devo ammetterlo senza finta modestia, ma l’autenticità e un’altra cosa.

Troppo time consuming per l’utente che “fa altro nella vita” (ad esempio avere una vita)

A differenza degli altri social, oggi come oggi Clubhouse non è adatto a tutti i tipi di fruitori dei social, anche alla luce del fatto che una room dura da un’ora a persempre!

Per ascoltare le room in modo attivo devi essere concentrato su quello che viene detto, devi intervenire in modo opportuno e spesso lo devi fare per tempi lunghissimi, come su detto.

Se stai facendo altro, puoi al massimo ascoltare ma, diciamoci la verità, ascoltare altri che parlano per due ore, a meno che non ti stiano dando le risposte della vita, non è congnitivamente possibile.
Dunque si crea allo stato attuale dei fatti una divisione tra chi usa i social per personal branding o perché lavora sui social d’abitudine, e chi invece nella vita “fa altro” (compreso avere una vita).

Mi spiego meglio: io lavoro nella comunicazione digitale e nella creazione di contenuti sul web e Clubhouse mi piace per molte dinamiche, come su spiegato.
Ci sta che io, in ottica di studio e investimento per il mio lavoro, ci stia dietro qualche ora a settimana esattamente come faccio per facebook o Instagram e consorelle.
Ma se ad esempio fossi un agente immobiliare con sufficienti carichi di lavoro da gestire per 8-9 ore al giorno, se fossi un’impiegata o non avessi a che fare con il digital, su Clubhouse non troverei mai i miei spazi, non sarebbe accessibile per me in termini di tempo ed energia.
L’agente immobiliare potrebbe delegare il lavoro ad un Clunhouse room manager (possibile prossima figura professionale, insieme a queste altre), l’impiegato ci entrerebbe al massimo per un mese, fino ad uscirne per esaurimento.

La stragrande maggioranza delle persone che usano i social, non li usano per business ma per distrarsi, divertirsi, anche per approfondire su alcuni argomenti importanti ma non per lavoro, e noi social nerd spesso ce ne dimentichiamo.

Ad oggi è come se, se non hai i fantomatici “contenuti di valore” da condividere, su Clubhouse non c’è posto per te.
Che sia una notizia buona o cattiva, va a mio avviso valutato senza dare giudizi di merito su chi entra sui social per “cazzeggio”.

Al che mi chiedo: se su Clubhouse al momento ci sono solo i professionisti digitali o le persone che usano i social per personal branding, ci veneremo i nostri prodotti tra di noi?
Per carità, potrebbe anche andar bene, ma ci satureremo ben presto.

Le room su Clubhouse parlano troppo di Clubhouse

donna che parla al telefonino con un computer davanti. di spalle, castana.

Come usarlo, come farcelo tornare utile, come monetizzare e come si evolverà il tuo business su Clubhouse, come Clubhouse servirà al turismo, alle imprese, alla conquista di Marte, insomma, tanto business.
E la verità è che tutto questo, al mondo al di fuori di noi nerd digitali non frega niente.

Ci sta che sia un fenomeno legato alla novità del social in sé, alle sue dinamiche alternative e anche interessanti per molti aspetti, ma noterai che ad oggi, in Italia, una room su tre parla di “cose che possiamo fare su Clubhouse”.
L’autoreferenzialità è a mio avviso un grosso aspetto problematico di questo social, ad oggi.

Noi utenti più attivi, se non ampliamo le aree di interesse, allontaneremo chi non ha come ambizione il diventare room moderator.

Consigli per gli utenti attivi e i moderatori di Clubhouse

  • Meglio organizzare room più brevi di due ore.
  • La parola “moderatore” deve avere un senso: deve fare sì che si resti focalizzati sull’argomento, deve gestire gli interventi, essere assertivo ma gentile. La migliore moderatrice su Clubhouse esistente in Italia, al momento è Miriam Chilante, seguitela e fate scuola. Se le sue room sono sempre piene c’è un motivo.
  • Va bene la performatività… ma rilassiamoci un attimo.

Clubhouse è il social del futuro?

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Un anno fa, il social del futuro era TikTok.
Ma tra la nascita di TikTok e Clubhouse e la nascita della tripletta Facebook – Twitter – Instagram (non del tutto coetanei ma tutti e tre risalenti agli albori dei social presenti sui cellulari, variante che ha fatto la differenza rispetto ai precedenti MySpace e Tumbler), c’è una differenza notevole: ora siamo ufficialmente nell’epoca in cui creare e diffondere un social è semplice, la cosa difficile è far durare la curva della crescita.

C’è da aspettarsi che ogni anno il mercato cercherà di proporre una decina di nuovi social, di cui meno della metà avranno successo e gli altri saranno tentativi falliti.

Dunque, Clubhouse è il social del futuro?
Sì, nella misura in cui il futuro duri al massimo un anno. Nei prossimi 12 mesi crescerà moltissimo, poi avrà uno stallo e infine dovrà, come nel caso di TikTok, competere con altri social più anziani che implementeranno funzioni simili, con i Podcast che nei prossimi mesi in Italia saranno sempre più amati e seguiti, con la perdita di entusiasmo degli utenti, a fronte di una sorta di social burnout e, ovviamente, con la nascita di un nuovo social del futuro.

6 thoughts on “Clubhouse: bello sì, ma anche meno…

  1. Mi sono ritrovata molto nelle parole del tuo articolo, come utente “medio”. In più la necessità, al momento, di possedere un IPhone per accedere tiene fuori tantissime persone “medie” e dopo 1 settimana in cui ho seguito CH il mio pensiero finale e’ stato: allo 80% sono professionisti della comunicazione che parlano ai loro colleghi. In più non riesco ad entusiasmarmi perché in una room partecipa una tuoi/un tipo famoso come ho sentito dire.

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