Ricordi della Serbia: 3 amori e due rimpianti.

Della Serbia ho amato ogni cosa che ho visto. Forse prima di tutto per l’affetto verso le persone chi mi ci hanno invitata. Poi anche perché è stata la mia prima tappa balcanica, che non ha fatto altro che accrescere la mia voglia di Balcani (il 2016 sarà una sorta di celebrazione in viaggio della penisola, stay tuned!).

Ma ci sono delle cose che mi tornano in mente ogni volta che penso a Belgrado e Novi Sad, le due città che ho visto e che ti consiglio di andare a vedere.

 

Non si tratta solo di aspetti paesaggistici o monumentali quanto di atmosfere che si respirano in alcuni posti e modi di fare che proprio non dimentico. belgrado L’incontro generazionale è la prima cosa che penso, quando penso a Belgrado e al suo Kalemegdan, un bellissimo parco intorno ad una fortezza, alla sommità di una collina di 125,5 metri di altezza (dice wikipedia). Anziani che giocano a scacchi e giovani che pomiciano sulle panchine. Uomini un tempo operai in Germania che vendono pannocchie arrosto, venditrici ambulanti di manufatti locali, che ti spiegano i simboli e i significati degli oggetti e delle loro illustrazioni (anche in Serbia la civetta e il gufo portano fortuna e simboleggiano longevità). La solitudine e il piacere di percorrerla è un’altra cosa che ricordo di Belgrado. L’età media molto giovane della popolazione stride con quella tristezza data dalle ferite della città. Uscire dal centro storico e addentrarsi sulle principali arterie dove sono ancora visibili i segni della guerra ti fa camminare non solo ‘fuori’ ma anche dentro. Passeggiare da soli, senza commentare niente con nessuno e ricordare quale era la mia visione di quella guerra vicinissima quando ero piccola e ne sentivo parlare, e ne leggevo. 644073_10202068879226335_86759797_n Tanto che Novi Sad e il suo essere frizzante e bella quasi strideva, per me, con quello che avevo vissuto di Belgrado. Come quando vedi due donne, tutte e due bellisime, ma una delle due ha addosso una malinconia più profonda e visibile, l’altra è stata toccata dalle difficoltà ma li ha vissuti in maniera più distaccata. Poi, mettici che quando passeggiavo sola a Belgrado il secondo giorno piovigginava, mentre di Novi Sad ho solo ricordi soleggiati, ed ecco che una sensazione e un ricordo sono per sempre condizionati dalla mia meteoropatia. 1377462_10202068915347238_837635550_nfeet in novi sad   La Rakia invece è un mio rimpianto. Oddio, alcolico troppo forte anche per me, anche se fossi stata bene di stomaco e non nei postumi di una crepes da pub con troppa cipolla che mi ha fatto male, non avrei esagerato perché sarei davvero andata in fiamme. E forse sarei stata troppo ubriaca per ricordare la bellezza della tradizione dei matrimoni serbi di rito ortodosso; dai giri degli sposi intorno ad un altare con una corona in testa, alle danze sfrenate per ore e ore, al padre della sposa che mette soldi nelle trombe dei suonatori perché altrimenti suoneranno per sempre. Alla bellezza delle donne serbe e… all’infinita bellezza della cintura del tipico abito tradizionale di Novi Sad! Ne cerco di simili ovunque, ma nulla! Avrei dovuto prenderla lì (rimpianto numero 2).    

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