I viaggiatori, i blogger e la faccenda del “record dei paesi visitati” (e altre cose che ci stanno sfuggendo di mano)

E’ di questi giorni un post dell’Huffington Post che parla, per l’ennesima volta a dire il vero, di persone molto giovani che hanno stabilito il record di paesi visitati (196, 199, millemila).
Ma il fenomeno si ripete ciclicamente.
Da Cassandra Pecol che a 27 anni visita 196 paesi in 18 mesi (10 paesi a mese) a Gunnar Garfos che strizza l’occhio a lavoratori dipendenti vantando di aver “visto” 198 paesi in 10 anni, arrivando a visitare 10 paesi in un giorno. Cioè… Visitare 10 paesi in un giorno: ma questa frase ha senso?

Ora, dare la colpa all’HuffPost di un fenomeno che non mi è ben chiaro è un po’ come dare la colpa a Bersani e alle sue metafore per la poca chiarezza della sinistra italiana.

Per altro, è bene sottolineare che queste persone sono spesso imprenditori/imprenditrici che attraverso “imprese” di questo tipo si fanno una sorta di pubblicità che sarà loro di certo utile. A qualcosa.

La cosa che faccio più fatica a capire è il senso di questo atteggiamento da parte di Travel Blogger. O di persone che si dicono amanti del viaggio.
Infatti leggo spesso, sui blog di molti travel blogger con EnneMila follower, in alto, accanto alle statistiche del traffico, anche il numero di paesi visitati.

“Pinco Pallo, Travel Blogger, 22 anni, 92 paesi visitati”.
“Tizializia Punziarella, Viaggiatrice avventurosa, 28 anni, Nonsicapiscequantipaesi visitati (e due o tre li ho costruiti e fondati io stessa)”.

Che io dico… ma non è che questa cosa della gara a chi visita più paesi ci sta un po’ sfuggendo di mano?

Qual è l’utilità di aver “visto” (sul motivo delle virgolette ci torno tra un attimo) mezzo mondo e oltre… per altro così giovani?
Qual è il senso del farlo diventare un trofeo? Qual  è il senso di mettere sta minchia di bandierina??
Tanto non è come come ai tempi della corsa alle terre dell’Oklahoma: anche se metti la tua bandierina il paese non è tuo, quindi, cazzo, rilassati! 

Se proprio vogliamo dirla tutta, per vedere tutto e subito ti basta un computer e una connessione a internet. Si può fare il giro del mondo tenendo il culo comodo comodo sulla sedia.

Qual è il significato della parola visitare, vedere? 

Un viaggio, diobono, è anche noia, è anche attesa, è anche silenzio ed è anche stare fermi, senza correre. Solo a guardare.
Se vedi 10 paesi in un giorno, mi dici come fai a berti un bicchiere di vino? Come fai a fermarti a parlare con una persona?

Certo, trascorrere giornate intere in un posto come Mostar, che ti bastano 20 minuti per vederla tutta, non è la scelta del viaggiatore dei grandi numeri.
Ma io sono una contemplativa, forse non faccio testo.

La cosa che proprio urta la mia sensibilità della gara giocata sui numeri dai travel blogger è la mancata percezione di quanto il Turismo Veloce danneggi i posti visitati.

love my homeland salento
Qui va a finire che proprio noi, storyteller del viaggio, diventiamo i primi artefici della generalizzazione, dello stereotipo e soprattutto… della rovina del pianeta.

Vado giù di similitudini: Se proprio devo dirlo, i viaggiatori e le viaggiatrici che fanno la gara a chi visita più paesi mi ricordano tanto le comari di provincia che, sul salotto di casa, fanno a gara tra chi ha fatto più settimane bianche, chi aveva più invitati al matrimonio, chi ha più argenteria nella credenza. Ovviamente chiusa, ché se no l’argenteria si rovina ed è peccato.

E mi ricorda anche tanto la gara tra uomini a chi si è “fatto più femmine” in poco tempo.
E anche un po’ la gara a chi ha il missile più potente.

 

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2 pensieri riguardo “I viaggiatori, i blogger e la faccenda del “record dei paesi visitati” (e altre cose che ci stanno sfuggendo di mano)

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