Birra in viaggio: ecco le mie preferite

Mi rendo conto che a leggere questo mio blog, posso apparire come un’esperta di vino… o come una ‘beona’. Questa ipotesi può essere supportata da articoli come
winter destinations for wine lovers o da quanto detto nel mio pezzo sulle cose da fare nello stato di Vittoria, in Australia.

Forse è il caso di mettere le carte in tavola, (e anche una birra, che è ora) e dire la verità (che ci mi conosce personalmente sa già bene):

  • non sono affatto esperta di vino, ma un blog mi aiuta a darmi un tono,
  • Sì, amo bere, ma solo vino e birra e raramente sono anche solo alticcia,
  • in realtà amo di più la birra del vino,
  • non me ne intendo neanche di birra e poco mi importa di darmi un tono, semplicemente MI PIACE.

Mi rendo conto che mai prima di adesso avevo dedicato il giusto spazio a una delle mie travel-passion: bere birra del posto! Non ho gusti particolarmente sopraffini, amo sia le bionde (principalmente lager) e le rosse. Digerisco poco bene le doppio malto e in genere poco bene si sposano con i miei cibi vegetariani, ma la verità è che con una frittura la bevo volentieri (ehi, ho detto vegetariana, non salutista!).

Allora ecco che per coerenza e correttezza con il mio karma, ripercorro le birre che ho più apprezzato nei posti in cui sono stata.

Ultimissima precisazione: non ho una grande memoria con i nomi, quindi se proprio mi ricordo che cosa ho bevuto e dove vuol dire o che ho davvero gradito o che quella determinata birra era parte integrante del momento irripetibile di ogni viaggio.

*** **** **** <3 <3  **** *****

From Belgrade with LAV

Belgrade birra LAV

Con una delle mie espressioni migliori, quella della foto intendo, mi piace ricordare una delle cose meno alcoliche che ho assaggiato nelle mie serate a Belgrado. Se ho bevuto la Rakia è stato solo per curiosità, come ho scritto prima i super alcolici proprio non fanno per me.

Questa lager da 5 volumi era un ottimo sostitutivo dell’acqua, buona anche per aiutare a digerire un po’ troppa cipolla assaggiata mio malgrado nelle piadine dei pub. Ho assaggiato anche la Jelen, la più importante sul mercato serbo e vincitrice di numerosi premi.
A mio avviso, buona con le loro zuppe.

Praga e la Gambrinus

Quella che ho bevuto in compagnia di un italiano, un bulgaro e due australiani (pare una barzelletta, lo so) era una Gambrinus premium. Mentre il ragazzo australiano mi mostrava i suoi tatuaggi raffiguranti il famoso brigante Ned Kelly (e si guadagnava la mia stima), io bevevo questa bionda dal sapore abbastanza intenso, godibile nonostante (o proprio grazie) ai 12-13 gradi alcolici.

Nenea Iancu a Timisoara

birra timisoara
Più recente, il mio passaggio rumeno mi ha portato ad assaggiare un paio di marche non male, come non male è l’attitudine locale a non conoscere il concetto di birra alla spina piccola e di birra in bottiglia che scenda al di sotto del mezzo litro. Non chiedete la 33, non la producono.
L’omino disegnato sulla bottiglia di Nenea Iancu, prodotta a Bucarest, è una versione rumena del baffo Moretti. Chiara non filtrata, 5 gradi e adatta un po’ a tutto, anche a non essere accompagnata da nulla.

Belgio… Ommioddio, Belgio

Il professional drinking tour fatto a Bruxelles è di un livello superiore. Diciamo che il Belgio si presta abbastanza bene ai tour viziosi, che fanno ingrassare, almeno così dicono, e che non fanno benissimo al fegato. Dal cioccolato (che mi piace a volte sì, a volte no e posso stare anche anni senza mangiarne e non accorgermene) alle patatine fritte (dalle quali vorrei avere la stessa indipendenza che ho dal cioccolato ma purtroppo anche no…) e ovviamente la birra.
Da Bruxelles in poi non ho più dimenticato la Leffe. La bionda, più speziata e leggera (6 gradi) la associavo a taralli (sì, mie care, anche in Belgio fanno questo atto di civiltà che in Italia fuori dalla Puglia è sconosciuto: portano i taralli con la birra); la bruna, più forte ma anche troppo fruttata per i miei gusti, la prediligevo con il salato delle patatine fritte.

mumble mumble, credo che dovrò scrivere qualcosa sul Belgio e i suoi vizi…

 

Avviciniamoci adesso alle birre più associate a luoghi che amo in quanto tali, con o senza birra, cui sono legate fasi della mia vita.

Melbourne e la Foster

Ora, non crederete mica che me ne sia andata in giro per lo stato di Vittoria solo assaggiando il vino della Valle di Yarra, vero?
Spesso ho potuto assaggiare birre locali e mio cugino, istruito sui miei gusti beverecci, non faceva mai mancare la Foster sulla tavola della cena. Poi ovviamente, come si evince dalla foto di copertina, non vi rinunciavo neanche nei pub.
La chiamano bionda, ma a me par rossa, più o meno come le punte dei miei capelli quando sono brucciatissime, hai presente?
Dicono che sia leggera (cioè, c’è scritto 5 volumi, diciamo che è leggera) eppure a me dava un po’ alla testa, forse perché si beve facilmente, viene servita come ogni birra andrebbe servita, freddissima, e la voglia di tracannarla è tanta.

 

Dublino, ok la Guinness ma…

La Guinness, che non ha bisogno di introduzioni, io la bevo solo in Irlanda. Ho la vaga sensazione che altrove non la sappiano servire e spillare e il sapore è sempre leggermente diverso e un po’ troppo amaro.
A Dublino funziono più o meno così: entro in un posto, attendo ore che me ne servano una (i tempi di posa sono molto lunghi e attendere è sinonimo di qualità), poi ne prendo un’altra… e poi basta. Solo Kilkenny sinché non vado via dal paese. Non so perché, altra cosa strana che mi capita solo in Irlanda.

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Cisk e Malta

Una lager ‘da poco’, direi se non fosse stata la compagna delle serate al Pub di Simon’s, irlandese trapiantato dietro la mia casa di Sliema.
Parlava senza muovere la bocca sotto i baffi che erano una via di mezzo tra il baffo d’oro del Signor Moretti e quelli più hipster di Nenea Iancu.

La cosa bella della Cisk è che non la trovo quasi mai da nessuna parte (certo, inutile che un locale ordini la Cisk come birra di importazione), ma quando la trovo… non esiste che io possa prendere altro. A parte la Dominus, ovviamente.

Ecco, la Dominus

Se la Cisk è meno alcolica della gazzosa, la Dominus necessita di un fegato 2.0. Nove gradi rari, perché anch’essa non si trova ovunque (anzi, quasi da nessuna parte).
Io l’ho conosciuta a Milano ma non ho mai capito con esattezza da dove provenga.
Pare dall’antica Gallia, dal Belgio. E pare che bevendo quella i Galli abbiano messo in difficoltà Cesare, che usando la stessa arma dei nemici (cioè dando ai suoi uomini questa birra di abbazia) li abbia sconfitti.
Sperando che anche la guerra all’Isis possa essere vinta a colpi di birra, io vi saluto all’urlo di Dominus Vobiscum!

4 pensieri riguardo “Birra in viaggio: ecco le mie preferite

  • Febbraio 17, 2016 in 11:23 am
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    Io amavo l’Australia per la sua semplice Corona. Ma tu non la trovavi ovunque? Lì non mi sentivo sfigata ad ordinarla: la bevevano sia uomini che donne! 😉
    Cmq massima stima… La birra è sempre una gran cosa!

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    • Febbraio 17, 2016 in 11:27 am
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      Simo, la passione per la corona mi è in realtà venuta solo quest’estate è devi dire che adesso anche io la cerco in alternativa alla spina se l’omino che spilla non mi ispira maestria.

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  • Febbraio 17, 2016 in 10:17 am
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    Ultimamente sono più orientato verso la Jelen! 🙂 Consigliata a chi ha problemi di insonnia legati a neonati vari. 🙂

    Risposta

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