8 consigli pratici per migliorare il tuo storytelling

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Molte lettrici e lettori del blog e ultimamente anche persone che mi seguono su instagram mi chiedono di scrivere qualcosa sulle tecniche di storytelling.

Ovviamente la cosa mi lusinga e mi mette anche un po’ in difficoltà ed è questo il primo errore che spesso chi scrive (o cerca di farlo) fa: l’autocensura, il dubbio di non essere “abbastanza bravi/competenti/famosi/autorevoli/[riempi lo spazio]” per esprimersi in materia, come scrivo più nel dettaglio in questo post in cui parlo proprio di autocensura. 

Ora invece ti dico che cosa ho fatto per migliorare il mio storytelling, quindi il mio modo di scrivere e raccontare di me, della mia attività, il modo di scrivere su questo blog in modo tale da interessare più lettori possibile e, al contempo, non perdere identità e divertirmi sempre mentre scrivo (produco 10.000 parole in media a settimana, come minimo mi devo divertire).

Ti dirò alcune cose che ho imparato soprattutto negli ultimi due anni o poco meno, confrontandomi con altre blogger e storyteller, al consuntivo di tre romanzi (l’ultimo acquistabile qui) e di un aumento dell’attività di visual storytelling su Instagram. E per questo vi chiedo perdono.

 

Eh sì, perchè i piccoli consigli che ti sto per dare valgono sia per la scrittura di libri che di articoli sui blog o per l’attività di micro blogging sui social.

Partiamo.



1 – Ascolta chi ti legge

blog di una travel blogger - bilancio sabrina barbante

E’ la prima cosa che ho fatto per migliorare. Mi sono resa conto che molte mie lettrici e lettori si appassionavano in modo particolare ad alcuni articoli come questo in tema viaggio (che ha un numero di commenti ai quali rispondere sta diventando impegnativo) o di articoli sull’attività di blogging.

Anche tu puoi analizzare le storie che ti portano più interesse e capire che cosa hanno quelle storie di diverso dalle altre.

Prova a fare un vero e proprio elenco o classifica dei post, foto ecc. che sono piaciuti di più e fai un elenco di titoli per i prossimi post che possano assomigliare a quelli più amati.

2 – Sii chiara circa ciò di cui parli

I titoli e le prime righe di un blog post o di una captation su instagram/facebook sono importanti.

Ho riscontrato che è molto utile, già nel titolo, rispondere a domande chiare e semplici. Quelle che tutti o molti cercano su google, per intenderci.

E poi, mi raccomando, stai sul pezzo!  Cioè accertati a fine scrittura di aver davvero risposto alla domanda iniziale.

3 – A proposito di titoli, scrivi il titolo di un post che anche tu vorresti leggere

Se un tuo post si intitola “La mia Africa” sarà di certo una bella citazione di un bel libro e un articolo interessante per chi ti conosce da vicino, come mamma e papà, e vogliono scoprire se c’è qualcosa che ancora non sanno del tuo ultimo viaggio in Africa.

Ma a parte questo… forse rischi di ridurre il numero di lettori interessati al tuo post.
Se invece il post si intitola (o inizia con) “Cose da sapere prima di andare in Senegal”, “Quale paese scegliere per il tuo primo viaggio in Africa” , potresti attirare un pubblico molto più ampio.

4 – Parla agli altri, di loro 

Dai post ai romanzi, le autobiografie non piacciono, a meno che tu non sia un pluripremiato Nobel in punto di morte, o Albano. O Albano in punto di morte.
Per arrivare ai livelli di un pluripremiato Nobel o ai livelli di Albano, prima devi parlare agli altri, prendendo in considerazione le esperienze e gli interessi degli altri.

5 – Fai domande (interessate e non retoriche) ai tuoi lettori 

full time blogger - in my suitcase

Per non perdere mai di vista chi ti legge, prova a fare quello che fa un buon oratore: fai domande a chi ti ascolta. Ma non domande retoriche come

Bel posto, vero? / Non sei d’accordo? / Siamo tutti d’accordo, no? 

Invece, ad esempio Che cosa mi consiglieresti fra queste due destinazioni? è una domanda.

Sei mai stato sull’orlo del suicidio per un abbandono? Come l’hai superato? è una domanda. Anzi una super domanda.

Non solo, anche chiedere ai lettori che cosa vogliono vedere/sapere da te, dal tuo blog o canali social è un’idea da percorrere.
Ad esempio, i sondaggi su instagram o su facebook sono un buon metodo per interagire e chiedere che cosa i tuoi follower hanno più voglia di leggere. O le twitter chat.

6 – Non dimenticare te stessa (o te stesso) però.

Ogni volta che devo scendere nel personale vado in crisi… infatti non lo faccio o lo faccio poco. Ma niente paura! Non serve parlare della tua vita privata per avere un taglio personale. Anche perché ognuno ha una soglia differente di che cosa è privato e di che cosa non lo è.

Dai ai lettori e alle lettrici la parte di te che non temi di mostrare, il resto tienilo pure come identità personale e per le persone che hanno la fortuna di viverti ogni giorno.

Ognuno di noi ha più “io”, alcuni sono schermi funzionali, altri sono parti che preferiamo nascondere a chiunque.
Quando scrivi devi sentirti a tuo agio, il tono e la chiave che utilizzi (ironia, tono poetico e romantico, persino superbia e supponenza, se ti va…) sono l’abito che scegli per parlare in pubblico.

C’è chi sta a suo agio in jeans, c’è chi si sente al sicuro in un bel tailleur grigio fumo o con una gonnellona anni Cinquanta.
Trova il tuo tono preferito e sentiti libera di cambiarlo quando inizia a starti troppo largo o troppo stretto.




7 – Organizza i pensieri in “blocchi”

I pensieri sono liberi, volano, prendono forma dal nulla… e nel nulla rischiano di finire se non li acchiappi in modo coerente e organico.
Persino le rondini si organizzano in un volo geometrico e razionale; regala ai tuoi pensieri la stessa funzionale libertà perché solo così arriveranno lontano, come le rondini. E come le rondini torneranno da te.

Ora basta con ste metafore del cazzo e veniamo ad esempi pratici.

Ognuno lo può fare a modo suo. Il mio modo per organizzare i pensieri è il seguente:
Ho un’idea da sviluppare in un post. La scrivo, mettendo giù tutti i concetti che vorrei fossero presenti nel post/racconto o quel che è, suddividendo le frasi in blocchi e paragrafi.

Poi li rileggo e cerco si spostare i blocchi in  base a quelli con più coerenza consequenziale.

Ad esempio, il mio schema iniziale di questo post era nato dai 3 blocchi:

blocco 1- Sii chiaro circa ciò di cui parli 

blocco 2 – parla di te

blocco 3 – ma non dimenticarti degli altri 

Ma dopo aver riletto il blocco 1 ho capito che il blocco 3 era immediatamente consequenziale e ho invertito gli ordini.
E così via anche per gli altri blocchi, alcuni dei quali si possono scomporre in più blocchi, come è accaduto a questo post che inizialmente aveva solo 7 punti.

8 – Parti dalla fine 

commentare blog post

Molte persone mi hanno detto, nel corso degli anni, che vorrebbero creare un blog da aggiornare costantemente o di voler scrivere un romanzo ma di iniziare e non riuscire ad andare avanti dopo un po’.

Sia per un post breve che per un progetto più complesso, leggi  il post
“Tra il dire e il fare: come costringersi a mettere in pratica un’idea e farla diventare progetto”.

Poi, se si tratta di scrittura, ti suggerisco di partire dalla fine.
Da un ultimo capitolo o da un ultimo capoverso.
Diceva Seneca (lo diceva Seneca, vero?!) che non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.

Partire mettendo subito il punto finale è come lavorare tenendo sempre a mente il punto di arrivo, come perdersi nei meandri dei propri pensieri ma con una rotta stabilita.




 

Questo è quanto. Tu che cosa mi suggeriresti? Soprattutto per facebook (social con il quale ho un rapporto controverso) o per instagram, avresti altre idee per farmi migliorare il mio storytelling?

Scrivimelo nei commenti e seguimi su instagram, twitter e chiedimi l’amicizia su Facebook.

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19 pensieri riguardo “8 consigli pratici per migliorare il tuo storytelling

  • febbraio 5, 2018 in 6:40 pm
    Permalink

    Il titolo soprattutto… a volte è la parte più difficile. Per di più che serve pure per una buona presentazione!

    Risposta
  • febbraio 6, 2018 in 10:57 am
    Permalink

    Ciao Sabrina, vorrei fare delle considerazioni insieme a te su alcuni punti:
    3. Sono d’accordo per quanto riguardo il titolo. Deve essere intrigante da far venire voglia di cliccare quel maledetto link. Tuttavia, a volte sembra di usare sempre lo stesso modus operandi e che tutti usino gli stessi titoli. Secondo te, da questo punto di vista, lo story telling potrebbe prendere una direzione diversa in futuro?
    Quando detto, porta direttamente al punto
    6. Volevo scrivere un articolo su Liverpool città in cui ho vissuto un anno. Volevo scrivere la solita guida, poi mi sono fatti trasportare delle emozioni ed è uscito fuori questo http://onemoretrip.it/lavorare-e-vivere-in-inghilterra/ che oggi è 3 nella SERP di Google per una determinata keyword (quando l’ho scritto non sapevo nemmeno cosa fosse la SEO)
    8. Si dovrebbe averlo detto Seneca ed è il mio motto. Dobbiamo sempre avere un punto di inizio A ed un punto di fine B altrimenti navighiamo a vista e potrebbe diventare pericoloso!

    Risposta
    • febbraio 6, 2018 in 6:45 pm
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      Ciao Raffaele, grazie mille per le tue considerazioni molto sul pezzo! as usual!
      Il titolo che hai usato per il tuo post a mio avviso (e a quanto pare anche per Mr. G) è perfetto, perchè fa promesse di contenuti che sono utili a molti (alle centinaia di migliaia di persone che vorrebbero lavorare e vivere in Inghilterra) ma dà anche qualcosa in più: l’esperienza di chi c’è stato e quindi quale guida migliore? Titoli di questo tipo sono i migliori.

      Risposta
  • febbraio 6, 2018 in 11:17 am
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    Tutti consigli utilissimi soprattutto per chi come me è agli inizi! Mi li rileggerò anche più avanti per vedere se li sto rispettando. Grazie!

    Risposta
  • febbraio 6, 2018 in 3:05 pm
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    Ciao! È il primo post che commento ma in realtà in questo periodo ne ho letti diversi, e devo dire che dai tanti consigli utili ai neoblogger (anche quelli come me che magari hanno già avuto esperienze col blogging in sé ma mai da un punto di vista più professionale). Su diversi di questi punti avevo riflettuto anch’io, e ritrovare tali osservazioni scritte in modo chiaro e ordinato è sicuramente un buon modo per non perderle di vista durante la scrittura dei post e integrarle magari ad altri metodi per dare pepe ai propri articoli ^^

    Risposta
    • febbraio 6, 2018 in 6:42 pm
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      Grazie Giulia! Sì, hai ragione, spesso una delle cose più complesse nei lavori creativi è prendere le intuizioni e metterle scritte sotto forma di piccole – flessibili – regole

      Risposta
  • febbraio 7, 2018 in 9:01 am
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    Cara Sabrina, il tuo blog è una fonte inesauribile di belle idee. Leggerti mi insegna sempre qualcosa… sai una blogger dentro 😉

    Risposta
  • febbraio 7, 2018 in 10:01 am
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    Interessante post, come sempre ricco di tanti consigli utili! 🙂 Io devo imparare a lavorare meglio sui titoli.. spesso mi ritrovo un po’ bloccata perchè vorrei scrivere qualcosa di accattivante e originale, ma ho paura che poi non piaccia a Mister G! Così nel mio blog c’è un misto di titoli di varie tipologie 😀

    Risposta
  • febbraio 7, 2018 in 8:48 pm
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    Sai che passo buona parte del mio tempo libero a leggere il tuo blog? Adoro il tuo modo di scrivere, i tuoi contenuti e i consigli che regali! Grazie grazie grazie

    Risposta
  • febbraio 11, 2018 in 3:03 pm
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    Solo “Grazie!”, almeno per ora, dato che una di quelle persone che chiedeva qualche dritta sullo storytelling sono io… ringraziarti è il minimo 😀 😀 😀 Hai dato altro materiale su cui lavorare!

    Risposta
  • febbraio 14, 2018 in 11:01 am
    Permalink

    Consigli che prendo alla lettera per migliorare il mio storytelling

    Risposta
  • febbraio 19, 2018 in 5:58 pm
    Permalink

    I tuoi articoli sono utili come sempre. Consigli pratici e fattibili che spero di riuscire a mettere io stessa in pratica. Il mio problema è che parto con le idee chiare e uno schema mentale abbastanza preciso, poi però mentre scrivo le parole vengono da se e lo schema lo perdo per strada! Ma non mi arrendo e piano piano riuscirò anche io…almeno spero! 😉

    Risposta

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